Sport - 07 luglio 2026, 16:03

Chi ha rotto il salvadanaio? Ecco perché oggi Varese può permettersi Hale e Della Valle

Dai buyout agli sponsor, da un lavoro lungo quattro anni agli aumenti di capitale, passando per la "partita" NBA Europe: l'analisi delle sette ragioni che spiegano il salto economico dei biancorossi

Hale, Della Valle, Scola

Prima le trattative con nomi altisonanti del campionato italiano, tra cui quella con Ousmane Diop, arrivata davvero a un passo da una conclusione felice. Quindi le firme, da far girare la testa: Hunter Hale e Amedeo Della Valle, messe nero su bianco dopo aver peraltro “sistemato” le rotazioni con rincalzi affidabili come Iris Ikangi e Stefan Nikolic e aver "blindato" Davide Alviti.

Prima gli indizi, poi le prove.

Di un salto in avanti in termini di competitività economica sul mercato dei giocatori tale da lasciare stupefatti se confrontato con il recente passato di Pallacanestro Varese. Chi ha rotto il salvadanaio? Se lo chiedono in molti mentre assaporano il gusto lungo dei mirabolanti colpi messi a segno dagli uomini mercato, contando i giorni che li separano da quello in cui potranno ammirare le gesta dei nuovi arrivati. La curiosità è più che comprensibile se riferita a una società che per lustri si è identificata nel vessillo della morigeratezza, da esibire come realtà di fatto e come strada maestra per restare in vita: è insomma normale, è lecito, domandarsi come si possa passare in soli due mesi dall’«abbiamo il penultimo budget della Serie A» all’assicurarsi i servigi del miglior giocatore italiano del campionato.

Proviamo a spiegarlo.

Scrivendo, innanzitutto, che in realtà di mesi ne sono trascorsi ben più di due: se ne contano circa 48 dal momento in cui Luis Scola si è messo al volante dell’auto prealpina. Per comprendere il qui e ora è innanzitutto al percorso che bisogna guardare: quattro anni in cui la Varese di Luis ha impegnato anima e corpo per superare un pregresso finanziario su cui gravavano debiti e squilibrio, stabilizzando prima e rafforzando poi strutture e asset. Sono stati quattro anni di inevitabili sacrifici, apparentemente senza cesure evidenti rispetto all’epoca della sopravvivenza assicurata dal Consorzio, durante i quali si è badato più al futuro che al presente.

È il 18 dicembre 2025 quando El General, in una delle sue rare uscite pubbliche, annuncia l’incipit della "fase due": i soci di Pallacanestro Varese hanno appena sottoscritto un corposo aumento di capitale e nella compagine sono entrati Paolo Orrigoni e nuovi investitori stranieri. È il momento giusto per comunicare la fine di un’era e l’inizio di un’altra, anche perché dietro le quinte, nel silenzio di una riservatezza inscalfibile, sono da tempo iniziate le interlocuzioni per la messa a terra di un progetto destinato ad accelerare i tempi.

Con NBA Europe, infatti, il lavoro impostato da Scola e dall’apporto silenzioso ma continuo del vicepresidente Paolo Perego e del presidente Toto Bulgheroni trova un orizzonte compiuto, desiderabile, futuribile. L’ambizione di partecipare alla versione europea della Lega americana attraverso la partnership con Red Bird incanala allora ogni successiva mossa del club, rendendo chiari i passaggi da compiere e il modo in cui gestire le riserve presenti e future. La ciliegina sulla torta risponde all’ammissione ai gironi della Basketball Champions League 2026/2027: è la conferma che si può osare.

Resta il quesito principale: quali risorse stanno permettendo a Varese il salto in avanti? Andiamo prima per esclusione: non si tratta né di un extra budget dei soci, né di apporti che arrivano dal possibile, futuro, alleato Red Bird. L’idea che siano gli attuali investitori - da Scola in giù, passando per Orrigoni e per coloro che compongono le partecipanti societarie Varese Sport & Entertainment e PV Ignis - ad aver messo mano al portafoglio va contro un principio cardine della filosofia del CEO argentino, che mai chiederebbe ai soci di investire centinaia di migliaia di euro in più “solo” per rubare alla concorrenza uno o più assi del parquet: quattro anni di gestione da bonus pater familias, unico vero modo non solo per salvare la società, ma anche per risultare affidabile agli occhi di potenziali nuovi partner, non si possono mettere in discussione in questo modo. I soci attuali, piuttosto, vanno considerati come dei garanti (lo sono per definizione, del resto) delle operazioni in essere.

E non è nemmeno il fondo capitanato da Gerry Cardinale la chiave della soluzione, perché la fusione tra le due entità - Pallacanestro Varese e Red Bird - è tutt’altro che compiuta e non prevede al momento alcun supporto della seconda entità alla causa del campo. L’upgrade economico a oggi apprezzabile nasce, invece, da questi sette elementi.

