Cronaca - 30 luglio 2026, 08:11

Una odiosa truffa nei confronti di oltre mille donne anziane e sole anche nel Varesotto: finti agenti le costringevano ad acquistare con ogni mezzo articoli casalinghi “farlocchi”

La guardia di finanza di Padova smantella una gigantesca rete di estorsioni e truffe di un'organizzazione criminale che agiva anche nella nostra provincia nel settore delle vendite “porta a porta”: nel mirino signore anziane, deboli e che vivevano spesso con la pensione minima “convinte” ad accendere finanziamenti per l'acquisto di prodotti casalinghi a prezzi superiori ai 5 mila euro ma, in realtà, di scarso valore

Una serie infinita di estorsioni e truffe nelle vendite porta a porta a oltre mille donne anziane, anche in provincia di Varese: una gigantesca indagine della guardia di finanza di Padova porta al rinvio a giudizio da parte della Procura della Repubblica di Padova di sei persone. Sequestrati anche due milioni e mezzo di euro ritenuti il profitto di questo reato.

Ricostruito dalle Fiamme Gialle padovane il modo di agire - cinico e senza scrupoli nei confronti delle persone anziane, sole o deboli individuate - dell'organizzazione criminale radicata nel Padovano che si avvaleva di una rete di agenti di vendita che battevano in modalità “porta a porta” specifiche aree territoriali, compreso il Varesotto, consapevoli di trovare in alcune abitazioni anziani, casalinghe, pensionati e persone sole.

Con grande abilità di persuasione gli "agenti" riuscivano ad accedere alle abitazioni private e, qui, convincevano le vittime che, in virtù di un pregresso contratto di acquisto stipulato anni prima anche con altre imprese di vendite a domicilio, erano obbligate ad acquistare articoli casalinghi come ferri da stiro, set di pentole, materassi, topper, cuscini, lenzuola, poltrone reclinabili, dispositivi elettromedicali di magnetoterapia, tutti prodotti presentati come di ottima qualità, ma in realtà di scarso valore.

Tenendo conto che molte anziane vivevano in difficili condizioni economiche e, in numerosi casi, solo con la pensione minima, l’acquisto dei casalinghi ad un prezzo compreso tra 5.000 e 7.000 euro doveva prevalentemente avvenire con l’accensione di un finanziamento presso primarie società di credito al consumo.

In alcuni casi i venditori porta a porta, diversi di loro già gravati da precedenti, si sono ripresentati a distanza di alcuni mesi a casa delle vittime più vulnerabili e più facili da convincere, costringendole ad ordinare ulteriori articoli per la casa e rimodulare il finanziamento già attivato in precedenza che aumentava cosi nell’importo delle rate e nella durata.

In caso di rifiuto o resistenze da parte delle anziane, gli indagati minacciavano di adire le vie legali, sostenendo che il contratto di acquisto sottoscritto negli anni precedenti comportava, a loro avviso, ancora l’obbligo di ulteriori acquisti: da qui la contestata condotta di estorsione.

Molte casalinghe, alla luce della pervicacia e insistenza degli indagati, che dinanzi a loro inscenavano anche finte telefonate con sedicenti responsabili delle aziende con cui erano stati stipulati i pregressi contratti, erano cadute nella rete del gruppo delinquenziale, sottoscrivendo, loro malgrado, nuovi ordini di acquisto, pur non avendone alcuna necessità e al solo fine di liberarsi dell’oppressione esercitata dai venditori presentatisi nelle loro abitazioni.

Più di 1200 sono risultate le vittime residenti non solo a Padova, ma anche in altre province, tra cui, principalmente, Varese, Alessandria, Ancona, Arezzo, Asti, Belluno, Bergamo, Bologna, Bolzano, Brescia, Como, Cremona, Cuneo, Ferrara, Firenze, Forlì Cesena, Genova, Gorizia, Grosseto, Lecco, Lodi, Lucca, Macerata, Mantova, Milano, Modena, Monza-Brianza, Novara, Parma, Pavia, Perugia, Pesaro-Urbino, Piacenza, Pordenone, Prato, Ravenna, Reggio Emilia, Rimini, Rovigo, Savona, Siena, Sondrio, Torino, Trento, Treviso, Trieste, Udine, Venezia, Vercelli, Verona, Vicenza.

I profitti delle condotte criminali, derivanti da ricarichi fino all’800% sui prodotti venduti e dalle provvigioni riconosciute dalle società di finanziamento per ogni singola concessione di credito al consumo, avevano consentito ai principali indagati del sodalizio di condurre uno stile di vita sfarzoso con vacanze da sogno, frequentazione di raffinati ristoranti, acquisti di abbigliamento ed accessori presso le più famose maison di alta moda, noleggio di autovetture di lusso quali Ferrari, Lamborghini, Bentley e Porsche.

La complessa indagine della guardia di finanza di Padova, svolta sotto la direzione e il coordinamento della locale Procura della Repubblica, ha permesso di bloccare l’operato di uno spregiudicato sodalizio criminale, a tutela delle fasce deboli della popolazione e a contrasto delle condotte di estorsione, truffa e riciclaggio dei proventi illeciti, reati di cui ora dovranno rispondere i responsabili.

Il rinvio a giudizio delle persone coinvolte fa seguito alle misure cautelari disposte dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Padova che aveva ordinato, nei confronti dei capi e dei promotori dell’organizzazione delinquenziale, cinque misure cautelari personali (di cui una in carcere e due degli arresti domiciliari) e il sequestro preventivo del profitto del reato per 2,5 milioni di euro.

Proprio nel corso dell’esecuzione, nel gennaio scorso, delle misure cautelari e dei contestuali provvedimenti di sequestro e perquisizione e alla luce dell’esame delle prove digitali e documentali cautelate e di ulteriori testimonianze acquisite da altre vittime, era stato possibile consolidare un rilevante quadro indiziario, consentendo così di confermare le originarie ipotesi di reato.

Il quadro accusatorio è stato confermato nel corso delle diverse istanze di riesame presentate ai Tribunali di Venezia e Padova da parte degli indagati, nei cui confronti sono stati sequestrati beni di lusso quali orologi, gioielli, capi d’abbigliamento e accessori, nonché disponibilità finanziarie e altri beni mobili e immobili.

Le indagini avevano avuto origine dall’ordinario controllo economico del territorio, durante il quale era stato osservato, per diversi mesi, come alcuni soggetti padovani frequentassero abitualmente locali esclusivi della movida padovana a bordo di auto di lusso. Gli accertamenti eseguiti sul loro conto avevano sin da subito fatto emergere evidenti incongruenze tra quanto dichiarato all’Amministrazione Finanziaria e il tenore di vita, nonché anomalie nella clientela della società da loro amministrata, composta integralmente da donne ultrasessantenni.

Gli imputati devono naturalmente presumersi non colpevoli fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.

C.S.