Me lo fa notare Giusepèn: "cà tua l'ea famusa, pàa'l Prensèpi e pàa rustisciòea" (casa tua era conosciuta per il Presepio e per la "rustisciòea) - già di primo mattino (diciamo dalle ore 8 passate, in poi), c'era un andirivieni di familiari, parenti, amici e qualche … amico degli amici (da non intendere gente "sospetta" o avventuriera, ma semplicemente qualcuno che andava a casa di un parente o un conoscente e … veniva invitato a … visitare i Marcora.
Di strano, cosa c'era? che lo zio Giannino, intorno alle 7 del Natale, si metteva "al fuoco" e cucinava la "rustisciòea", con condimenti selezionati e con cipolla che "l'à fo bona a corni" (rende buona la carne) - a base di che? - sentite un po': "minuzzi da gòl e gaìn" (interiora di gallo e galline), i bargigli del gallo, la cresta, a cui si aggiungevano "pezzi di carne varia" che dovevano rosolare a fuoco lento, da gustare …. a colazione. Insomma; invece "dàa tazina dul laci" (scodelladi latte) con dentro pane o biscotti secchi (gli unici in commercio, poi i ….Pavesini), a Natale, si gustava la buona "rustisciòea", ovviamente servita in una scodella di medie dimensioni, innaffiata di vino bianco "magar" (magro) che va inteso vino bianco secco! - si mangiava in piedi; una specie del moderno "take-e-wai" (si scrive così?) senza pretese. Intanto, si discorreva "su tutto" e "s'à meteàn a postu i rasòn" (si mettevano a posto le ragioni) - intanto, mentre i ragazzi giocavano (con la dovuta razione di "rustisciòea" e senza "ven biancu magar" si tirava, non dico l'ora di pranzo (a Natale, nessuno si metteva a tavola prima delle ore 13 - era tassativo, per "dimostrare" a tutti (sic) che era un giorno diverso dalle abitudini quotidiane), ma quasi!. Zio Giannino, imperterrito curava la grossa pentola piana, sul fuoco e, col cucchiaio di legno, rimestava, carni, sapori e …. discorsi.
Ho mai capito sino in fondo, cosa faceva della "rustisciòea" una leccornia così gradita. Nessuno si tirava indietro, comprese le mamme che tornavano dalla Messa e "compesavano" (aggiungevano) al manicaretto "cunt'un tocu da pan mistu o da pan segrusu" (con un pezzo di pane misto o di pane di segale). Intanto, ci si scambiava gli auguri. Non prima d'avere visitato il Presepio, curato nei minimi particolari, da papà. Oltre al Bambinello, amorevolmente curato da Maria e Giuseppe, c'era la mangiatoia per il bue e l'asinello, con pezzi di legno creati alla bisogna e il fieno-vero dentro quegli involti che coronavano la stalla. C'era l'abbeveratoio per gli animali al seguito dei contadini e dei pastori che portavano "doni e solidarietà" alla Sacra Famiglia - dentro l'abbeveratoio, c'era una "macina" che si muoveva da acqua corrente e, tutt'attorno, c'era il muschio (la tepa) che papà aveva raccolto nei giorni precedenti e "tenuta morbida" nel portico, con innaffiamento a ore precise.
Uno splendido cielo stellato (di carta e cartone), offriva alla scena una parvenza di evocazione alla Notte Sacra. Ed era bello sentire intonare un rosario con una comune intenzione: donare a tutti, salute e armonia, come si notava quel giorno, quel mattino di giochi, di scambio di doni, di …. mostrare i doni ricevuti.
Mamma, poi si trovava una pila di piatti da lavare; anche se, per "smaltire la fila" anche il babbo e lo zio Giannino i "rasentèan" (lavavano e sciacquavano, non proprio di fino), piatti e bicchieri.
"Te a meti" (dice Giusepèn) "a festa dul Natòl" (vuoi mettere, la Festa del Natale), iniziata col sorriso sul cuore e la felicità nell'anima - "mò, l'e pu inscì" (oggi non è più così) e, un pizzico di nostalgia, la si sente nel sospirare. "Giusepèn, mèn sun bon non da fo a rustisciòea …. go chi'l panatòn …va ben istessu?" (io non sono capace di cucinare la "rustisciòea" …. ho qui, il panettone …. va bene lo stesso? ) - Buon Natale ai Lettori e Liete Festività per tutti!




