Ieri... oggi, è già domani - 07 aprile 2023, 06:00

"biscocca" - altalena

Giusepèn appare nostalgico, ma sprizza sorrisi delicati, oltre le rughe, che offrono al suo viso i colori del vissuto, tra sacrifici e incombenze

"biscocca" - altalena

Dondolarsi adagio, sulla "biscocca" (altalena), col ciuffo al vento, mentre i sorrisi si espandono sereni, in cerca dei giorni svaniti, per ricordare il sapore dolce della gioventù o rincorrere i sogni che hanno portato con sé, l'ebbrezza del suono dell'età.

Giusepèn appare nostalgico, ma sprizza sorrisi delicati, oltre le rughe, che offrono al suo viso i colori del vissuto, tra sacrifici e incombenze; tra speranze e volontà, per traguardi importanti da toccare col cuore. C'è bisogno di luce; di bisbigli sereni del tempo, la magia della neve che cade, il profumo d'un fiore, il sole che irrora il prato, l'aiuola che somiglia a un mosaico, l'aureola nel bagliore che diffonde sentimento e amore che arrivano direttamente dal cuore.

Sulla "biscocca" si toccano i pensieri e li indora preziosi per far ansimare l'emozione. Gli alberi mostrano i germogli e un presto domani, quei fiori daranno frutti. Li vedi, Giusepèn, quei ragazzi a vociare nel campo; i loro giochi, le corse e le rincorse nel tempo, mentre le stelle …. stanno a guardare. I compiti a casa, la strada sempre uguale, la polvere, l'aquilone, il galoppo del cavallo che sorpassa i nitriti di echi lontani, dove gli amici sembrano sull'attenti, per ricordarli uno a uno.

Ogni tanto un sussulto. Ogni dove, uno sbocco. Mai una volta a sciorinare bugie. "Chi ga disi i busìi al vò a l'inferno" (chi racconta bugie va all'inferno) e la lealtà di quegli attimi a farla da padrona. Per tracciare la via di semplici moniti, tanto da accettare da... don Angelo Volontè la gioia di quel "anima azzurra" che dispensava ad ogni incontro. Le partite di calcio nel cortile dell'Oratorio, le scorribande lungo i giardini dell'Ospedale, le corse in bicicletta lungo l'anello dei "5 Ponti" che ora non c'è più, inghiottito da una pista feroce che delimita il transitare di chi amava percorrerla con la voglia matta di impiegare il miglior tempo nella "cronometro" con le biciclette ruspanti.

Lenta, inesorabile, pacata, la "biscocca" produce il vento di una carezza. Non serve spingere, basta muovere le gambe dalle ginocchia ai piedi. La forza d'inerzia fa il resto, e ogni pagina, il volo e si gira per arrivare alla fine del libro. Poi, il "campetto" disteso fra un caseggiato e l'altro. La strada, con le bici sopra, cogli operai che tornavano dal lavoro … i loro visi rigati dalla fatica, il sorriso che somigliava a un ghigno, gli incontri di sguardi; la dolcezza mista a severità, il mastello pronto là fuori per un minuzioso lavaggio prima di entrare in casa.

Echi e vezzeggi di gioventù. Un frugale "ciao" o una "buona sera" augurale a chi guardava con dolcezza. Le mamme a soccorrere i figli. Non certo per incitarli a proseguire il gioco. C'erano i compiti da controllare e immancabilmente arrivavano i moniti (misti a minacce) nel caso non si fossero allineati, il conoscere e il sapere. La "pena" era il verdetto… "mettiti subito a scrivere, prima di cena, a rifare il tema". Non potevi obiettare. Era vero. E dopo il compimento "perché non l'hai fatto prima?" e i due sguardi si incrociavano: quello di mamma e quello del bimbo, in un colossale mare d'occhi, fresco come un cocuzzolo di neve, candido e soave. La "biscocca" rallenta la corsa. Somiglia a un carillon che si sta scaricando. Si ferma. Il tempo l'ha portata con sé. Il cuore l'ha mai buttata via. Soprattutto, l'ha mai dimenticata. Tuttavia … il domani è sempre più corto.

Gianluigi Marcora

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