Oggi voglio farvi conoscere una struttura del nostro organismo di fondamentale importanza, perchè regola la vita e la comunicazione delle cellule. Immaginate, oltre il sangue e oltre la cellula, un “continente silenzioso” che potremmo definire il vero “doganiere” della nostra salute.
E’ la matrice extracellulare, un complesso stabile, ma dinamico di macromolecole, disposto intorno alla maggior parte delle cellule dell'organismo. Una sorta di intelaiatura tridimensionale, spesso ignorata dai radar della biologia comune.
Essa è il “ponte invisibile” che decide quali segnali vitali possono bussare alla porta delle nostre cellule. Il corpo umano non è composto solo di cellule, ma anche di uno spazio vitale che le unisce: un filtro intelligente che trasforma i nutrienti in circolazione in istruzione operative per il nostro metabolismo. Oramai lo sapete: tutto all'interno del nostro organismo comunica con un linguaggio molto specifico, una sorta di feedback che mette in comunicazione tutte le parti. La matrice permette questo scambio di informazioni, trasformando ogni stimolo in un “dialogo armonioso” tra l’ambiente esterno e il cuore pulsante della cellula.
Questa struttura assume composizioni diverse a seconda della specie, ad esempio, nelle piante è composta principalmente di cellulosa, mentre negli antropodi e nei funghi è costituita prevalentemente da chitina, nell'essere umano essa deriva dal mesenchima ed è costituita da fibre e da macromolecole di natura essenzialmente polisaccaridica e proteica. Le fibre collagene costituiscono l'intelaiatura tridimensionale di supporto dell'intera matrice, mentre le fibre elastiche le conferiscono la proprietà meccanica della estensibilità.
La matrice non svolge solo una funzione strutturale di sostegno, conferendo agli organi forma e consistenza, ma protegge anche le cellule da traumi. Inoltre, grazie alla sua particolare natura di “gel idratato”, consente un flusso incessante di molecole tra il sangue e le cellule, facilitando la comunicazione e orientando la migrazione di specifici segnali lungo ben precise direzioni. Insomma, la matrice non è un semplice riempitivo, ma è un “setaccio dinamico” che orchestra il dialogo tra il flusso sanguigno e il citoplasma cellulare.
Senza la sua mediazione ogni nutriente e i segnali rimarrebbero bloccati alla frontiera rendendo vana ogni funzione cellulare. Per comprendere meglio quanto è importante la salute di questa complessa struttura, immaginate un popolo affamato da una guerra che attende cibo, acqua e medicinali. I rifornimenti arrivano carichi di speranza fino al confine, ma rimangono bloccati perché la frontiera è blindata e le strade sono distrutte. Il sangue rappresenta i convogli umanitari che trasportano le risorse vitali.
Le cellule sono i cittadini che aspettano disperatamente gli aiuti per sopravvivere e lavorare. La matrice cellulare è il territorio di confine. Capite bene che se è infiammata, intossicata o bloccata agisce come una barriera doganale invalicabile. Non importa quanto cibo, nutrienti o quanti messaggi di soccorso (segnali ormonali) inviamo, se la matrice è congestionata il “popolo cellulare” morirà di stenti, circondato dall'abbondanza, semplicemente perché il ponte non permette il passaggio. Ma cosa può bloccare il passaggio attraverso questa importantissima struttura? Quali sono le cause della perdita della sua integrità morfo-funzionale? Sicuramente l'avanzare degli anni, lo stress ossidativo, l’invecchiamento precoce, l'inquinamento ambientale, la scorretta alimentazione e, in generale, lo stile di vita squilibrato. Tutti questi fattori possono rappresentare un grosso ostacolo ai processi di bionutrizione cellulare.
Quando questo succede, gli scambi metabolici rallentano e la comunicazione tra le cellule viene compromessa. Di conseguenza, i residui tossici dell'attività cellulare si accumulano e innescano un pericoloso circolo vizioso che accelera i processi dell'invecchiamento e la genesi delle patologie. L'accumulo di cataboliti e di tossine nella matrice extracellulare altera il microambiente tissutale, trasformandolo da una struttura di supporto a uno stato gelatinoso congestionato. Questa condizione favorisce quella che viene definita l'acidosi mesenchimale che innesca diverse reazioni tra cui un'attivazione immunitaria in cui vengono rilasciate molecole proinfiammatorie (citochine).
L'intasamento della matrice ostacola lo scambio di nutrienti e ossigeno, creando sofferenza cellulare. Si crea una infiammazione di basso grado, perché il drenaggio linfatico non smaltisce gli scarti e il corpo rimane in uno stato di allerta perenne. I sintomi che si possono manifestare sono: stanchezza cronica con debolezza muscolare diffusa e dolori osteoarticolari migranti, associati a rigidità mattutina; ritenzione idrica, edemi e cellulite; fragilità di unghie e capelli; nebbia cognitiva con difficoltà di concentrazione ed irritabilità; disturbi del sonno; disturbi digestivi come il gonfiore addominale e la dispepsia; alitosi e lingua patinata.
