Gallarate non sarebbe una città “in via di desertificazione commerciale”, ma un centro in trasformazione. È questa la lettura che arriva dai dati forniti dal vicesindaco e assessore alle Attività produttive, Rocco Longobardi, che invita a guardare al quadro complessivo e non solo ai singoli casi di chiusura.
Secondo i numeri raccolti dal Comune, nel corso dell’ultimo anno si sono registrate 63 nuove aperture a fronte di 56 chiusure. Un saldo positivo che, entrando nel dettaglio, vede i negozi di vicinato quasi in equilibrio (46 aperture e 48 chiusure) e la somministrazione in crescita (17 aperture e 10 chiusure). «Questi dati – osserva Longobardi – offrono una lettura oggettiva e dimostrano che il commercio non è in declino come talvolta viene raccontato, soprattutto sui social».
Il vicesindaco sottolinea come la tendenza di Gallarate ricalchi quella nazionale: i negozi tradizionali soffrono la concorrenza dell’e-commerce e l’evoluzione delle abitudini di acquisto, mentre crescono le attività legate all’esperienza, dalla ristorazione all’intrattenimento. A trainare il settore, anche il turismo: in provincia di Varese le presenze sono aumentate del 10,3% nel primo trimestre del 2025, con ricadute dirette su bar, ristoranti e attività connesse.
Per Longobardi, la sfida non è fermare il cambiamento ma guidarlo, mantenendo un equilibrio tra settori: sostenere il mix merceologico, incentivare aperture di qualità, riattivare spazi vuoti attraverso la mappatura e la promozione degli immobili sfitti, integrare commercio, ristorazione e cultura in un calendario di eventi capace di portare pubblico in città durante tutto l’anno. Il Comune, insieme al Distretto Urbano del Commercio, punta anche ad accedere a bandi e fondi regionali per rigenerare vie e piazze, monitorando costantemente aperture, chiusure e andamento dei canoni di locazione.
«Gallarate non è una città che chiude – conclude Longobardi – ma una città che cambia. Il commercio si sta evolvendo verso formule ibride e servizi di qualità. Il nostro compito è creare le condizioni perché le nuove idee trovino spazio e il centro resti il cuore pulsante della vita cittadina».