Sociale - 11 ottobre 2026, 19:04

VIDEO. Giornate FAI d’Autunno, il liceo scientifico Tosi conquista la gente con un viaggio nella storia del cimitero monumentale di Busto

Un pubblico numeroso ha partecipato sabato 10 e domenica 11 ottobre alle visite guidate nel camposanto di via Favana. Protagonisti gli studenti del liceo scientifico Arturo Tosi, preparati e appassionati ciceroni per le Giornate FI d’Autunno. Un percorso tra arte, architettura, simboli e storie familiari, coordinato dai docenti Francesco Rosazza e Barbara Bosetti

Un fine settimana all’insegna della cultura, della partecipazione e della riscoperta del patrimonio storico-artistico bustocco. Sabato 10 e domenica 11 ottobre, per l’intera giornata, al mattino e al pomeriggio, gli studenti del liceo scientifico Arturo Tosi hanno accompagnato un pubblico vastissimo alla scoperta del Cimitero monumentale di Busto Arsizio, in occasione delle Giornate Fai d’Autunno.

Preparati, sicuri nell’esposizione e capaci di coinvolgere i visitatori, i ragazzi hanno saputo trasformare la visita in un itinerario ricco di suggestioni, restituendo significato a monumenti, sculture e cappelle funerarie che raccontano la storia della città e delle famiglie che ne hanno segnato lo sviluppo. Un’esperienza di apprendimento sul campo, coordinata dai docenti Francesco Rosazza e Barbara Bosetti, che ha permesso agli studenti di mettere in pratica le proprie conoscenze e di condividerle con la cittadinanza.

Non una semplice passeggiata tra le tombe, dunque, ma un viaggio attraverso epoche, linguaggi artistici e simboli, nel quale ogni monumento è diventato una testimonianza da interpretare e ogni scultura una storia da raccontare. 

Dal 1894, un museo a cielo aperto

Il percorso ha preso le mosse dalla storia stessa del Cimitero monumentale, aperto nel 1894 e successivamente ampliato negli anni Venti e Sessanta del Novecento. L’architettura e le opere presenti al suo interno documentano l’evoluzione del gusto artistico, dalle forme neoromaniche alle decorazioni liberty, dalle suggestioni neoclassiche alle sperimentazioni déco, fino alle espressioni più moderne e razionaliste.

Gli studenti hanno guidato i visitatori nella lettura di questi linguaggi, soffermandosi non soltanto sugli aspetti stilistici, ma anche sul significato delle figure, dei materiali e delle composizioni. Il risultato è stato un racconto capace di intrecciare la storia dell’arte con la memoria collettiva, mostrando come il cimitero rappresenti una testimonianza preziosa dell’identità cittadina. 

Le prime grandi opere: Bottigelli, Chierichetti e Vitali

Tra le tappe iniziali, particolare attenzione è stata dedicata alla tomba Bottigelli, realizzata da Spampinato, artista legato a Busto Arsizio. Il gruppo scultoreo offre una complessa rappresentazione simbolica, nella quale la figura del bambino richiama la purezza, mentre le figure nude rimandano ai vizi.

Di grande intensità anche la tomba Chierichetti, commissionata per onorare la giovane moglie. La composizione evoca il rapimento dell’anima e la sua ascesa verso la gloria eterna, traducendo il dolore della perdita in un’immagine di elevazione spirituale.

L’edicola della famiglia Vitali introduce invece il linguaggio dell’Art Nouveau, riconoscibile nei gruppi in bronzo e nella ricchezza delle decorazioni. Le opere richiamano valori fondamentali come il lavoro e la famiglia, temi centrali nella società dell’epoca.

La famiglia Caimi è ricordata da un monumento che sviluppa i temi della carità e della maternità, mentre la tomba della famiglia Canzani, datata 1901 e attribuita all’architetto Balbi, autore anche del Museo del Tessile, testimonia un gusto eclettico, nel quale convivono richiami romanici e suggestioni liberty. 

Il Liberty e le sue molteplici interpretazioni

Numerose le opere che hanno permesso di approfondire il linguaggio liberty, con le sue linee sinuose, i motivi vegetali e la ricchezza decorativa.

Tra queste, la cappella Bossi, realizzata da Silvio Gambini, si distingue per lo stile Liberty e per le foglie d’alloro dalle forme lanceolate. Il nome di Gambini, figura di rilievo dell’architettura bustocca, ricorre anche nella storia artistica della città.