La sofferenza coinvolge anche l'organo più sensibile alle alterazioni della matrice extracellulare: la pelle, che diventa atrofica, sottile e secca per la disidratazione. Anche le articolazioni vanno in sofferenza: a causa della riduzione delle capacità lubrificanti della sostanza extracellulare, perdono progressivamente la loro funzionalità e diventano rigide. Ma non finisce qui, perché lo stesso processo di riparazione tissutale, vista la difficoltà di comunicazione tra le cellule e la riduzione degli scambi metabolici, viene notevolmente rallentato con accumulo di sostanze lesive. Le cellule riducono la loro capacità di assimilare i nutrienti e rimangono “affamate”. Ecco perchè molte persone, pur seguendo diete abbastanza equilibrate e svolgendo una discreta attività fisica, non riescono a raggiungere i risultati sperati.
Questo è un punto importante del mio approccio terapeutico naturale: nessun recupero può funzionare al meglio, se prima non si bonifica il terreno, cioè la matrice. Ma perché questa dogana si blocca? In biochimica questo fenomeno è spesso legato all'accumulo di tossine e all'iper acidificazione del tessuto. Perché nonostante una dieta corretta o l'integrazione di micronutrienti il nostro corpo sembra non rispondere? La risposta risiede nello stato di salute della matrice. Se immaginiamo la matrice come il terreno su cui poggiano le cellule, dobbiamo visualizzarla non come un materiale inerte, ma come una sostanza dinamica.
Quando il nostro organismo è sottoposto a stress prolungato, cattiva alimentazione e infiammazione cronica, questa sostanza cambia consistenza: da fluida e permeabile diventa densa e viscosa. Torniamo all'analogia del popolo affamato e della frontiera: le tossine accumulate e l'acidità tissutale agiscono come “detriti” che ostruiscono le strade. Il sangue (il convoglio umanitario) scarica i nutrienti, ma questi rimangono intrappolati in una “palude biochimica”, prima di poter raggiungere la cellula.
Allo stesso tempo, i rifiuti, prodotti dalla cellula stessa, non riescono a essere smaltiti, creando un circolo vizioso di intossicazione. Il risultato? La cellula pur, circondata da nutrienti, rimane affamata e isolata, incapace di ricevere i segnali necessari per funzionare correttamente.
Un classico esempio di incapacità di un nutriente di penetrare nella cellula è rappresentato dal glucosio, scortato dall'insulina. In una matrice sana l'insulina funge da chiave che permette al glucosio di attraversare la frontiera e alimentare la cellula. Tuttavia, se la matrice è intasata da tossine e grassi a causa di infiammazione, il segnale viene distorto: il glucosio bussa, ma la cellula non sente, portando a quella condizione che conosciamo come insulino-resistenza.
E qui scatta il paradosso: fuori dalla cellula nel sangue c'è abbondanza di zucchero che si traduce molto spesso con l'iperglicemia, mentre dentro la cellula regna la carestia, perché il glucosio non riesce a entrare. A quel punto la matrice congestionata impedisce lo scambio, trasformando un potenziale nutrimento in un rifiuto tossico che infiamma ulteriormente il sistema. In poche parole, non è la cellula che è ammalata, in prima battuta, ma è l'ambiente in cui vive che è diventato impraticabile.
Allora cosa possiamo fare? Le risposte ci vengono fornite da scienze come l'Epigenetica e la Nutrigenomica che considerano la matrice non un semplice filtro, ma un trasmettitore di segnali meccanici e chimici. E’ il concetto di ambiente come “istruzione-informazione”, di cui molte volte vi ho parlato. Quando la matrice è sana, invia impulsi corretti alla membrana cellulare che arrivano fino al nucleo, influenzando l'espressione dei geni, senza mutare il DNA (Epigenetica).
La stessa Nutrigenomica studia come i nutrienti attivano o disattivano i nostri geni, ma nello stesso tempo sottolinea il fatto che, affinché una molecola come un polifenolo o un Omega 3 possa esercitare la sua azione genetica deve prima attraversare la matrice.
Solo una matrice fluida garantisce che il messaggio nutrizionale arrivi a destinazione con precisione chirurgica. Curare la matrice significa quindi ottimizzare il terreno affinché la dieta e l'integrazione possono effettivamente dialogare con il nostro codice genetico, potenziando la longevità e le performance cellulari. In conclusione, la salute è un equilibrio a 360°, in cui ogni ingranaggio deve ruotare in sincronia. Spesso ci si concentra solo su organi, sangue e apparati, tralasciando la matrice extracellulare. Sottovalutare questo spazio significa ignorare il terreno dove si gioca la partita della nostra longevità.
Prendersi cura della matrice attraverso l'idratazione, la disintossicazione, la riduzione dell’acidosi e l’ossigenazione tissutale, non è solo prevenzione, ma un vero potenziamento biologico.




