Politica - 17 luglio 2026, 19:39

Caso Roggero, Tovaglieri: «Legittima difesa principio di civiltà. Mattarella gli conceda la grazia»

Dopo le parole del forzista Gorrasi, che sul caso del gioielliere condannato aveva detto che «la giustizia ha fatto il suo corso», stigmatizzando la «retorica populista», interviene l’eurodeputata della Lega: «Chiediamo umanità nel trattare la vicenda»

Dopo le parole del forzista Carmine Gorrasi (leggi qui), che sul caso del gioielliere condannato Mario Roggero aveva detto che «la giustizia ha fatto il suo corso», stigmatizzando la «retorica populista», interviene l’eurodeputata della Lega Isabella Tovaglieri. Ecco la nota della bustocca.

La legittima difesa non è uno slogan, ma un principio di civiltà. Non è retorica, ma la dura realtà di una condanna ingiusta. Noi stiamo dalla parte di Mario Roggero, e chiediamo che il presidente della Repubblica gli conceda la grazia, perché vogliamo affermare un principio fondamentale: lo Stato si schiera sempre dalla parte dell'aggredito, mai dell'aggressore.

Mario Roggero non è un assassino. È una persona perbene, un imprenditore onesto, che non ha scelto di trovarsi in quella situazione tragica. Sono i rapinatori ad aver scelto di fargli del male e di attentare alla sua vita e a quella dei suoi familiari.

Se non partiamo da questo presupposto e giudichiamo la vicenda in astratto, come se non ci fosse un contesto da cui partire, trasformiamo la giustizia in qualcosa di distaccato e di scollegato dalla vita vera delle persone e dal dramma vissuto da quell'uomo.

Ci invitano spesso a “restare umani” in altri contesti del dibattito politico, ora siamo noi a chiedere umanità nel trattare la vicenda di Mario Roggero. Qualcuno ci accuserà di populismo, ma la verità è l'esatto opposto: la demagogia è quella di chi pontifica dai salotti sventolando i codici penali, senza aver mai provato il terrore di una pistola puntata in faccia.

Mario Roggero è un gioielliere, non un poliziotto o una guardia giurata: non ha l'addestramento specifico per gestire uno shock di quella portata con la freddezza cronometrica che si pretenderebbe in un'aula di tribunale. È un uomo che ha visto sé stesso e i suoi affetti più cari in imminente pericolo di vita. Sotto l'effetto del panico, dell'adrenalina e dell'esasperazione, ha reagito d'istinto per fermare quella minaccia. Pretendere che in quei secondi concitati un civile possa calcolare col bilancino i limiti giuridici della proporzionalità significa vivere fuori dal mondo. Non vorrei entrare nel merito della sentenza che non mi compete, ma chi, in quel momento di terrore, avrebbe potuto avere la certezza assoluta che il pericolo fosse davvero cessato e che i criminali non stessero per girarsi e sparare?

Una giustizia che mette sullo stesso piano chi sceglie deliberatamente di fare del male al prossimo e chi si trova costretto ad affrontare l'inferno per difendere la propria vita, è davvero una giustizia giusta? Che tipo di società vogliamo costruire, che mondo pensiamo di lasciare alle nuove generazioni, se passa il messaggio che vittime e carnefici, persone perbene e delinquenti abituali, alla fine pari sono? È anche per questo che Mario Roggero non merita di passare i suoi anni in una cella di prigione. La grazia non è un insulto al Diritto, ma il ricongiungimento della legge con l'equità e con l'umanità.

Redazione