Mancano ancora alcuni mesi alle elezioni amministrative del 2027, ma Sergio Crespi, candidato sindaco della lista civica “Impegno per la città”, sta già incontrando i cittadini con la sua squadra per ascoltare segnalazioni e priorità. Tra queste rientra il tema dei trasporti: «Non c’è un problema solo, ma un sistema che non regge», sostiene il candidato.
Sergio Crespi, mancano ancora mesi al voto e lei è già nei gazebo e in piazza il sabato. Perché partire così presto e come si sta organizzando?
«Perché è il metodo con cui ho sempre lavorato: prima di decidere, si guarda il problema da vicino. In trent'anni da manager ho visto che i piani sbagliati nascono quasi sempre da una diagnosi fatta da lontano. Il nostro programma lo dice chiaramente: chi amministra deve fare incontri pubblici nei quartieri e sopralluoghi, per vedere di persona le realtà problematiche. Io comincio prima, tutto qui.
Mi organizzo per tappe: ascoltare, mettere in ordine ciò che emerge, separare i problemi da risolvere subito da quelli che chiedono anni. È la stessa distinzione del programma, tra priorità immediate e visione di medio e lungo periodo. I gazebo servono a verificare queste priorità con chi la città la vive, non a raccogliere applausi».
Che cosa sta emergendo da queste conversazioni? Quali temi le chiedono con più insistenza?
«Due temi tornano più degli altri per il momento: i trasporti e la sicurezza. Non mi sorprende, perché sono le cose che si vivono ogni giorno: la coda, la fermata, il parcheggio vicino alla stazione, la sera in certe zone. Dietro c'è spesso lo stesso bisogno: una città meno spenta, con più servizi e più luoghi in cui incontrarsi.
Sulla sicurezza ho un'idea precisa e preferisco dedicarle uno spazio a parte, perché non si esaurisce in una risposta: la mia certezza è che non si risolve soltanto con più presenza delle forze dell'ordine».
Partiamo dai trasporti. Qual è, secondo lei, il problema di fondo della mobilità a Busto?
«Che non è un problema solo, ma un sistema che non regge. Il traffico cittadino si mescola a quello pesante e la città è divisa, da sempre, dalle linee ferroviarie. I numeri lo confermano: nel 2023 Busto era al nono posto in Italia nella classifica INRIX sul traffico urbano, prima tra le città che non sono capoluogo di provincia.
Il trasporto pubblico non compensa. I bus fanno da decenni gli stessi percorsi circolari e non garantiscono puntualità, quindi per andare in stazione o in ospedale non sono una vera alternativa; il collegamento scolastico tra l'ITE Tosi e Borsano richiede un'ora di viaggio. I bus di linea sono grandi, vuoti e girano a vuoto perché non allineati con le vere esigenze dei cittadini. Se il bus non serve, si prende l'auto, e a quel punto mancano i parcheggi, soprattutto vicino alle stazioni. Il principio è semplice: un servizio pubblico deve, prima di tutto, essere utile».
Nel concreto, che cosa cambierebbe nel trasporto pubblico e con quali strumenti?
«Tre cose, in quest'ordine. Prima: partire dal servizio e non dai mezzi. Sono stati appena acquistati bus nuovi, ancora grandi e ingombranti. Poi: percorsi più diretti e orari sincronizzati con le campanelle delle scuole, con la chiusura degli uffici e con le partenze dei treni, tenendo aperta la possibilità di rivederli quando aprirà il nuovo ospedale. Infine: una flotta più flessibile, con minibus elettrici per le zone dalle carreggiate strette, e fermate con pannelli sui tempi di attesa reali, panchine e pensiline.
Lo strumento è il confronto con STIE sulla gestione dei fondi pubblici destinati al trasporto: sono risorse dei cittadini ed è giusto legarle a obiettivi chiari, come linee notturne, tariffe calmierate, gratuità per alcune fasce e coordinamento con i comuni vicini. E una cosa onesta: oggi non prometto quanti minuti faremo guadagnare a chi viaggia, sarebbe una promessa da campagna elettorale. Il primo atto sarà misurare puntualità, passeggeri e tempi di percorrenza, linea per linea».
Molte decisioni sulla mobilità non si prendono a Busto: Malpensa, il nuovo ospedale, Milano. Come si governa una città che non decide da sola?
«Cambiando scala e metodo. Busto, Legnano, Gallarate e la Valle Olona superano insieme i 200.000 abitanti: è una delle aree più dense della Lombardia, accanto a Milano, Monza, Brescia e Bergamo. Per questo ragiono in termini di «Città Malpensa»: trasporti e viabilità veloce da e per Milano, ma anche dentro la conurbazione, per avere economie di scala nei servizi sanitari, scolastici e culturali e riequilibrare un baricentro oggi tutto rivolto a Milano.
Un sindaco non decide da solo su Malpensa o sull'ospedale, ma può arrivare ai tavoli con un progetto, che è diverso dal chiedere. Sul Piano Area di Malpensa studieremo un coinvolgimento attivo della città; sul nuovo ospedale, vicino al Sempione e agli svincoli autostradali, la viabilità va studiata subito, prima del progetto esecutivo. Intanto ci sono cose che dipendono da noi: trasformare l'ex Scalo Hupac in parcheggio per auto e biciclette a servizio della stazione di piazza Volontari della Libertà e migliorare i parcheggi della Stazione Nord, ridotti dai lavori del mercato coperto. Prima le soluzioni immediate, poi quelle di lungo periodo: sono i due canali del programma. Ricordo che la politica per noi di “Impegno per la città” è una cosa seria.
Che cosa intende?
«Noi la faremo con passione, desiderio, volontà, etica, impegno e idee. L’obiettivo è fare del bene nell’amministrazione del bene comune, nell’interesse di tutti.
Riteniamo anche che l’attuale grave contesto nazionale e internazionale di crisi socio – economica debba farci prendere coscienza dell’importanza della coesione sociale come tema centrale per giocare la partita vera del nostro futuro.
La forza di cambiare il paradigma sociale e politico nella città di Busto Arsizio sta in una rivoluzione culturale e sociale che consenta di affrontare nella nostra città gravi problemi quali l’aumento della povertà reale, l’aumento della differenza sociale, il tema dei non luoghi, della città dormitorio con conseguente mancanza di spazi di aggregazione, il tema della città violenta con risse nel weekend, il disgregamento delle periferie, la desertificazione commerciale nel centro urbano, lo sgretolamento del senso di comunità.
La nostra proposta vuole creare le condizioni per garantire a tutti gli abitanti di Busto Arsizio la soddisfazione dei bisogni materiali (casa, scuola, lavoro, servizi sanitari, tutela dell’ambiente, trasporti, sicurezza) e per esprimere anche e soprattutto una maggiore sensibilità verso i bisogni umani e relazionali delle persone.
Ora, dopo essere partiti con due Gazebo in Centro, ci sposteremo nei quartieri.
Sono sicuro che l’ascolto diventerà ancora più importante, per capire le esigenze reali dei cittadini. E allora sì che il nostro Programma diventerà non solo un Documento Programmatico ma un vero e proprio Programma Operativo».