«Oltre la propaganda: ecco perché, a mio avviso, il programma di “Futuro Nazionale” è una minaccia reale per i nostri diritti».
A prendere posizione è Luca Vergani, segretario comunale di Forza Italia a Marnate, che affida ai social una lunga riflessione sul programma di Futuro Nazionale, il movimento politico legato al generale Roberto Vannacci. Vergani concentra la propria analisi soprattutto sui temi dei diritti individuali, delle libertà personali e dell'autodeterminazione, contestando quella che considera una visione politica fondata sulla contrapposizione tra sicurezza e immigrazione e priva, a suo giudizio, di una vera prospettiva di sviluppo.
Il segretario azzurro mette in guardia dal rischio che, dietro il richiamo alla modernità e al futuro, si affermi invece una concezione restrittiva delle libertà. Il punto centrale della sua critica riguarda la possibilità che lo Stato possa intervenire sulle scelte personali e sulle identità degli individui, arrivando a imporre un modello di vita considerato come l'unico accettabile.
Questo il post integrale di Luca Vergani:
«Oltre la propaganda: ecco perché, a mio avviso, il programma di “Futuro Nazionale” è una minaccia reale per i nostri diritti. Non serve evocare fantasmi del passato per preoccuparsi del futuro del nostro Paese. Basta leggere con attenzione i documenti programmatici che oggi cercano una legittimazione istituzionale.
Il programma di "Futuro Nazionale" si presenta con l'ambizione di voler tracciare la rotta per una nazione moderna e futuristica. Ma la realtà dietro gli slogan racconta tutta un'altra storia. Ci troviamo di fronte a una visione dogmatica, quasi una dottrina rigida che vuole imporsi per legge, che rischia di portarci verso un netto degrado civile e sociale.
Questo progetto politico si regge interamente su due soli pilastri emotivi: la sicurezza e l'immigrazione. Cavalcare la paura è una strategia vecchia come il mondo per fare presa sulle persone. Il problema vero è che, tolta questa facciata emergenziale, il programma si rivela privo di una vera visione di sviluppo. Al contrario, contiene una serie progressiva di punti che attaccano frontalmente la sfera più preziosa di una società democratica: i diritti individuali e l'autodeterminazione.
Una nazione non diventa moderna se decide di fare passi indietro sulla pelle dei cittadini. Quando si propone di limitare le libertà personali, di smantellare le tutele civili conquistate in decenni di lotte e di imporre un unico modello di vita accettabile, si sta compiendo una scelta precisa. Si sceglie di calpestare il principio cardine dell'uguaglianza. La dignità umana non è un concetto negoziabile o un lusso da concedere a pochi. È il valore supremo che le istituzioni hanno il dovere assoluto di preservare e tutelare.
Se accettiamo l'idea che lo Stato possa decidere sui corpi, sulle scelte personali e sulle identità degli individui, stiamo rinunciando alla nostra libertà. Non possiamo scambiare i nostri diritti fondamentali con una falsa promessa di sicurezza. Il vero futuro si costruisce allargando gli spazi della democrazia, non restringendoli. Difendere la dignità di ciascuno significa difendere la libertà di tutti».
Il precedente di Gorrasi
La posizione di Vergani non arriva isolata. Si allinea infatti a quella espressa nei giorni precedenti da Carmine Gorrasi, responsabile degli Enti Locali del sud della provincia di Forza Italia, che poco prima di Ferragosto aveva utilizzato i propri canali social per prendere le distanze dal programma di Futuro Nazionale e, più in generale, per sottolineare la distanza tra la tradizione liberale e moderata di Forza Italia e alcune delle impostazioni sostenute dal movimento di Vannacci.
Il tono scelto da Gorrasi era stato volutamente più sarcastico e provocatorio. Nel suo intervento aveva passato in rassegna alcuni dei punti del programma, contestandone la sostenibilità economica e criticando le proposte in materia di sicurezza, immigrazione, natalità e ruolo della famiglia. Aveva inoltre richiamato il manifesto di San Sepolcro del 1919 per sviluppare un paragone storico provocatorio con il programma attuale.
Al di là dell'ironia, però, il messaggio politico di Gorrasi era arrivato a una conclusione netta: «Questo programma non è accettabile dall'attuale centro destra».