Che spettacolo, dall'alto: quello di una Busto Arsizio che cresce, certo (i cantieri si scorgono via via), ma che mantiene i suoi punti fermi. L'hanno potuto contemplare i cittadini che hanno "scalato" il campanile di Sant'Edoardo lo scorso weekend: è diventato ormai un riferimento nel programma della festa patronale del rione, l'ultima dell'anno in città (si chiuderà domenica 11 ottobre, con poi messa in memoria dei benefattori e cena per i collaboratori martedì 13).
Sabato la giornata era ideale per ammirare la città e anche oltre, se muniti di un cannocchiale: la distanza di Milano si frantuma da lassù. Anche questo appuntamento era possibile grazie a collaboratori della parrocchia che hanno assistito, guidato, vegliato sulla sicurezza. Sfogliando l'album delle patronali nell'arco dell'anno, si coglie come il segreto più bello resti questo: la forza del volontariato. Vale a dire, il desiderio coltivato da tanti bustocchi di offrire tempo ed energie agli altri. Lo racconta quotidianamente in silenzio il terzo settore, nel sociale come nella cultura e nello svago.
Le feste sono un momento non meno importante di consentire di vivere possibilità di incontro e di scoprire meglio la propria comunità. Anche di aiutarla, perché tutte si sono poste un fine benefico, a sostegno delle necessità di parrocchie e oratori.
Se lo sguardo di Busto continua a volare alto e a vedere lontano, è grazie a tutti quelli che danno una mano senza mai mettere in vetrina la propria faccia. Per una volta, abbiamo "catturato" i volti di quasi tutti amici che hanno assistito nella scalata del campanile. Luca, Franco, Giuseppe, Carmine, Massimo, Paolo: pubblichiamo i nomi questo gruppo per dire grazie a tutti, tutti davvero, in ogni rione della città.
Grazie a coloro che hanno permesso e permetteranno sempre alla gente di stare insieme, imparando, scherzando, cenando. Con una fatica ripagata da ogni sorriso.