Politica - 01 ottobre 2026, 10:59

D.G. Legge elettorale, Ferrara: «Chi di spada ferisce, di spada perisce. Oggi la maggioranza cambia le regole, domani potrebbe subirle»

Il deputato M5S Antonio Ferrara critica la riforma: «Le regole non si cambiano guardando la classifica di oggi». Nel mirino premio di maggioranza, preferenze e tempi della modifica

«Chi di spada ferisce, di spada perisce. Oggi questa maggioranza cambia le regole pensando allo scenario politico attuale. Ma in politica dodici mesi sono un'eternità: cambiano i consensi, cambiano le coalizioni e cambiano i rapporti di forza. La legge che oggi qualcuno considera conveniente, domani potrebbe produrre effetti completamente diversi». Lo dichiara il deputato varesino del Movimento 5 Stelle Antonio Ferrara, intervenendo sulla riforma della legge elettorale A.C. 2822-B.

«Il primo paradosso riguarda la stabilità. Il 4 settembre Giorgia Meloni ha festeggiato i 1.413 giorni del proprio Esecutivo, diventato il più longevo della storia repubblicana, spiegando che proprio la stabilità consente al Paese di programmare e decidere.  E allora la domanda è inevitabile: se avete appena festeggiato il Governo più stabile della storia repubblicana, quale instabilità state cercando di curare cambiando la legge elettorale? Prima celebrate il record, poi cambiate le regole per ottenere ciò che sostenete di avere già ottenuto».

Ferrara contesta anche il meccanismo delle preferenze introdotto dal testo modificato dal Senato: «Si racconta agli italiani che viene restituito loro il diritto di scegliere. Ma la legge stabilisce che le preferenze possono essere espresse sui candidati ad eccezione del capolista. In altre parole, avete restituito la matita agli elettori, ma il primo nome lo avete già scritto voi».

Altro nodo è il premio collegato al 42% dei voti validi. La proposta prevede che, quando ricorrono le condizioni stabilite dal testo, alla stessa lista o coalizione prima classificata in entrambe le Camere possano essere assegnati 70 seggi alla Camera e 35 al Senato. 

«E il tema diventa ancora più delicato se guardiamo alla partecipazione. Alle elezioni europee del 2024 ha votato il 49,69% degli aventi diritto.  Naturalmente nessuno può sapere quale sarà l'affluenza alle prossime politiche, ma se si ripetesse un livello simile, il 42% dei voti validi corrisponderebbe a poco più di un quinto degli aventi diritto. È quindi legittimo discutere non soltanto di governabilità, ma anche di rappresentanza».

Ferrara richiama inoltre il tema delle firme e dell'accesso alla competizione: «Fratelli d'Italia conosce bene cosa significhi partire da una posizione minoritaria, crescere nel consenso e arrivare al Governo. È proprio questa la forza della democrazia. Per questo chi è entrato dalla porta quando era piccolo dovrebbe essere particolarmente prudente prima di rendere quella porta più pesante per chi arriva dopo».

Infine il riferimento alla raccomandazione della Commissione di Venezia del Consiglio d'Europa, secondo cui gli elementi fondamentali della normativa elettorale non dovrebbero essere modificati a meno di un anno dalle elezioni, per tutelare stabilità e credibilità del processo elettorale. 

«Non è un comandamento e non è un divieto assoluto», conclude Ferrara. «Ma francamente non serve neppure una Commissione internazionale: basta il buon senso. Le regole della partita non si modificano guardando la classifica di oggi e immaginando che domani sarà identica».

«Colleghi della maggioranza, state attenti a cucirvi una legge sulla fotografia politica del presente. La politica ha il brutto vizio di cambiare fotografia molto rapidamente. Potreste scoprire di avere confezionato con grande cura il vestito perfetto per farlo indossare a qualcun altro. Chi di spada ferisce, di spada perisce: le maggioranze passano, le regole restano».