Il gol più bello di Turchia-Italia è stato segnato quando l'arbitro Oliver ha fischiato la fine della partita vinta dall'Italia per 4-1. Quando lo stadio di Bursa era quasi deserto e si stavano per spegnare i riflettori. Lo ha realizzato un bambino. Si, proprio così.
Non si sa come sia riuscito a rimanere nell'impianto, voleva seguire l'allenamento di Riccardo Calafiori che non aveva giocato il match. Lo ha quasi pedinato ed al termine ha saltato le barriere, si è precipitato in campo correndo verso di lui: gli ha chiesto la maglietta. Con grande sensibilità e, forse ricordandosi di essere stato anche lui un bambino, il giocatore se l'è sfilata e l'ha messa nelle sue mani. Il bambino l'ha abbracciato, arrivando a malapena sopra le ginocchia, perfino si è abbassato per baciargli le scarpe. Era felicissimo, euforico, quasi non voleva staccarsi da Calafiori per ringraziarlo di quel dono inaspettato. Momenti stupendi. Mentre si allontanava sventolava la maglia azzurra come un trofeo e la teneva stretta nella mano destra come una reliquia.
Gesti che hanno emozionato. Da levarsi dal divano ed applaudire la genuinità e la purezza di quel comportamento. Dicono che si sia avvicinato a Calafiori dicendo che lui è un tifoso dell'Arsenal (squadra dove gioca il terzino della Nazionale). Probabilmente è una bugia o forse no. Ma che importa. È stata detta a fin di bene da un bambino svelto di pensiero e di questo avrà pure sorriso il Padreterno.
Di sicuro quel bambino ha dato a tutti una lezione di calcio. E' valsa più di tanti inutili sermoni di improvvisati predicatori che spopolano sulle televisioni. Un insegnamento a presidenti, amministratori delegati, ceo e compagnia cantante, protagonisti del calcio-business.
È la passione che muove tutto. E saranno i bambini salvare il calcio e magari anche il mondo.