La tomba Candiani presenta i busti dei fratelli Candiani, accompagnati da una ghirlanda che riprende le forme caratteristiche del Liberty. Anche la tomba Colombo si distingue per una figura scultorea interpretata attraverso questo linguaggio artistico, mentre la cappella della famiglia De Bernardi è caratterizzata da una clessidra alata, immagine potente dello scorrere inesorabile del tempo.

Alla stessa stagione appartiene la tomba Facchinetti, impreziosita dal busto del defunto, mentre la cappella della famiglia Bossi-Remigio presenta un insieme di particolare interesse: figure femminili in bronzo raffigurate in preghiera, un crocifisso attribuito a Bersani e una cancellata arricchita da dettagli vitrei. 

Tra Neoclassicismo, Déco e suggestioni bizantine

Il percorso ha messo in luce anche la varietà degli orientamenti artistici che caratterizzano il cimitero.

La cappella della famiglia Bottigelli si richiama al Neoclassicismo, mentre la cappella della famiglia Gabardi si distingue per lo stile Déco. La famiglia Basilico è rappresentata da un monumento in cui il marmo scuro si combina con dettagli liberty e con una ricerca formale orientata verso il Razionalismo.

La cappella della famiglia Piantanida, opera di Gambini, presenta un linguaggio più severo, nel quale si incontrano espressioni arcigne ed elementi espressivi riconducibili al Déco. La cappella Legorino, invece, si caratterizza per l'impiego di materiali differenti, che contribuiscono alla varietà della composizione.

Di particolare interesse la cappella della famiglia Gallazzi, attribuita all’architetto Beltrami, nella quale lo stile bizantino si accompagna a figure angeliche e richiami alla Passione di Cristo.

La cappella della famiglia Pozzi si distingue per la statua di una figura femminile in preghiera, mentre la tomba della famiglia Marra presenta un dipinto dedicato alla Trasfigurazione. 

Il dolore delle famiglie raccontato attraverso le sculture

Uno dei fili conduttori più intensi della visita è stato il modo in cui gli artisti hanno rappresentato il lutto, soprattutto quando la morte ha colpito persone giovani e bambini.

La tomba Masera ricorda una bambina morta a un anno di età. La tomba Marcora è dedicata a un bambino scomparso a soli otto anni e presenta un angelo musicante. A colpire è soprattutto l'iscrizione lasciata dai genitori: «Arrivederci piccolo nostro». Poche parole che restituiscono, con una semplicità disarmante, il dolore di una perdita impossibile da accettare.

Anche la tomba Garavaglia affronta il tema della morte attraverso la rappresentazione del corpo di Cristo, mentre altri monumenti traducono la sofferenza in immagini di raccoglimento e speranza.

Un luogo particolarmente intimo e delicato è quello dedicato ai bambini mai nati, nel quale piccole statue raffigurano donne che sollevano un bambino. Un'opera che invita alla riflessione sul dolore della perdita e sulla fragilità della vita. 

La famiglia Milani e il racconto della storia sacra

Tra i monumenti di maggiore complessità simbolica figura quello della famiglia Milani, opera di Richino Castiglioni. La composizione si sviluppa attraverso episodi fondamentali della tradizione cristiana: il peccato originale, l'Annunciazione, la Crocifissione e la Pietà con la Deposizione.

Il percorso iconografico accompagna il visitatore attraverso i temi della caduta, della redenzione e del sacrificio, trasformando il monumento funerario in una narrazione religiosa articolata.

Sempre legata alla rappresentazione della fede è la cappella della famiglia Castellanza, nella quale compare il tema della resurrezione di Lazzaro, affiancato dalla figura di una donna afflitta.

La famiglia Tovaglieri, con il monumento dedicato a Francesco e realizzato da Richino Castiglioni, propone invece il tema dell'innalzamento della croce, mentre la tomba di Pietro Tovaglieri affronta la Trasfigurazione attraverso figure in bronzo. 

Il peso del peccato e la speranza della resurrezione

La simbologia religiosa si intreccia con quella morale nella cappella degli Ottolini, caratterizzata da una struttura imponente e da una figura colossale. L'opera richiama il tema della conquista del paradiso attraverso la rinuncia a sé stessi, proponendo una riflessione sul sacrificio e sul percorso spirituale dell'uomo.

La famiglia Crespi è presente con un'opera di Spampinato, intitolata Resurrezione. Al centro della composizione si sviluppa una spirale sulla quale è incisa la parola «umanità». Il movimento della forma richiama il mare e il cosmo, suggerendo una visione della realtà come insieme in continua trasformazione.

