Giusepèn mostra il suo pudore, mostrandomi uno sguardo tenero, a cui non posso derogare. Il titolo del brano, completo, è "un corpu pàa essi sàn làa pisò men càn" - nulla di particolare, ma è giusto completare il proverbio: "un corpo per essere sano, deve orinare come un cane".
Fatto è che la minzione di un cane, non è analoga (per significato) a quella di una persona. Il cane, la fa per "marcare il territorio", per comunicare "lì sono passato io", ma pure "questa è casa mia", mentre una Persona, non ha bisogno di esibirsi in tal senso.
Tuttavia, visto che gli animali (e non solo i cani) "esercitano" questo accorgimento, vale da pena sottolineare che essi, "marcano" il territorio ovunque transitano e, a riflettere bene (Giusepèn me lo dice chiaro e tondo), …. segnano il passaggio. La copiosità del loro "lascito" fa intuire (e capire) che i cani sono …. campioni di …. spargi/acqua. E, da qui, si desume che sono cani-sani e che il loro corpo tutela benissimo le loro funzioni.
Giusepèn va oltre, la spiegazione. Tira in ballo giochi-stupidi che hanno fatto scaturire barzellette in merito, come quella che ho sentito in FB dal duo Roberta Lanfranchi- Claudio Guerrini. Lei dice a lui, "chi è il campione dell'orinare?" e lui risponde "chi piscia più in alto". - Lungi da noi buttarci sullo scurrile, Giusepèn dice chiaro e tondo "te giugò ancca ti, candu te sei giuìn, al campetu, cunt'i to amisi" e mi costringere ad ammettere la verità. Rispondendogli "l'e vea" (è vero) anche se avrei preferito lasciare nell'incognito l'affermazione. Traduco, "hai giocato, l'hai fatto anche tu, quando eri giovane, al campetto, in compagnia dei tuoi amici", scoperchiando un gioco-cretino che faceva parte delle stupidate di coloro che al di là del Calcio e di qualche altro gioco, si inventavano giochi cretini che inzaccheravano i muri.
Tuttavia (lo dico a denti stretti a Giusepèn) "al vòi dì che anca nogn seam san men càn" (vuole dire che anche noi -che esercitavamo quel gioco- eravamo sani come i cani). In merito, ci sono tante altre barzellette, ma non vorremmo che …. da despota ci despotannassimo …. e, "ul giugu, pàa essi bon, l'à a essi cortu" (il gioco, per essere buono, deve essere corto).
Ecco, ci fermiamo qui. Grazie per la comprensione e la tolleranza!