A volte esiste una soglia delicata oltre la quale una città rischia di diventare meno accessibile per le giovani famiglie. A Gallarate, l’aumento delle rette delle scuole materne della Fondazione Consorzio, conseguente alla riduzione del contributo comunale, sta sollevando alcune riflessioni. Una scelta che, oltre agli aspetti di bilancio, sta già producendo ricadute concrete: un numero crescente di nuclei familiari incontra maggiori difficoltà nel sostenere i costi dell’educazione prescolare dei propri figli.
Gli incrementi annunciati per il prossimo anno scolastico oscillano, nei casi più contenuti, attorno ai 700 euro annui, ma possono arrivare e superare i mille euro, esclusi i servizi integrativi. Un aggravio che incide in modo significativo sui redditi medi e che, per molte famiglie, impone scelte dolorose: rinunciare ad attività extrascolastiche, comprimere altre spese essenziali o, nei casi più critici, valutare l’uscita dal percorso educativo già avviato.
A denunciare con forza la portata politica della decisione è Margherita Silvestrini, consigliera comunale del Partito democratico, che parla apertamente di una visione amministrativa distante dalle esigenze reali della città.
«E’ attacco diretto al diritto all’istruzione e alle famiglie» afferma Silvestrini, che lega senza ambiguità l’incremento delle rette al consistente taglio del contributo comunale alla Fondazione. «Non si tratta di una scelta tecnica – sottolinea – ma dell’ennesima decisione politica che manifesta un evidente disinteresse per le giovani famiglie, per i figli e per chi è impegnato nei tempi di cura. L’aumento delle rette è la conseguenza diretta di quanto deciso con il bilancio, e va a pesare in modo rilevante sulle tasche dei genitori».
Secondo Silvestrini, a rendere ancora più grave la situazione è il metodo con cui la decisione è stata gestita. «Chi ha già scelto questo percorso educativo per i propri bambini si è trovato, a sorpresa e a percorso iniziato, di fronte a un incremento significativo, senza alcun coinvolgimento e senza preavviso. È mancata completamente la trasparenza e non c’è stata nemmeno la volontà di spiegare una scelta che si può condividere o meno, ma che avrebbe meritato un confronto».
Un’assenza di gestione del transitorio che, per la consigliera dem, limita di fatto anche la libertà di scelta delle famiglie. «Chi ha iniziato non può tornare indietro e dovrà sostenere una retta più alta pur di garantire al figlio il completamento del percorso educativo. Per chi invece deve iscrivere ora i bambini, le tempistiche sono ormai ridotte e la pluralità delle opzioni si restringe ulteriormente».
Sul fronte civico, parole altrettanto dure arrivano dal consigliere Cesare Coppe della lista “Città è Vita”, che parla di un esito ampiamente prevedibile. «Si è arrivati alla concretizzazione di ciò che temevamo – osserva – perché l’aumento delle rette non poteva che essere la conseguenza diretta delle scelte amministrative adottate. Da un lato si finanziano opere e si copre il debito, dall’altro si colpisce una fondazione che da quasi un secolo garantisce un servizio educativo di qualità, insostituibile per tante famiglie gallaratesi».
Per Coppe, il taglio al contributo non è un semplice intervento di contenimento della spesa. «È una chiara scelta politica – afferma – e dietro si intravede la volontà di ridimensionare una realtà che ha una storia, una dignità e una funzione sociale fondamentale. Non si tratta solo di far quadrare i conti, ma di decidere quale modello di città si vuole».
La critica si estende anche all’ambito delle politiche sociali. «Chi ha la delega al sociale – incalza Coppe – dovrebbe tutelare in primo luogo l’interesse della Fondazione e delle famiglie che usufruiscono dei servizi, conciliando le esigenze amministrative ma senza assecondare scelte politiche che vanno contro l’interesse del Consorzio e dei cittadini. Il problema non riguarda solo la cultura, ma investe l’intero sistema dei servizi sociali, dove assistiamo a un continuo taglio delle risorse».
A completare il quadro interviene anche Massimo Gnocchi di OCG, che allarga lo sguardo alla strategia complessiva di bilancio. «È vero che tutto aumenta – osserva – ma esiste un limite. Se ci si indebita per opere non indispensabili e prioritarie, come il palazzetto dello sport, e poi gli interessi passivi devono essere sottratti alla spesa corrente, tagli e aumenti tariffari diventano inevitabili». Una dinamica aggravata, secondo Gnocchi, da scelte che definisce contraddittorie: «Abbassare in modo simbolico l’addizionale Irpef, sottraendo ulteriori risorse alla spesa corrente, peggiora ulteriormente la situazione».
Nel frattempo, la vicenda approda formalmente nelle sedi istituzionali. Nei giorni scorsi Giovanni Pignataro, Davide Ferrari, Carmelo Lauricella, Margherita Silvestrini, Giampaolo Bonetti, Cesare Coppe e Michele Bisaccia hanno chiesto che il presidente della Commissione Cultura provveda, nei tempi e nei modi previsti dall’articolo 22, comma 3, lettera D) del Regolamento comunale, alla convocazione di una commissione con all’ordine del giorno un aggiornamento complessivo sulla situazione della Fondazione Scuole Materne, dalla sostenibilità economica all’eventuale rimodulazione dell’offerta educativa e delle rette.




