Sport - 24 settembre 2026, 17:54

Enna piange, Busto ride: per Travagin è déjà-vu di contestazioni

Mentre i tigrotti comandano a punteggio pieno, giù al Sud l'imprenditore che è stato numero uno della Pro Patria per qualche settimana e ora è presidente dell'Enna Calcio, colleziona zero vittorie, nove reti al passivo, pignoramenti e scopre che il nuovo sindaco non è disposto a concedergli sconti

Cambiano le latitudini, ma la trama sembra scritta dallo stesso, instancabile sceneggiatore del teatro dell'assurdo. A poco più di due mesi dai concitati fatti di via Ca' Bianca, culminati con l'addio lampo dopo un'estate ad altissima tensione, Giancarlo Travagin è protagonista del medesimo canovaccio a quasi millequattrocento chilometri di distanza.

Questa volta il palcoscenico è il girone I di Serie D, dove l'imprenditore piemontese ha rilevato a fine agosto l'Enna Calcio. E se a Busto Arsizio la nuova Pro Patria guarda tutti dall'alto a punteggio pieno dopo le prime quattro giornate, la classifica siciliana racconta una parabola diametralmente opposta: l'Enna langue al penultimo posto con un solo punto conquistato, zero gol all'attivo e ben nove incassati. Peggio è riuscito a fare soltanto il Trapani del vulcanico Valerio Antonini, zavorrato da cinque punti di penalizzazione e inchiodato a quattro sconfitte su quattro.

I guai del campo, tuttavia, sono soltanto la punta dell'iceberg. Perché, esattamente come accaduto all'ombra dello Speroni, attorno a Travagin il clima si è fatto incandescente nel giro di una manciata di settimane. Tra la comparsa degli ormai immancabili striscioni «Travagin vattene», lo sfratto dalla sede sociale, una pioggia di pignoramenti per debiti pregressi e l'impossibilità di utilizzare l'impianto cittadino – tanto da costringere la squadra a traslocare gli allenamenti a Niscemi –, il presidente ha affidato la propria replica a una durissima lettera aperta.

E se con Emanuele Antonelli il rapporto era stato proficuo, non è andata altrettanto bene con il primo cittadino del capoluogo di provincia siciliano. Nel mirino, infatti, è finito direttamente il sindaco Mirello Crisafulli, accusato di aver tradito gli impegni: «Il mio principale avversario è il sindaco di Enna. Con lui avevo preso accordi precisi suggellati da una fotografia pubblica: quegli impegni non sono stati mantenuti. Penso di essere stato preso in giro» ha tuonato Travagin, definendo i pignoramenti «sincronizzati a orologeria» e denunciando un presunto complotto per affossare il club, mentre «uno rema per salvare la barca e mille remano per distruggerla». Dallo sport l'imprenditore è poi passato a un'articolata requisitoria sullo stato della città, toccando strade, verde pubblico, l'autodromo di Pergusa e la struttura sanitaria CISS, prima di chiudere con una provocazione amara: «Se me ne vado, con me se ne va un progetto e un'altra occasione».

La risposta del primo cittadino ennese non si è fatta attendere, oscillando tra le carte bollate e un'affilata ironia. Crisafulli ha infatti annunciato querela per diffamazione e danno all'immagine, liquidando con sarcasmo le lezioni di governo del presidente: «Relativamente alle sue dichiarazioni sullo stato della città penso si riferisca alla vecchia amministrazione, perché io mi sono insediato il 27 maggio di quest’anno e, per quanto ne so io, solo il Padre Eterno in sette giorni ha creato il mondo. A me, onestamente, serve qualche giorno in più».

Due mandati presidenziali in pochi mesi, due partenze shock e altrettante tempeste istituzionali e di piazza. Se a Busto Arsizio la vicenda aveva assunto tratti kafkiani prima del sospirato passaggio a un nuovo corso, a Enna la cronaca sportiva ha già lasciato il passo a quella giudiziaria. Con un'unica, rassicurante certezza per i tifosi tigrotti: stavolta il film dell'orrore va in onda altrove.

GioFe


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