Ieri... oggi, è già domani - 21 luglio 2026, 06:30

“ul cù voei” - il sedere vuoto

La “storia” che vado a raccontare, l'ho discussa con Giusepèn, per avere il suo parere qualificato...

PREMESSA - Non troverete mai, in libri scritti da chi ha imparato prima l'Italiano poi il Dialetto, argomenti vissuti "nel quotidiano" - il Dialetto Bustocco da strada è imparato e diffuso dalla "gente comune" che non ha potuto (o voluto) cimentarsi con la Lingua Italiana - anche per il fatto che c'è stata una Legge (subito dopo la guerra 1940-45) che proibiva tassativamente di insegnare o parlare il Dialetto a Scuola - io sono del 1946 e ho "subito" quella Legge - in casa mia si parlava solo il Dialetto Bustocco "da strada" ed io, ho faticato per tutte le Elementari a studiare e imparare l'italiano. Il "danno" di quella Legge, ha coinvolto l'intero Paese e, "per fortuna" ha vinto il Dialetto in ogni Regione d'Italia - quindi, Lingua Italiana, d'accordo, ma nessuna cancellazione ai Dialetti.

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La "storia" che vado a raccontare, l'ho discussa con Giusepèn, per avere il suo parere qualificato. Chi non fa parte della "gente comune" (quella che "mangia" solo "pane e Dialetto") ignora talune circostanze che invece fanno parte della Società rurale e della Società che si sviluppava fra la "povera gente" che non possedeva gli "agi" che invece erano "cosa comune" fra i "sciui" (ricchi).

Bene: tuffiamoci nel vero - il problema del "desco familiare" era di prim'ordine - taluni cibi che si "usavano" comparivano sulle tavole dei "chi può", venivano pedissequamente ignorati dal volgo. (la classe sociale, economicamente più povera e culturalmente più arretrata) - qui, non c'è offesa, ma semplicemente la "dignità" di scrivere situazioni che si vivevano quotidianamente.

Facciamo subito un esempio (parlo per esperienza, in casa mia, a cui seguiva l'esperienza che ci si confidava con altre famiglie). Oltre alla "tazina dul laci" (scodella del latte) con pane e biscotti secchi per colazione, c'era null'altro - la marmellata arrivava non sempre e le "varianti" (briochès e altri tipi di biscotti, erano ignoti - a mezzogiorno, pasta al sugo o risotto (sempre, alternativamente) con due fette di bologna o un pezzo di gorgonzola) e mele, sempre mele, mentre (ad esempio) le banane, il kivi o altre frutti esotici, nemmeno si conoscevano. A merenda, spesso "pàn zucàr e buteu" (pane, zucchero e burro) e talvolta "du fesi da ciculatu" (due pezzi di cioccolato Italcima) o la torta di mele preparata da mamma - sporadicamente, "a rusumòa" (uova sbattute, con l'aggiunta di "un gutèn da marsala" (un goccio di marsala all'uovo) - A cena.. una volta minestrone di riso e una volta minestrone di pasta, poi "spalla cotta", formaggio grana e, mela. 

Evidentemente, il menù era molto più ricco di come l'ho descritto io, ma ogni "piatto" aveva il sapore-rurale, la composizione-rurale … per un appetito-rurale. Le cosiddette leccornie si vedevano nelle Feste comandate (Natale e Pasqua) e durante qualche Cerimonia. 

Il discorso sul cibo, lo attuavano gli adulti. Per noi ragazzi, si ascoltava e si metteva nella …. Tradizione. Eccoci ora al detto che si utilizzava in quei tempi; ovviamente nel Dialetto Bustocco da strada - "s'à podi non, 'ndò a cagò, cunt'ul cù bel e voei" (non è possibile andare in bagno (latrina) col sedere bello e vuoto), per dire che "qualcosa" per vivere, dovevi mangiare, ma a digiunare o "mangiare poco" non era possibile …. defecare! - il discorso era sempre concentrato coi mezzi a disposizione, anche se, nella Società contadina, "ul puì" (il pollo) o "ul cunili" (il coniglio) erano sempre a disposizione - poi c'era l'orto e i "proesi" (piccoli appezzamenti di terreno, simili alle aiuole), fornivano le verdure, ma pure frutti come "mugnoghi" (albicocche) o "sciesi" (ciliegie) o "fighi e cochi" (fichi o cachi) in base proprio alla stagione.

Giusepèn, annuisce. Sa che anche a tavola si doveva "dar di conto" al cibo e, quando c'era nel piatto "pulenta e bruscitti", "risottu cunt'àa luganiga" , "cunili cunt'i fongi" si poteva recitare un altro detto, che va bene col racconto: "cunt'un piattu bon, a buca l'à fò'n bel faciu" (con una leccornia, la bocca compie una bella impresa) - amo il mio Dialetto Bustocco da strada che mi ha insegnato (e inseguito) nella vita! ….. peccato, stia scomparendo, per colpa e per ignavia!

Gianluigi Marcora