Lo so. Mi attirerò antipatie, forse dinieghi, magari puntualizzazioni, per lo scritto che segue. Però, dopo aver ascoltato sproloqui sulla "Festa della Donna", qualcosa dentro di me ha avuto un fremito. Mi sono sentito stimolato a reagire. A non accettare pedissequamente il risultato visto che nessuno ne ha fatto menzione. Eppure, l'argomento ha radici ancestrali e nessuno (quasi) ne parla.
Vengo subito al dunque; "ce l'ho" con le donne. Al riguardo, ho già scritto. L'autentica Festa della Donna è in ogni attimo di vita. Ne l'8 marzo, ne mai, ma, sempre, quando alla base c'è il rispetto.
La cosiddetta "parità di genere" invocata e anelata, la si deve risolvere in casa; in ogni casa. Basta con il "privilegio" avocato da ogni donna di essere solo felice di avere dato alla luce un maschio e un .....po' meno, quando si dà alla luce una femmina. Tanti gli esempi di ignoranza e di ottusità al riguardo. L'indagine l'ho svolta nel corso di pochi anni, quando osservano le ....reazioni a ogni evento....dei papà, dei nonni, ma "orribilmente" delle mamme e delle nonne.
Dare alla luce un maschio sembra una conquista, una capacità, un volere essenziale che inorgoglisce prima di tutto la mamma. Sa, in quel preciso momento che la sua creatura di sesso maschile, avrà maggiori privilegi nella vita, sarà più fortunato di lei, di un'eventuale figlia; farà più contento il padre, la famiglia intera e....il nome "va avanti" nel rispetto della "tradizione" (sic).
Chi non ha in casa un maschio (figlio) non si sente a proprio agio. Ne soffre. Diventa lo zimbello degli amici, del parentado, della Società. Conosco un industriale che dopo sei figlie femmine, finalmente ha avuto (è padre di) un maschio. Reazione? "mio padre ha la continuità dell'Azienda. Sa che l'Azienda non andrà divisa fra le eredi che un giorno si mariteranno e che disperderanno il lavoro del bisnonno del nonno, del nonno, di papà e mio". Prova ne è che l'individuo ha tre sorelle che il padre ha liquidato con un congruo benefit, ma che "con l'Azienda c'entrano nulla".
Figurarsi quando ho sentito "mio marito mi ha imposto di avere un figlio" come se a determinare il sesso di una creatura fosse un merito o un demerito della donna. C'è chi vuol fare abortire la moglie, quando viene a sapere che c'è un'altra femmina in arrivo, chi imputa alla moglie il "periodo" in cui si sarebbe dovuto avere il concepimento, chi stabilisce "date precise" per determinare il figlio sicuro e chi (pure) mette dei veti, degli out-out per arrivare al "traguardo" voluto.
Ribadire a costoro che l'operazione "si usava" in epoche ancestrali. Sbagliate allora. Ancora più sbagliate, ora. Quasi fosse una "catena di montaggio" dove si proiettano le credenziali e si compie un'operazione di marketing. Poi, ci sono gli eccessi. Ne cito uno, paradossale: una ragazza che rimane incinta è una "poco di buono"; il ragazzo che la mette incinta è un "cacciatore"...col risultato di "rovinare" la reputazione della ragazza, "beatificando" la propria. Non parliamo della "famosa" iniziazione prima di andare "alla leva militare": i ragazzi venivano portati alla "casa di tolleranza", detta comunemente casino e si impartivano le rudimentali "disposizioni" sulla "pratica.
Esempi spiccioli per dire che certi "vizi di Società" vanno eliminati alla radice: una femmina e un maschio devono essere esclusivamente frutto d'amore e null'altro. A partire dal concepimento, con identica soddisfazione per la figlia o il figlio che viene al mondo. Non si tratta -qui- di preveggenza o di capacità amatoria. Si tratta di parità di genere pura e semplice.
Mi si potrebbe obiettare: ma tu, quali figli hai? - rispondo con onore: due femmine e un maschio, ma sono per me semplicemente FIGLI a cui dedico la mia vita e la mia memoria, senza distinzione. Inutile -poi- asserire congetture balzane, quando sin dalla nascita, madre e padre operano una discriminazione. La Donna, qui deve imporsi: col dialogo, con convinzione, con rispetto alla vita.




