La Basilica di San Giovanni a Busto Arsizio è piena fino all’ultimo banco, densa come la notte di Natale quando l’incenso si mescola alle voci e ai pensieri. C’è un silenzio vibrante, lo stesso che precede un miracolo. Ed è proprio in quel silenzio che prende vita “Note di luce”, un titolo scelto non a caso: quando la musica affiora, anche la notte più cupa ritrova il suo chiarore.
Il pubblico — famiglie, giovani, anziani — è lì per lasciarsi attraversare da melodie che promettono pace e bellezza, in un tempo in cui se ne avverte un bisogno urgente.
La magia del palco
Sul “palco” rosso, un ensemble che brilla come un cielo di costellazioni sonore: le voci calde e potenti di Teresa Iannello e Stevie Biondi, il violino elegante di Alessandro Cosentino, la batteria precisa e appassionata di Tommy Ruggero, il contrabbasso profondo di Francesco Cervellati, la chitarra di Alessandro Betti che cesella ogni nota e la tastiera di Luca Zannoni, capace di stendere tappeti sonori che avvolgono tutta la chiesa.
Sin dalle prime battute si comprende che l’esecuzione sarà impeccabile: ogni brano è un incontro perfetto tra disciplina e anima, tra tecnica e calore.
Un viaggio tra classico e contemporaneo
Il repertorio alterna con naturalezza classici natalizi e brani del cuore, creando un percorso emotivo che attraversa generazioni e ricordi.
Da How deep is your love dei Bee Gees all’energia di Ain’t no mountain high enough, dal medley che strappa sorrisi al tocco intimo di Un sorriso dentro al pianto, ogni esecuzione accende un colore diverso.
Si passa dalla carezza di Endless love al bianco scintillante di White Christmas e Let it snow. L’arrivo di Imagine trasforma la Basilica in uno spazio sospeso, quasi una preghiera laica.
Quando risuonano Che sia benedetta, dedicata con emozione alla mamma di una delle interpreti, e Meraviglioso amore mio, la platea sembra trattenere il respiro. Il finale con I migliori anni della nostra vita è un abbraccio collettivo, una dichiarazione di fiducia verso ciò che ci attende.
Le autorità tra musica e comunità
La serata vede la presenza di numerose autorità: il sindaco Emanuele Antonelli, il vicesindaco Luca Folegani, gli assessori Manuela Maffioli, Alessandro Albani, Chiara Colombo, Mario Cislaghi, la presidente del consiglio comunale Laura Rogora, i consiglieri, il presidente Liuc Riccardo Comerio, il comandante dei Carabinieri Francesco Caseri, il dirigente del Commissariato Cristian Piron e il comandante della Polizia Stefano Landa partecipano con visibile partecipazione, quasi a ricordare che la musica, nelle sue forme più alte, è servizio alla comunità.
Il messaggio del sindaco: sospendere le preoccupazioni
Nel suo intervento, il sindaco Antonelli richiama la tradizione di oltre vent’anni che accompagna questo concerto, un appuntamento che unisce talenti locali e artisti provenienti da altre città, spesso reduci da palcoscenici internazionali.
Invita a lasciarsi emozionare, a mettere tra parentesi le preoccupazioni che la situazione internazionale porta con sé. Ringrazia collaboratori, istituzioni, forze dell’ordine, cittadini e soprattutto i volontari, definiti “preziosi”.
Ricorda come Busto Arsizio sia una città che cresce, sicura, capace di accogliere e rinnovarsi e sottolinea il valore di un anno in cui la comunità si è distinta per energia e determinazione.
Chiude con una frase di Alessandro D’Avenia che risuona come un monito dolce.
Bisogna rinascere continuamente…
La riflessione di monsignor Pagani: il senso del sacro
Monsignor Severino Pagani spiega perché il concerto si svolge in Basilica: non per abitudine, ma per un significato profondo. «Questo luogo, dice, restituisce al cuore il senso di Dio, una forza capace di rendere gli uomini consapevoli del proprio destino».
In un tempo in cui l’onnipotenza dell’uomo si rivela fragile, tornare alla fede diventa una ricchezza: non ottimismo, ma speranza certa, una bussola per affrontare tutto ciò che accade.
Il monsignore richiama tre valori da ritrovare: il senso di Dio, la profondità delle relazioni e la speranza. E osserva che l’arte — come quella che risuona questa sera — aiuta a comprenderli, forse meglio di tante parole.
Una notte che resta negli occhi
Quando le ultime note svaniscono, la Basilica rimane piena di luce, come se la musica avesse davvero acceso qualcosa in ciascuno.
“Note di luce” non è stato solo un concerto: è stato un rito laico e spirituale insieme, un momento in cui una comunità intera ha respirato all’unisono.
E forse, proprio come suggerisce il titolo, anche nel silenzio della notte di oggi, la musica continuerà ad accendere la pace.




