L’ultimo abbraccio a Bruno Ceccuzzi nella basilica di San Giovanni, in quella piazza su cui si affaccia anche la storica gioielleria che da oltre settant’anni è un riferimento per il commercio di Busto Arsizio e non solo.
Questa mattina, durante il funerale, è stato ricordato l’imprenditore, il generosissimo benefattore, ma la famiglia ha ricordato soprattutto il marito, il padre, il nonno. Prima ancora dell’Aias, dell’Unitalsi, del Magistero dei Bruscitti, i cui labari erano presenti nella basilica, è stata proprio la famiglia – «il suo tesoro, la sua perla preziosa», ad aver «posseduto la sua intera esistenza», come ha detto don Giuseppe “Pucci” Grampa nell’omelia della funzione, concelebrata col fratello monsignor Pier Giacomo Grampa e col prevosto Severino Pagani.
L’amore per la famiglia
Don Giuseppe Grampa, per tutti a Busto “don Pucci”, era stato compagno di classe di Ceccuzzi al liceo classico. Ha voluto aprire l’omelia ricordando quando Bruno dovette sospendere gli studi per affiancare il padre nel negozio che si trova proprio di fronte alla basilica. «Ma l’amore per lo studio lo portò a riprendere i libri nelle scuole serali», ha aggiunto. La curiosità è stato un tratto importante della sua vita, dedicata con grande passione al lavoro.
Prima del Vangelo sono state lette le parabole del mercante e del contadino che investono tutte le proprie risorse per possedere rispettivamente un tesoro e una perla preziosa. «Anche Bruno si è dedicato senza risparmio al suo tesoro e alla sua perla che, per lui, sono stati la famiglia».
E quindi la moglie Paola, con la quale nella stessa basilica, un mese prima, aveva festeggiato i sessant’anni di nozze: «Con lei ha vissuto fino all’ultimo respiro, lavorando insieme, portando l’uno i pesi dell’altro». La figlia Alessandra, «una forza della natura nella determinazione delle scelte che riteneva necessarie per il bene della famiglia». Ma «il vero tesoro e perla rara è stato ed è ancora Dino. Bruno ha messo al primo posto il suo futuro, perché diventasse gioioso e pieno». Partendo dall’amore per il figlio, Ceccuzzi si è speso in un «impegno intelligente e generoso per tante persone che mancano di talune qualità ma non delle dignità e che meritano che tutti si mettano al loro servizio». Grazie a lui, «l’Aias ha avuto un animatore straordinario. E quante volte ha accompagnato in treno con l’Unitalsi i malati a Lourdes, perché accanto alle terapie ritrovassero la speranza». Quella speranza che Bruno Ceccuzzi ha coltivato da uomo di grande fede, con il libro dei Vangeli sempre aperto nell’angolo del suo salotto.
L’omaggio di istituzioni, associazioni, commercio
Il sindaco Emanuele Antonelli ha ringraziato Ceccuzzi a nome di tutta la città: «Un uomo che ha lasciato un segno profondo nella storia della nostra comunità. C’era sempre, sempre pronto a dare una mano. Amava profondamente Busto e lo dimostrava con i fatti in tanti modi. La sua gioielleria era un riferimento non solo per i bustocchi, grazie a una professionalità nota in tutta Italia. Era curioso, innamorato del bello. Sapeva raccontare ogni movimento, ogni ingranaggio dei suoi orologi. Era anche l’uomo delle tradizioni e dell’identità, ma era soprattutto l’uomo del volontariato. Parlava dei “suoi” ragazzi dell’Aias con affetto autentico. Aveva una generosità straordinaria: con lui se ne va un altro autorevole rappresentante della generazione che ha fatto grande la nostra città. Il modo migliore per tenerne viva la memoria è raccoglierne il testimone».
Franco Castiglioni lo ha fatto, alla guida dell’Aias: «Inizialmente non mi sentivo adeguato – ha detto commosso rivolgendosi direttamente all’amico – ma poi mi hai fatto capire che insieme potevamo farcela e ce la stiamo facendo».
Sentito anche l’omaggio del mondo del commercio. «Per me e per centinaia di commercianti è stato una di quelle persone che quando le incontri lasciano il segno – ha affermato Rudy Collini, presidente di Confcommercio Uniascom Provincia di Varese –. L’ho conosciuto nel 1999 ed è stato al mio fianco fin da subito. Non c’è stato un solo momento in cui sia mancato il suo aiuto. Aveva una vocazione per questo lavoro e per il mondo delle associazioni».
«Ha contribuito alla crescita e alla vitalità della nostra città – il ricordo del Comitato commercianti centro cittadino –. Ma Bruno ha anche dimostrato grande attenzione verso le persone, interpretando il ruolo del commerciante nel suo significato più autentico, come servizio alla comunità e come capacità di creare relazioni». È stata anche recitata la poesia in dialetto bustocco che l’amico Pietro Giavini gli ha dedicato.
Il Bruno papà e nonno
«Mi piace sperare che in questo piccolo mondo che oggi ci racchiude tutti qui per l’ultimo saluto, la sua testimonianza possa essere per molti guida e sprone a essere migliori», ha detto la figlia Alessandra, prima di ricordare il Bruno papà, non il personaggio pubblico (nel video qui sopra). Come ha poi fatto la nipote Beatrice.
«Grazie per averci insegnato ad annusare i fiori, a non aver paura di sporcarci le mani con la terra, a trovare la bellezza in ogni cosa. Grazie per averci spinti ad andare sempre un po’ oltre i nostri limiti, per averci insegnato a guardare il mondo con stupore e ad accogliere l’altro senza pregiudizi», il messaggio della figlia.