Anche se tutti lo chiamavano Adelfio, il suo nome completo era Filadelfio, diffuso in diverse parti della natia Sicilia. Il significato: “colui che ama i fratelli”. E un po’ di quel nome si riconosceva nella persona di Adelfio Calcaterra, arrivato a Busto da Messina quando aveva 20 anni, una vita di lavoro in città (era della zona della Madonna in Veroncora), scomparso ieri a 93 anni. «Aveva – ricorda Marinella, una delle figlie - un carattere buono, accondiscendente. Anche tornando col ricordo indietro nel tempo, non ricordo un rimprovero, figuriamoci uno scapaccione. Per lui più di tutto contava la famiglia. Quando ci riunivamo, anche se ormai sentiva poco, per lui era appagato. Ed è stato un gran lavoratore. Con mia mamma, Sara, aveva messo su una piccola ditta di confezioni. Aveva due motti che per lui erano mantra. Male non fare, paura non avere. E …se fai del male pensaci, se fai del bene dimenticalo. Nonostante i suoi acciacchi, avevamo appena potuto festeggiare i 64 anni che aveva vissuto con Sara. Un grande traguardo».
Adelfio annoverava, tra i suoi nipoti, quel Riccardo Maino che ha ottenuto successi anche di livello mondiale nella ginnastica e che racconta, quasi giorno per giorno, che cosa significhi spostare l'asticella un po' più in alto, “andare oltre”. «Ricordo come se fosse ieri – rievoca l’atleta, commosso – quando ero piccolo e mio nonno mi faceva giocare e ridere. Una volta cresciuto cresciuto, ha iniziato a dirmi che ero il bastone della sua vecchiaia e non ha più smesso. Se sui giornali uscivano articoli che parlavano delle mie gare li leggeva e rileggeva, li commentava, era orgoglioso. Resteremo vicini, per me lui è una medaglia che porterò sempre al collo».
Filadelfio Calcaterra riposa nella Casa Funeraria Fratelli Ferrario di Via Bottego. Il funerale sarà sabato 17 gennaio, alle 14, nella chiesa del Redentore, preceduto dal rosario.




