Ieri... oggi, è già domani - 21 agosto 2026, 05:01

a cumbinoeusa" - la tuta di lavoro

Giusepèn non è uno stravagante. E' un metodico. E, quando glielo dico, diventa pure, sorprendente

Giusepèn non è uno stravagante. E' un metodico. E, quando glielo dico, diventa pure, sorprendente! Tira fuori dal suo "cilindro di sapere", un termine quasi ancestrale, ma dall'effetto … grandioso: "a cumbinoesa" che si riferisce alla "tuta completa" che indossavano gli operai in fabbrica. A onor del vero, la "tuta"normale era composta dal solo giubbotto o dalla sola giacchetta, entrambi di color blu che tutelavano gli abiti indossati, prima di mettersi all'opera. C'erano i meccanici a "farla da padrone", per via del contatto che avevano coi torni, i telai, le macchine che abbisognavano di una certa manutenzione, come l'olio che rintuzzava l'attrito delle parti meccaniche.

Ovviamente, anche i Magazzinieri  o i Lavoratori delle spedizioni, privilegiavano "a cumbinoesa" a supporto degli abiti, accuratamente ordinati negli spogliatoi. Siccome poi, per il "cambio" tra abiti civili e abiti da lavoro, si considerava il tempo di cinque minuti buoni, al mattino si andava in fabbrica cinque minuti prima "dul vapùi" (la forza motricenecessaria per far funzionare telai, torni, subbi essiccatoi, filatoi e tutto il macchinario necessario per la produzione) era consentito andare a cambiarsi, con cinque minuti d'anticipo, per poi "timbrare il cartellino" d'uscita dalla fabbrica.

Un dato particolare, me lo fa rimarcare Giusepèn, a mò di domanda: "tel'se candu s'à usèa cambiassi in fabrica?" (sai, quando si usava cambiarsi in fabbrica?)  e, a bruciapelo, non ho saputo rispondere. Poi, con l'aiutino di Giusepèn, sono risalito all'epoca in cui, nelle Tessiture si procedeva a tessere un nuovo tipo di filato.

"Ti, te lauèi in dul Ferrario e ga gnèa giù dai telòi ul jeans che, al di din coeu lu ciònam denim".Vero Giusepèn, gli rispondo quasi con enfasi. Chiamavano jeans quel "cutunasciu" (cotonaccio - per dire cotone di seconda scelta) "ca s'à druea par fò'i culzon di uperòi" (che si utilizzava per creare i pantaloni degli operai) e "burdegò non" (non sporcare) gli abiti un tantino di stoffa pregiata che gli operai indossavano per recarsi sul luogo di lavoro e, ritorno a casa.

Era l'epoca del 1960 - avevo 14 anni, con tanto di Libretto di Lavoro (oggi, mi pare è rilasciato al compimento dei 16 anni (anche se non ne sono certo) - ebbene, lavoravo prima come "garzone" e dopo pochi mesi, mi hanno promosso operaio. Di jeans (mi riferisco alla stoffa portata da noi, dagli Americani in tempo di guerra) ne ho lavorato a bizzeffe, sino alla scadenza dei 2 anni e 9 mesi di "esperienza operaia" e mamma mi confezionò un paio di pantaloni, da indossare unicamente in fabbrica.

Per il resto "puaiti, si, ma rispetusi d'andò'n giru vistì pulidu" (poverelli, d'accordo, ma rispettosi di andare in giro vestiti bene) - insomma, i jeans facevano parte del "vestito di lavoro" e la "cumbinoesa" doveva tener presente sia l'etica del vestire sia una certa eleganza.

"Guaia 'andò a Messa cunt'i jeans" (guai andare a Messa con addosso i jeans) e, ovviamente, in ogni festa, il jeans (o la cumbinoesa) non si dovevano indossare - fu da lì, che i Tessitori, mostrarono il loro acume, nei confronti di una stoffa, valutata "cutunosciu" che in poco tempo ha preso il nome di "Denim", surclassando in prestigio, lo stile americano che non dava peso  a questo abbigliamento.

Dico allora a Giusepèn che questa "invenzione USA", è diventata un grandioso business per le Aziende Italiane - posso testimoniare che, a "due passi" da Busto Arsizio, una grande Azienda (la Candiani), che ho visitato in "abito della festa" con giacca e cravatta, produce giornalmente una quantità enorme di "Denim" e, il 70% della produzione, viene esportato in USA - anche gli Americani hanno potuto constatare come il Denim prodotto in Italia è diventato una stoffa pregiata  che si distingue nel mondo. Ciò che ho mai capito è vedere (giovani e meno giovani) il Denim-strappato, sfilacciato …..vilipeso, per creare una moda d'asporto che (questo è solo il mio pensiero), con l'eleganza non ci azzecca. Mi garba dire che Giusepèn è d'accordo con me …ma "nogn sèm di temp'in dre" (noi siamo dei tempi passati), ma chi vuol farsi dire "che eleganza" deve solo indossare Denim prodotto e confezionato in Italia!

Gianluigi Marcora