Salute - 15 marzo 2023, 15:32

Chirurgia della mano: le patologie più comuni

Il dottor Alberto Morelli dell’Istituto Clinico San Carlo ha spiegato perché esiste questo tipo di specializzazione: «È un organo difficile da gestire, operare e riabilitare». Per poi parlare di tunnel carpale, malattia di Dupuytren, dito a scatto e artrosi

Chirurgia della mano: le patologie più comuni

Ormai la chirurgia della mano è una specializzazione a sé e il dottor Alberto Morelli, Chirurgo Plastico e Chirurgo della Mano dell’Istituto Clinico San Carlo ne ha spiegato il motivo, per poi focalizzarsi sulle patologie più comuni: tunnel carpale, malattia di Dupuytren, dito a scatto e artrosi.

Il dottor Morelli ha introdotto l’argomento: «La mano è un organo estremamente complesso. Infatti ormai è una specialità a sé: esiste una specialità che è chirurgia della mano, indipendente, ed esistono in Italia moltissimi centri dove si fa solo chirurgia della mano. Già 60 anni fa si è sentita la necessità di fare una società che comprendesse i chirurghi che si dedicano alla chirurgia della mano. Una società a sé che organizza i propri congressi e, soprattutto in questo momento, organizza un sacco di corsi base e più specialistici per i medici che si vogliono dedicare a questa specialità».

Una specializzazione che ha sue caratteristiche precise: «La mano è un organo difficile da gestire, da operare e riabilitare. Mi verrebbe da dire che la mano non ama essere operata, e per tanto ogni intervento fatto sulla mano deve essere il meno traumatico possibile e creare meno possibile danni, visto che una semplice cicatrizzazione che va oltre la normale, può creare danni irreversibili».

Ma le patologie della mano sono molteplici: «A parte le patologie post traumatiche, derivate da un danno alla mano, esistono una serie di patologie connaturate della mano e citerò le tre principali».

La prima esaminata dal dottore è stata la sindrome del tunnel carpale: «È ormai endemica, il 30% delle donne, prendendo i 60 anni come barriera, ne soffre. È legata a una compressione del nervo mediano nel polso. Ha una diagnosi abbastanza facile da fare in quanto la paziente o il paziente che soffre di questa patologia avverte delle parestesie con dei formicolii che arrivano ad essere dolorosissimi e lo svegliano durante la notte per cui uno deve agitare la mano per farli passare. È una patologia talmente frequente che viene operata un po’ dappertutto, purtroppo, perché viene operata in reparti di ortopedia, di chirurgia generale, di neurochirurgia, di chirurgia plastica. E ancora, purtroppo, si vedono danni da interventi eccessivi. Noi, ormai da 30 anni, abbiamo creato un sistema per trattare questa patologia, totalmente endoscopico».  

Ha poi spiegato come avviene: «Con una piccolissima incisione nel palmo della mano, di meno di un centimetro, introducendo delle sonde che passano in questo canale, riusciamo a visualizzare endoscopicamente il tutto e curare la compressione di questo nervo in maniera completamente atraumatica. Al punto che il paziente, volendo, è già smedicato con solo un cerottino sul palmo della mano e può perfettamente già fare azioni comuni».

La seconda patologia esaminata è la malattia di Dupuytren, classica dell’uomo: «È una malattia in cui si creano dei cordoni nella mano che retraggono le dita e progressivamente le mandano in una flessione forzata che, per molti anni, è stata operata, che anche io nei primi anni di professione ho operato, con dei risultati pessimi. Perché l’intervento dava spessissimo luogo a delle recidive dove si mischiava la patologia principale alla cicatrice creata con l’intervento, creando una soluzione ben difficilmente risolvibile con un re intervento».

Ma la medicina è in continua evoluzione: «Da molti anni, sempre per venire in contro alle esigenze della mano – la scarsa traumaticità – trattiamo questa patologia con degli interventi percutanei, ovvero che avvengono attraverso la pelle senza tagli e senza punti, per risolvere la retrazione delle dita. Cosa che quindi, essendo fatta in questa maniera, permette una mobilizzazione immediata della mano che può, sin dal primo giorno, fare qualunque tipo di azione in quanto non è doloroso. L’obiezione che uno mi farà è che non togliendo tutta questa patologia che si forma, in questo caso recidiverà: è vero, è recidiva la patologia, ma può essere trattata nella stessa maniera ovvero con intervento atraumatico».

La terza patologia illustrata dal dottor Morelli, è stato il dito a scatto: «Questa patologia è spesso associata al Tunnel Carpale, perché anche in questo caso è un canale che si stringe: nella fattispecie il canale digitale, cioè all’interno del dito, dove scorrono i tendini. Il canale si stringe allora i tendini hanno una difficoltà a muoversi e quindi, il movimento arriverà con uno scatto evidente e il dito si blocca in flessione. Anche in questo caso la mano sarà da operare per liberare questo tendine e permettergli lo scorrimento naturale. Questo è un intervento molto veloce, a cui deve seguire assolutamente la mobilizzazione immediata della mano».

Queste sono le tre principali, ma il dottore specifica: «Ne esistono un’infinità: altri tipi di compressione nervosa, altri tipi di problemi di scorrimento tendineo, eccetera. Un altro campo importante nella chirurgia della mano è l’artrosi che può venire nelle dita, nel polso o, la peggiore, alla base del pollice e che rende una mano incapace di afferrare per il dolore. Per questo esistono tantissime cure possibili ma, soprattutto, quando le cure falliscono, esistono interventi che mettono perfettamente la mano in condizione di potersi muovere come prima».

Michela Scandroglio

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