Il palazzetto dello sport di Olgiate Olona non riapre dopo la pausa estiva. Dopo la comunicazione dell’Amministrazione comunale sulla situazione dell’impianto (LEGGI QUI), arriva la presa di posizione della Lega Olgiate Olona, che chiede chiarezza sulle criticità emerse e sulle verifiche effettuate.
«Il disagio c’è. E non si può nascondere né minimizzare», esordisce il gruppo, che pone l’accento soprattutto sul valore dell’opera: circa tre milioni di euro di investimento pubblico. Un esborso che, secondo la Lega, rende ancora più necessario capire perché le problematiche relative alla sicurezza e alla documentazione non siano state individuate prima. «La sicurezza doveva essere una priorità assoluta del progetto», sottolinea la sezione locale dei padani, interrogandosi sulle difformità rispetto alle norme antincendio, sulle certificazioni mancanti e sulle verifiche effettuate prima della chiusura.
Nel mirino finiscono anche le spiegazioni fornite in Consiglio comunale in merito agli episodi di infiltrazione d’acqua, con la Lega che definisce la vicenda meritevole di ulteriori chiarimenti e richiama la necessità di una maggiore trasparenza nei confronti dei cittadini. La richiesta politica, infine, si allarga al metodo con cui vengono gestite le opere pubbliche e le questioni che riguardano il patrimonio comunale: «Confrontatevi. Ascoltate. Spiegate. Coinvolgete», è l’appello rivolto alla maggioranza.
Di seguito, la nota integrale della Lega Olgiate Olona.
«Tre milioni di euro. Soldi pubblici. Soldi nostri»
«Il disagio c’è. E non si può nascondere né minimizzare.
Qui non stiamo parlando semplicemente di qualche settimana di sospensione delle attività sportive. Stiamo parlando di un’opera costata circa 3 milioni di euro, non “un centinaio di migliaia”. Tre milioni di euro di soldi degli olgiatesi. E quando si spendono queste cifre, è doveroso pretendere risposte chiare. La sicurezza doveva essere una priorità assoluta del progetto. Oggi ci troviamo invece a parlare di difformità rispetto alle norme antincendio, certificazioni mancanti e palazzetto chiuso.
La domanda è semplice: perché non ci si è accorti prima di questi problemi? E ancora: se il gestore non avesse posato il parquet, questa situazione sarebbe emersa prima o dopo? Perché è stato necessario arrivare a questo punto per verificare che tutto fosse in regola?
Poi c’è la questione della pioggia all’interno del palazzetto. In Consiglio comunale ci è stato spiegato che alcuni operai avrebbero lasciato degli attrezzi che hanno ostruito gli scarichi. Sarà anche così, ma permetteteci almeno di dire che questa spiegazione ha lasciato parecchi cittadini perplessi. Qualcuno, forse un po’ maliziosamente, potrebbe persino pensare alla classica “supercazzola”.
Ma al di là delle battute, qui il problema è serio.
Tre milioni di euro. Soldi pubblici. Soldi nostri. E allora non basta dire che “si sta lavorando” per risolvere la situazione. Vogliamo sapere cosa è stato controllato, quando è stato controllato, cosa non ha funzionato e soprattutto perché certi problemi non siano stati individuati prima.
Perché il rischio, altrimenti, è che anche questa diventi l’ennesima grande opera pubblica inaugurata con tanto entusiasmo e poi costretta a fare i conti con problemi che qualcuno avrebbe dovuto prevedere e verificare. E proprio su questo vogliamo essere chiari: vorremmo poter smentire con i fatti l’idea che certe opere vengano realizzate principalmente per raccogliere consenso politico.
Come si fa? Con la partecipazione vera dei cittadini. Lo chiediamo ancora una volta alla maggioranza: sulle questioni importanti che riguardano il patrimonio comunale e milioni di euro dei cittadini, non limitatevi a decidere tutto in Giunta tra sindaco e pochi assessori e poi a comunicarlo alla comunità. Confrontatevi. Ascoltate. Spiegate. Coinvolgete. Perché il palazzetto non è del sindaco, non è della Giunta e non è della maggioranza. È degli olgiatesi. E gli olgiatesi hanno tutto il diritto di sapere come vengono spesi i loro soldi, perché oggi il palazzetto è chiuso e soprattutto chi avrebbe dovuto controllare prima che tutto fosse realmente in sicurezza.
La trasparenza non si proclama nei comunicati. Si dimostra con i fatti».