Busto Arsizio - 21 ottobre 2026, 10:05

Busto celebra il partigiano “Quarantatrè”: scampò all’eccidio di Fondotoce e tornò a lottare per l’Ossola

Sabato 24 ottobre in Sala Verdi l’omaggio a Carlo Suzzi a cento anni dalla nascita, tra testimonianze, storici e il ricordo del suo legame mai spezzato con la Resistenza. L’incontro è organizzato dalla sezione bustocca dell’Anpi

Carlo Suzzi a Verbania dopo la Liberazione

Nel percorso della memoria civile di Busto si inserisce una data e una figura di rilievo: quella di Carlo Suzzi, partigiano della Divisione Valdossola noto con il nome di battaglia di “Quarantatrè” e ricordato per essere stato l’unico superstite dell’eccidio nazifascista di Fondotoce del giugno 1944. A cento anni esatti dalla sua nascita, la comunità cittadina rende omaggio alla sua vicenda umana e storica con un incontro pubblico in calendario per sabato 24 ottobre, alle 16.30, nella Sala Verdi di via Antonio Pozzi 7.

Suzzi era nato a Busto Arsizio il 17 luglio 1926. Ancora giovanissimo lasciò la pianura lombarda per raggiungere le alture del Verbano Cusio Ossola, aggregandosi ai combattenti della Valdossola. Nel giugno del 1944 visse in prima persona la morsa del grande e feroce rastrellamento della Val Grande condotto dalle forze nazifasciste. Catturato insieme ad altri partigiani, venne condotto con loro lungo le strade del lago e infine allineato davanti al plotone di esecuzione a Fondotoce. Mentre quarantadue compagni caddero sotto il fuoco nemico, il giovane bustocco uscì miracolosamente vivo dal massacro: curato e protetto dalla popolazione locale, riuscì a rimettersi in piedi e prese una decisione per nulla scontata, tornando a imbracciare le armi e partecipando ai combattimenti per la liberazione dell'Ossola.

Dopo la Liberazione del 1945, la vita lo condusse lontano dall'Italia, facendolo risiedere a lungo all'estero fino alla scomparsa avvenuta a Bang Lamung, in Thailandia, il 17 luglio 2017, nello stesso giorno in cui compiva novantun anni. Ciononostante, non smise mai di tramandare il ricordo di quelle ore drammatiche e dei compagni assassinati.

Una figura che il presidente della sezione bustocca dell’ANPI, Liberto Losa, ha voluto inquadrare come «protagonista e testimone di vicende terribili, esempio di dedizione alla battaglia per la libertà e simbolo del rapporto tra città di pianura e montagna nella lotta di liberazione».

L’appuntamento di sabato nasce dall'intesa tra la sezione ANPI "Giovanni Castiglioni" e l’Associazione Casa della Resistenza ETS di Verbania, con il patrocinio della Città di Busto Arsizio. L'iniziativa raccoglie il concorso del Raggruppamento Divisioni Patrioti «Alfredo Di Dio» - FIVL, dell’Associazione Amici di Angioletto Castiglioni, del gruppo Noi della Comerio Ercole 1885, dell’Istituto Varesino di Storia del ’900 e dell’Associazione culturale Il Quadrifoglio.

Il programma della serata, dopo i saluti istituzionali, vedrà l'intervento di Marco Torretta, presidente del Raggruppamento «Alfredo Di Dio», seguito dai contributi dello stesso Liberto Losa e di Flavio Maglio, presidente della sezione ANPI «Augusta Pavesi» di Verbania. La ricostruzione dei fatti storici sarà curata da Andrea Pozzetta, ricercatore della Casa della Resistenza, che approfondirà le dinamiche del rastrellamento in Val Grande e le circostanze della strage. In chiusura, lo spazio lascerà posto alle immagini con la proiezione dell'intervista filmata rilasciata da Carlo Suzzi e della documentazione visiva che racconta l'arrivo delle sue ceneri nella sede della Casa della Resistenza. L’ingresso nella sala di via Pozzi è libero e aperto a tutti.

Redazione