Politica - 29 luglio 2026, 19:30

Il sindaco di Turbigo difende il "no" alla moschea e spiega il ricorso al Tar

Nessuno spazio comunale per il luogo sacro mussulmano. Il primo cittadino Fabrizio Allevi interviene con un messaggio alla comunità: «I beni pubblici servono a tutti i cittadini, la libertà di culto non impone la concessione di immobili comunali»

Un diniego motivato alla concessione gratuita di strutture municipali per la realizzazione di una moschea e una presa di posizione netta sul confine tra libertà di culto e gestione del patrimonio pubblico: il sindaco di Turbigo, Fabrizio Allevi, ha scelto di rivolgersi direttamente ai cittadini attraverso un video per illustrare la complessa vicenda che vede contrapposti il Municipio e l'associazione musulmana "Moschea Essa".

La controversia nasce dalla richiesta formale presentata dal sodalizio religioso per ottenere dall'amministrazione locale, in via permanente e a titolo gratuito, un immobile oppure un'area di proprietà comunale da destinare alla realizzazione di un luogo di culto. Ricevuta l'istanza, la giunta ha avviato una serie di accertamenti interni affidati agli uffici tecnici e al segretario comunale. L'istruttoria si è conclusa con l'accertamento dell'assenza di strutture o terreni di pertinenza municipale idonei e disponibili per tale finalità.

A seguito del rigetto dell'istanza, l'associazione ha intrapreso la via giudiziaria impugnando il provvedimento davanti al Tribunale Amministrativo Regionale. Proprio la pendenza del ricorso al TAR ha spinto il primo cittadino a fare chiarezza pubblica sugli aspetti normativi, etici ed economici della decisione assunta dal Comune.

Nel suo intervento, Allevi ha voluto innanzitutto perimetrare il campo dei diritti garantiti dalla Costituzione, precisando che «la libertà religiosa è un principio fondamentale della nostra Repubblica e deve essere garantita a tutti, su questo non esiste alcuna discussione». Il sindaco ha tuttavia evidenziato come la tutela del diritto di culto risieda nell'assicurare che nessun cittadino venga ostacolato o discriminato nell'esercizio della propria fede. Diversamente, secondo la visione dell'amministrazione, «garantire la libertà religiosa non significa che il Comune abbia l'obbligo di mettere a disposizione il patrimonio pubblico per realizzare un luogo di culto permanente».

La riflessione dell'amministrazione si concentra anche sul valore collettivo dei beni municipali. I beni di proprietà del Comune appartengono indistintamente a tutti i residenti di Turbigo, essendo stati edificati e mantenuti nel tempo con le risorse dell'intera comunità. La loro funzione originaria è quella di erogare servizi pubblici essenziali, dall'istruzione scolastica alle attività culturali, dallo sport al sostegno alle associazioni, fino alle funzioni sociali e istituzionali. In quest'ottica, Allevi sostiene che sovrapporre la libertà di professione religiosa alla pretesa di ottenere in uso esclusivo e definitivo un bene pubblico rappresenti un'interpretazione della Carta costituzionale non condivisibile.

Un capitolo centrale del discorso riguarda le ripercussioni di carattere finanziario per la comunità turbighese. Il contenzioso aperto davanti ai giudici amministrativi imporrà infatti al Municipio di sostenere spese legali per difendere la legittimità dei propri atti. La sola fase iniziale di analisi del ricorso e predisposizione dell'istruttoria tecnica da parte di un legale comporta per il Comune un costo stimato in circa 3.500 euro. Nell'eventualità in cui l'ente decida di costituirsi formale parte in giudizio, l'impegno economico salirà ad almeno 5.000 euro, a cui potrebbero sommarsi ulteriori spese nel corso del procedimento e l'eventuale condanna al pagamento delle competenze di controparte in caso di soccombenza. Risorse che, ha rimarcato il primo cittadino, derivano direttamente dalle tasche dei contribuenti.

Sul tema dell'integrazione e del rispetto reciproco, Allevi ha sollevato una riflessione di ordine generale, chiedendosi quale risposta otterrebbe un cittadino o una comunità che domandasse la concessione gratuita di un immobile pubblico per costruire una chiesa all'interno di uno Stato islamico. Pur senza voler fornire risposte preconcette, il sindaco ha rimarcato che un percorso di rispetto e integrazione non possa prescindere dal principio di reciprocità.

L'amministrazione di Turbigo ha quindi ribadito la volontà di proseguire nella tutela delle decisioni assunte e del patrimonio pubblico nell'interesse generale della cittadinanza, agendo nel rispetto delle leggi, dei pronunciamenti della magistratura e dei principi costituzionali, con coerenza, trasparenza e senso delle istituzioni.

Giovanni Ferrario