C’è stato un momento, domenica 30 novembre, in cui il tempo ha smesso di correre. Nella sala del Museo del tessile di Busto Arsizio il Trio Magistrelli - Luigi e Laura Magistrelli insieme a Cristina Romanò - ha trasformato il secondo appuntamento musicale della stagione de La Ponchielli in un’esperienza estetica capace di tenere il pubblico sospeso fra emozione e stupore. Il loro viaggio nell’opera, calibrato con cura chirurgica, ha attraversato pagine simbolo del repertorio lirico: da Mozart, con Il flauto magico e Don Giovanni, alla struggente eleganza verdiana della Traviata, fino alla potenza scenica di Puccini con Tosca, Madama Butterfly e Turandot, chiudendo con il sorriso scintillante della Vedova Allegra di Lehár.
Tre strumentisti, un’unica voce
La cifra distintiva del Trio – professionalità assoluta e sensibilità interpretativa – si è rivelata in un crescendo che potremmo definire “rossiniano”: una miscela di omogeneità timbrica, pulizia tecnica e una musicalità capace di far respirare ogni frase. Non erano solo tre strumenti in dialogo, ma un organismo unico, compatto, in cui ogni sfumatura sembrava nascere spontaneamente da un’intesa maturata negli anni, alimentata anche dall’autorevole esperienza al Conservatorio “Verdi” di Milano.
Il canto come incarnazione del personaggio
Il tenore Antonio Signorello ha trovato nel ruolo di Andrea Chénier non solo un personaggio da interpretare, ma una verità da abitare. La sua voce, calda e plasmata su un fraseggio accuratissimo, ha restituito al poeta rivoluzionario tutta la sua umanità ferita e ardente. Accanto a lui, il pianista Leonardo Locatelli ha scolpito un autentico accompagnamento “orchestrale”, ricco, denso, capace di sostenere e amplificare ogni inflessione emotiva.
Quando poi Signorello e il Trio si sono uniti per un “Nessun dorma” da togliere il fiato e per il bis di “Tace il labbro”, il pubblico ha risposto con un entusiasmo che sapeva di gratitudine.
Luci, scenografie e parole: quando tutto converge
Le scenografie di Federico Cordella e le luci di Claudio Colombo hanno cucito un filo visivo tra un quadro musicale e l’altro, amplificando l’atmosfera di ogni brano. A tenere unito il percorso, come bussola narrativa, la voce precisa e discreta di Francesco Rumi, capace di condurre senza mai sovrastare.
Arte come monito: la voce del poeta che parla a noi
Nel cuore della serata, la figura di Andrea Chénier è sembrata uscire dal tempo per rivolgersi direttamente a noi. “Fui letterato! Ho fatto di mia penna arma feroce contro gli ipocriti!... Con la mia voce ho cantato la Patria!” canta il poeta di Giordano. E mai come oggi quelle parole assumono un peso nuovo.
In un presente cupo e inquieto, dove troppe nazioni sembrano dimenticare la lezione della storia, quelle frasi dovrebbero riecheggiare come un avvertimento: la pace non si costruisce preparando la guerra, ma investendo nella crescita culturale, nell’educazione, nella bellezza che rende l’uomo migliore. Se è vero che “si vis pacem, para bellum” ha attraversato i secoli, è ancor più vero che l’unica arma che non uccide è quella che cura: l’arte, in tutte le sue forme, capace di innalzare, guarire e creare ponti dove altri costruirebbero barriere.
Guardando avanti
Il viaggio musicale de La Ponchielli proseguirà l’8 febbraio con L’elisir d’amore di Donizetti, nell’ambito della rassegna I giovani all’opera.




