Attualità - 20 ottobre 2026, 15:36

Psicosi da chat tra gli studenti, l’assessore Cozzi: «Solo fake news per creare panico». Scuole presidiate a Busto

Mentre Carabinieri e Polizia di Stato intensificano i passaggi preventivi davanti agli istituti della zona, il Comune invita alla calma e smonta le catene di messaggi su raid e violenze diffuse in rete. L'assessore Cozzi: «Si tratta palesemente di messaggi fotocopia che stanno rimbalzando in tutto il Nord Italia. Purtroppo c'è chi prova gusto a divulgare contenuti simili»

foto d'archivio

Di fronte al dilagare di messaggi allarmistici e voci incontrollate sui social network, le Forze dell’Ordine di Busto Arsizio hanno deciso di rafforzare la propria visibilità sul territorio. Gli equipaggi dei Carabinieri e gli agenti della Polizia di Stato stanno infatti presidiando con particolare attenzione le aree antistanti gli istituti scolastici della città, a partire dal liceo Arturo Tosi per estendere i passaggi all'esterno di tutte le scuole superiori bustocche. Una presenza preventiva, programmata per trasmettere vicinanza e sicurezza ai giovanissimi, rimasti comprensibilmente disorientati dal moltiplicarsi di notifiche, allarmi e catene di messaggi che in queste ore affollano le chat di gruppo.

Il contesto generale si inserisce nella scia di apprensione seguita ai recenti disordini milanesi, che hanno già spinto le amministrazioni dei centri limitrofi, da Cassano Magnago (leggi QUI) a Luino (leggi QUI), a raccomandare cautela contro il rischio di psicosi collettive. A Busto Arsizio, la miccia della paura si è accesa all'interno degli smartphone degli studenti. Tra screenshot condivisi su Instagram e testi inoltrati a ripetizione su WhatsApp, nei telefoni dei ragazzi si sono rincorse narrazioni dai contorni foschi: si parla genericamente di spedizioni punitive composte da centinaia di individui incappucciati, di aggressioni mirate a sfondo discriminatorio e persino di fantomatici raid organizzati contro ragazze e passanti nelle strade cittadine.

Iniziative nate spesso dal passaparola acritico, dove la formula del «fate attenzione e fate girare» finisce per generare una cassa di risonanza priva di riscontri concreti. Per questa ragione, la decisione di intensificare i passaggi delle pattuglie davanti ai cancelli scolastici vuole essere anzitutto uno strumento tangibile per fare da filtro tra la realtà dei fatti e le notizie infondate. Mostrare le divise nei punti di ritrovo degli studenti serve ad arginare sul nascere quella naturale paura che tende ad alimentarsi laddove mancano informazioni verificate. Dai vertici si conferma infatti che non siamo dinnanzi a una situazione di reale pericolo imminente, bensì a una mirata attività di prevenzione sul campo, indispensabile per smorzare gli effetti del tam tam mediatico e rassicurare tanto gli adolescenti quanto i loro genitori.

A fare chiarezza sull'inconsistenza di questi allarmi è anche l'assessore alla sicurezza di Busto Arsizio, Claudia Cozzi, che invita apertamente a non cadere nella trappola delle falsità diffuse sul web: «Si tratta palesemente di fake news, messaggi fotocopia che stanno rimbalzando in tutto il Nord Italia e che servono soltanto ad allarmare le persone e a creare il panico. Testi che parlano di violenze di gruppo o dell'arrivo di presunte formazioni neonaziste sono scenari privi di qualunque senso. Purtroppo c'è chi prova gusto a divulgare contenuti simili in chat, ma basta rileggerli una seconda volta per rendersi conto della loro assurdità. Ai ragazzi e alle famiglie dico di stare tranquilli: mi sono confrontata direttamente con le forze dell'ordine per fare il punto e, pur mantenendo tutti la dovuta vigilanza anche per prevenire eventuali atti di emulazione, gli agenti sono pronti e preparati, senza che vi siano elementi concreti per temere che accada qualcosa».

La raccomandazione indirizzata ai ragazzi resta dunque la stessa: non alimentare l'inoltro compulsivo di testi non verificati, mantenere la lucidità e fare riferimento agli adulti e alle autorità competenti prima di scambiare un post allarmistico per un reale segnale d'allarme.

Giovanni Ferrario