Stefano Ghisolfo è un volto noto per i lettori de “Il bustese” (vedi articoli in fondo). Perché la sua scelta di interrompere gli studi a Busto e proseguirli a La Spezia, prima al Liceo Scientifico, in seguito all’Università, attirava l’attenzione. Motivo del trasferimento, da solo e quando non era ancora maggiorenne: assecondare una passione per il nuoto che le piscine faticavano a contenere: la chiamata arrivava dalle lunghe distanze e dalle acque libere, dal Mar Ligure. L'inizio di un percorso coronato da risultati tali da essere raccontati su queste colonne, nello sport e nello studio.
Qualche anno e tante bracciate dopo, trovato posto in bacheca per medaglie, diploma e una laurea triennale in ingegneria nautica, il giovane atleta bustocco sa che lo Stefano Ghisolfo 17enne, partito dalla Lombardia per tenere dietro a un sogno, fece la scelta giusta. E naturalmente guarda avanti.
Partiamo dallo sport?
Certo, anche quest’anno ho partecipato all’Italian open water tour, quasi sempre ho raggiunto il podio, sono soddisfatto. Il nuoto è stato il motivo per cui ho lasciato Busto, per cui mi sono imposto una frequentazione molto diversa delle persone che per me contano. Un po’ dico bravo a me stesso, ho cercato di rimanere focalizzato sui miei obiettivi e credo di esserci riuscito. Un po’ ringrazio. I miei amici, che sento con una certa regolarità e rivedo volentieri quando torno. E i miei genitori, che hanno avuto fiducia in me. Oggi si può dire che è andata bene, quando sono partito dubbi e timori erano leciti
In passato ci hai raccontato di vivere in un convitto, una sistemazione magari spartana ma risultata funzionale a uno stile di vita senza dispersioni e distrazioni…
Sto ancora lì, l’alloggio, nel tempo, non è cambiato. Le frequentazioni del posto si sono un po’ modificate, oggi l’età si è abbassata. Io, nel mio piccolo, sono una costante. Anche perché la posizione è comoda, fra l’altro, per raggiungere l’università
Hai ottenuto la laurea con una tesi in yacht design. Anche in questo caso: non esattamente una materia che va per la maggiore…
Ho scoperto quasi per caso la possibilità di prendere questa strada anche se avevo chiara l'idea di trovare qualcosa di coerente con la mia passione per il mare. Ho fatto un tirocinio incentrato, fra l’altro, su ricerche di mercato. E ho testato tecnologie, arrivando, alla fine, a sviluppare un progetto preliminare per uno yacht da quasi 22 metri, con elementi che incidessero sulla sostenibilità dell’imbarcazione. L’accorgimento più significativo è stato l’utilizzo di materiale riciclato nel cosiddetto sandwich, fra i laminati in vetroresina del fasciame
La novità è piaciuta?
Eccome, ho anche ottenuto un riconoscimento per la sostenibilità applicata alla nautica, un’iniziativa patrocinata dal Comune di La Spezia. Al progetto dello yacht ho dato il nome “Odisseo”: evoca l’avventura, il richiamo del mare. Qualcosa che, evidentemente, sento
Ora ti sarai messo sugli esami per la laurea magistrale…
Sì. Ma mi porto avanti, sto già pensando alla tesi. Tipicamente ci si lavora affiancando un professore. Ho trovato la possibilità di unirmi a un progetto, richiesto da Fincantieri all’Università di Genova, per un sistema che riduce il rollio, in particolare su navi in movimento. In generale, dovrà essere una tesi di ricerca. La cosa è stimolante anche perché mi piacerebbe che proprio la ricerca diventasse, in futuro, il mio lavoro
Oggi sei un 22enne con una vita impegnativa e obiettivi via via più chiari all’orizzonte. Che cosa diresti allo Stefano di sei anni fa, al ragazzino che stava per partire alla volta della costa e del mare?
Fai bene, vai avanti. Gli direi questo, lo rassicurerei. Perché in questo lasso di tempo non ho cambiato convinzione: se c’è qualcosa che sentiamo davvero, qualcosa che si muove dentro di noi e che ci chiama, dobbiamo provare. Anche se un po' di paura, all’inizio, c’è ed è normale. Poi…
Poi?
Raccomanderei a me stesso di essere curioso, di trovare nuovi interessi e stimoli. Lo dico, fra l'altro, per la soddisfazione che sto ottenendo da un paio d’anni: sono entrato nel Revel sailing team, la squadra universitaria di La Spezia che progetta barche da regata. E gareggia. Recentemente abbiamo partecipato alla SuMoth Challenge, una gara per imbarcazioni che utilizzano tecnologie sostenibili. Le occasioni per unire le passioni, per mettersi alla prova e imparare sono tante. Ma se rimaniamo sul terreno più facile e conosciuto non le scopriremo mai.