La tomba della famiglia Albini Riva, opera di Bonomi, si ispira invece alla Pietà e al Cristo morto di Andrea Mantegna, traducendo in forme scultoree la drammaticità e la solennità della tradizione pittorica.

La tomba della famiglia Bonfanti, realizzata da Richino Castiglioni, si distingue per l'inferriata tridimensionale e la croce in bronzo, mentre la tomba Pensotti propone una reinterpretazione della Trasfigurazione attraverso un linguaggio più brutalista, caratterizzato dal marmo rosa, da un reticolo architettonico e dal vetro. Il motivo della Crocifissione completa il percorso simbolico dell'opera. 

Le sperimentazioni del Novecento

Accanto ai monumenti più tradizionali, il cimitero conserva testimonianze significative delle trasformazioni artistiche del Novecento.

La famiglia Belloni presenta un'opera caratterizzata da un linguaggio iconoclastico, con forme geometriche e astratte. La presenza di una sfera richiama suggestioni legate alla ricerca artistica di Lucio Fontana, aprendo un dialogo tra arte funeraria e sperimentazione contemporanea.

La tomba della famiglia Ceriotti colpisce invece per il senso di oppressione che trasmette. Le linee ondulate sembrano richiamare le bende di un sudario, dalle quali un uomo tenta di liberarsi. La composizione può evocare anche il movimento delle onde del mare, aggiungendo un ulteriore livello interpretativo a un'opera di forte impatto emotivo.

La stele Crespi-Provasoli è caratterizzata da motivi vegetali e anfore, mentre il monumento presenta anche il busto di Crespi e il ritratto della moglie. La piramide Comerio, con l'Omega alata e la croce, propone una simbologia che unisce riferimenti alla fine della vita e alla dimensione spirituale.

La famiglia Grandi è ricordata da una scultura raffigurante una sfinge dallo sguardo impenetrabile, figura enigmatica che sembra custodire il mistero della morte. La famiglia Crespi, in un'altra opera realizzata da Rebesco, affronta invece il tema della maternità e dell'infanzia. 

Il mausoleo Muzzi e quello della famiglia Formenti

Due tappe di particolare rilievo sono state quelle dedicate ai mausolei Muzzi e Formenti.

Il mausoleo Muzzi si presenta come un blocco monolitico, sul quale compaiono simboli religiosi e riferimenti al mondo del lavoro. Due dimensioni apparentemente distanti, ma che nella rappresentazione funeraria si incontrano: la vita quotidiana, con le sue attività e i suoi valori, e la morte, che accomuna ogni essere umano.

Il mausoleo Formenti sviluppa invece un articolato programma iconografico legato alla tradizione cristiana. Le scene della nascita di Gesù, dell'Annunciazione, del Battesimo e del peccato originale si accompagnano al tema della concordia familiare, componendo un racconto che attraversa la storia della salvezza e il valore degli affetti. 

Il secondo ampliamento e il linguaggio contemporaneo

La visita si è conclusa con uno sguardo alla parte moderna del cimitero, legata al secondo ampliamento e al lavoro dell'architetto Ciapparella, autore anche di importanti interventi e progetti a Busto Arsizio, tra cui quelli relativi al Museo del Tessile e ai Molini Marzoli.

Le opere di questa fase si allontanano dalla ricchezza decorativa dei monumenti ottocenteschi e dei primi decenni del Novecento, privilegiando forme più essenziali, linee curvilinee e un'organizzazione degli spazi nella quale assumono rilievo anche le aree vegetative.

I colombari progettati da Ciapparella esprimono un messaggio universale: di fronte alla morte, le differenze sociali si annullano e tutti gli esseri umani si ritrovano sullo stesso piano. Un'idea affidata all'architettura, alla disposizione degli spazi e alla semplicità delle forme. 

Una lezione di arte, memoria e cittadinanza

Le Giornate Fai d'Autunno al Cimitero monumentale hanno offerto un'occasione preziosa per riscoprire un luogo che custodisce molto più di una raccolta di tombe. Tra cappelle, edicole, busti e gruppi scultorei, gli studenti del liceo scientifico Tosi hanno accompagnato i visitatori in un percorso attraverso la storia di Busto Arsizio, le trasformazioni del gusto artistico e le vicende umane che si celano dietro ogni monumento.

Il grande afflusso di pubblico e la qualità delle spiegazioni hanno confermato il valore di un'iniziativa nella quale i giovani si sono fatti interpreti e divulgatori del patrimonio cittadino. 

Laura Vignati