1) I buyout

Pallacanestro Varese, solo in questa prima parte d’estate, ha incassato alcune centinaia di migliaia di dollari complessivi dalle clausole rescissorie contenute nei contratti che la legavano a Elisee Assui, Carlos Stewart e Tazé Moore (in attesa dell’uscita anche di Ike Iroegbu). E li sta reinvestendo. Ecco allora pienamente provata l’utilità dei legami pluriennali fatti sottoscrivere nella scorsa stagione nonché l’autentica “magata” di Scola nel gestire i rapporti con il “collegiale” Elisee: quasi nessuno in Europa è riuscito a ottenere una remunerazione per il sacrificio di un proprio giovane gioiello sull’altare della NCAA

2) Gli aumenti di capitale

Se proprio di apporti dei soci si vuole discernere, bisogna allora tornare esclusivamente all’aumento di capitale di dicembre 2025. Nella disponibilità societaria sono entrati circa 4,8 milioni di euro, andati in parte (minima) ad alzare nominalmente il capitale, in parte (massima) a essere utilizzati in investimenti strutturali (Campus ma non solo) e nel residuo disponibili oggi per corroborare la potenza di fuoco sul mercato.

3) Gli sponsor

La società biancorossa è pronta ad annunciare tre nuovi, importanti sponsor. I nomi sono ancora coperti da riserbo, anche se uno continua insistentemente a circolare ed è di altissimo rilievo. Sponsor nuovi ma anche sponsor vecchi: la partecipazione alla BCL sta portando a una chiara e inevitabile ridiscussione al rialzo dei contratti già in dote.

4) Il palazzetto

Dopo le prove di fede ottenute nelle ultime stagioni (leggi i sold out fatti segnare senza sosta nonostante i risultati sportivi altalenanti), il club ha deciso di scommettere ancora sull’amore dei propri adepti. Ci si aspetta allora di ricavare mezzi extra da una campagna abbonamenti in cui sono aumentati i posti vip (più costosi e quindi più remunerativi) in un Lino Oldrini che, oltretutto, si appresta ad aumentare la propria capienza. Tra interventi in corso e interventi a breve e medio termine, l’Itelyum Arena raggiungerà presto la capienza di 5.700 persone.

5) La trattativa con Red Bird

È l’aspetto meno facilmente comprensibile, ma è decisivo. L’accordo con il fondo americano, nell’ottica della partecipazione a NBA Europe, è una partita a scacchi ancora nel vivo, nella quale avrà un peso specifico determinante il valore di mercato attribuibile al club: più alto questo sarà, più peso e voce in capitolo la parte varesina avrà nella futura joint venture. Che cos’è oggi Varese in questa partita? È storia, strutture, titolo sportivo e affidabilità, tangibles and intangibles direbbero dall’altra parte dell’Oceano Atlantico. A tali asset si vuole aggiungere una squadra già competitiva prima ancora di qualsivoglia closing: ecco allora un altro buon motivo per usare sul mercato le disponibilità sopravvenute.

6) I capitali NBA

Le disponibilità sopravvenute e quelle che sopravverranno. Forse non è ancora chiaro a tutti, ma se a fine luglio NBA Europe dovesse proclamare Varese-Red Bird come una delle 12 fondatrici del nuovo campionato europeo sovranazionale, inizierebbe un processo di “integrazione” nel quale sarebbe la stessa Lega americana a garantire che la neonata franchigia possa avere le risorse per competere. Significa, in termini pratici, che su Varese potrebbero piovere milioni di dollari già dai prossimi mesi, da dividere in base agli accordi con gli americani.

7) Il piano B

E se ciò non avvenisse? Il piano B è già disegnato e passa dalla conquista della Basketball Champions League o dello scudetto. I colpi Hale e Della Valle e il roster “chilometrico”, almeno rispetto agli standard a cui i tifosi biancorossi sono abituati, servono proprio per provare a vincere la BCL e quindi a rientrare in NBA Europe attraverso i posti che la nuova lega garantirà alle finaliste della massima coppa FIBA e, a rotazione, anche alle vincitrici dei campionati nazionali. La Federazione Internazionale ha dato una consistente prova di fiducia nei confronti del potenziale prealpino: tale prova non può essere sprecata presentando ai nastri di partenza una formazione non in grado di competere…

Quel che accadrà in concreto sul fronte NBA Europe e come cambierà il mondo Pallacanestro Varese sarà più chiaro nei prossimi mesi: a oggi ogni risposta non potrebbe che essere parziale, compresi i tentativi di svelare quelle incognite “esistenziali” che turbano alcuni supporter a lungo termine (nomi, sedi, proprietà, campi di gioco e via dicendo…). Per il momento c’è solo una società che ha deciso di farsi trovare pronta, investendo su se stessa, al tavolo che rivoluzionerà senza ritorno il basket europeo.

Fabio Gandini