Sport - 08 ottobre 2026, 12:30

VIDEO. «Aurora I love you», ultimo atto alle ex carceri: il viaggio di Filippo D’Angelo nel calcio «pane e salame»

Fino a sabato 10 ottobre, a Busto, prosegue la rassegna fotografica dedicata alla Pro Patria. Il curatore racconta le storie dietro gli scatti: «Dall’inno di Tornese a Riccardo Colombo, ho voluto mostrare l’umanità e i sentimenti autentici dello Speroni. Un tributo a chi ama questa maglia, dai giovani ultras alle figure storiche». Sala aperte dalle 13 alle 19 prima della chiusura definitiva

Ultimi giorni a disposizione per compiere un viaggio dentro l'anima e il vissuto quotidiano del popolo biancoblù. Nelle sale al primo piano dell’ex carcere asburgico di via Monsignor Borroni, a Busto, si avvia verso la conclusione la mostra fotografica «Aurora I love you - diario fotografico di una fede che non retrocede... MAI», ideata e curata dal documentarista Filippo D'Angelo. C'è tempo infatti soltanto fino a sabato 10 ottobre per ammirare un percorso espositivo ricco di suggestioni, capace di raccontare la Pro Patria attraverso una prospettiva intima, autentica e lontana anni luce dalla retorica convenzionale del campo.

A guidare i visitatori tra gli oltre trecento scatti in bianco e nero è lo stesso autore, che spiega come il progetto sia nato per esplorare ciò che normalmente rimane ai margini del rettangolo di gioco: «La mostra parte dalla fotografia di copertina, che considero la più emblematica dell'intero percorso: ritrae due ragazzi che si scambiano un bacio sulle gradinate dello Speroni durante l'intervallo, vista dalla tribuna stampa. È un'immagine reale, non costruita né posata. Ne ho scattate tre da dietro e questa era la più bella: racchiude il senso profondo dell'esposizione, ovvero i sentimenti puri verso il calcio, verso la squadra e verso i colori della propria città, lontani da ogni forma di violenza».

Passeggiando tra i pannelli, gli scatti compongono un mosaico di memorie, aneddoti e legami territoriali. C'è lo scatto natalizio dedicato a Massimo Tornese, autore fagnanese dello storico inno della Pro Patria: «Siamo andati allo stadio chiuso tre anni fa, con un freddo tremendo. Tutti cantano quella canzone la domenica, ma pochissimi sanno chi l'ha scritta: spesso la musica fa solo da sottofondo, mentre per me era fondamentale dare risalto a chi ha regalato un pezzo di identità al club». C'è poi il ritratto di Vittorio Pocorobba, protagonista in maglia tigrotta negli anni Ottanta: «Un legame speciale per le mie origini siciliane, di Trapani come lui, già coinvolto nel mio documentario su Pippo Taglioretti». E c'è la fotografia di Riccardo Colombo scattata nel 2021 all'oratorio di Bergoro, in mezzo all'erba alta di un campo dismesso: «Riccardo mi disse che era impensabile vedere quel campo abbandonato rispetto a quando ci giocava da ragazzino. Colombo rappresenta un esempio: rifiutò la Serie B per tornare a Busto e riportare la Pro Patria tra i professionisti insieme a Santana». Tra le pochissime immagini a colori risalta invece la panchina rossa contro la violenza sulle donne, inaugurata all'esterno della nuova sede del Pro Patria Club.

Ampio risalto viene riservato all'umanità che gravita attorno allo stadio: dai volti storici della tifoseria scomparsi negli ultimi anni a chi, come Sergio Marra, ha prestato persino il proprio corpo per vestire la mascotte del Tigrotto, fino a una parete interamente dedicata agli operatori dell'informazione, fotografi e cronisti che raccontano i tigrotti ogni fine settimana. Tra i ritratti a cui D'Angelo è più affezionato figura quello della compagna dell'ex attaccante biancoblù Mastroianni, colta mentre fuma una sigaretta all'intervallo: «È la mia foto preferita: c'è una bellezza femminile d'altri tempi, sembra uscita dagli anni Cinquanta. Le ho chiesto il permesso di poterla esporre e ne è stata felicissima».

Uno dei messaggi più forti lanciati dall'autore riguarda proprio il mondo del tifo organizzato e delle nuove generazioni: «Si sottolinea troppo spesso il lato violento o conflittuale del calcio, mentre parlando con i giovani ultras ho trovato ragazzi appassionati di musica, apolitici, che vivono la passione in modo sano e pulito. Volevo superare i campanilismi e i luoghi comuni per mostrare un calcio pane e salame, fatto di persone semplici e sentimenti veri». Non manca infine uno sguardo rivolto al presente e al futuro, con le immagini del nuovo corso societario guidato dalla presidente Rosanna Zema e l'omaggio alla formazione Primavera che nella scorsa stagione ha conquistato lo scudetto di categoria, arricchito da alcuni scatti concessi dalla madre di uno dei giovani calciatori. «Devo ringraziare di cuore sia l'attuale presidenza sia la precedente gestione di Patrizia Testa, oltre a Emanuele Gambertoglio e alla famiglia Banfi, per avermi sempre dato fiducia permettendomi di muovermi a bordo campo con la macchina fotografica», conclude D'Angelo.

L'esposizione resterà aperta a ingresso libero per gli ultimi tre giorni secondo il seguente calendario: giovedì 8 e venerdì 9 ottobre e sabato 10 ottobre dalle 13 alle 19.

Giovanni Ferrario


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