La fine di giugno è il momento in cui tradizionalmente le scuole dell'infanzia chiudono i battenti per la pausa estiva. Ma per la scuola paritaria Ezio Crespi di via Bellini questo non è un congedo come gli altri: è l'addio definitivo a un'era, prima del passaggio dalla gestione parrocchiale a quella statale dal prossimo anno scolastico.
Dopo mesi di silenzio, e in risposta alle recenti dichiarazioni dell'amministrazione comunale, le maestre della storica struttura hanno deciso di prendere parola. Lo hanno fatto attraverso una lettera aperta, indirizzata direttamente all'assessore all'Istruzione Chiara Colombo.
La lettera delle maestre della Crespi
Le insegnanti aprono lo scritto descrivendo il contrasto stridente tra la consueta estate di una maestra, fatta di riposo e progetti per il rientro, e la realtà di questo giugno, che per loro rappresenta una chiusura definitiva: «Un anno di scuola è ormai giunto al termine. E l’estate, si sa, viene accolta da bambini e maestre come una piccola parentesi felice - raccontano le maestre delle Crespi - : una pausa in cui le fatiche dell’anno vengono consegnate e deposte, i pensieri si alleggeriscono e il congedo si snocciola in un “arrivederci” che ci accompagnerà fino a settembre, quando, quel posto familiare chiamato “scuola”, riaprirà le sue porte. E allora, poiché la mente e il cuore di una maestra non si fermano mai, le giornate trascorse sulla spiaggia, prevediamo già, si trasformeranno in occasioni per raccogliere sassi, conchiglie o legnetti (non sia mai si possano utilizzare per un laboratorio naturale); e vuoi non fare un salto in quella libreria in riviera? Dicono abbia albi illustrati meravigliosi… E dei viaggi all’estero ne parliamo? Quante cose si potranno raccontare su usanze e costumi magari diversi dai nostri a settembre, nelle vecchie aule. Questa è quasi sempre l’estate di una maestra, alla cui fine sa che troverà un nuovo inizio. Provi ora, cara Assessora, ad immaginare cosa significhi affrontare un intero anno scolastico con la consapevolezza che la fine di giugno sarà semplicemente una porta che si chiude definitivamente sui sorrisi, i ricordi, i traguardi e le fatiche che ci si è portati dietro. Su un lavoro professionale e umano che sappiamo di aver lasciato incompiuto, perché non ci è stata data la possibilità di concluderlo coerentemente a quella condizione dell’insegnare e che si chiama continuità educativa. Esattamente così è stato questo giugno per noi, ma a onor del vero tutti i mesi che lo hanno preceduto da quel settembre in cui voi, tutti schierati davanti a noi, in un contesto assolutamente poco istituzionale (un refettorio) avete comunicato non solo a quattro insegnanti, ma ad un intero personale scolastico (a tempo indeterminato e non) che tutto stava per finire. Quante notti di sonno continuato e sereno sono seguite a tutto ciò? E’ facile rispondere: nessuna»
Le maestre passano poi ad affrontare la questione pratica del loro futuro e contestano duramente le affermazioni dell'assessore Colombo relative ai titoli di studio e alle abilitazioni del personale delle paritarie: «Ma mettiamo da parte per il momento l’aspetto emotivo, di cui l’attuale Amministrazione Comunale non pare essersi minimamente interessata. Parliamo, invece, di una questione molto più pratica: il futuro. Che fine faremo? Che fine farà la nostra professionalità? Saremo ancora delle maestre? Dove finiranno tanti anni di studio e di formazione? Mesi interi trascorsi a porci le stesse domande. E a proposito, ci permetta, ma temiamo si debba fare un po’ di chiarezza, se non addirittura una rettifica, su quanto sostenuto da Lei. Forse dovrebbe sapere, e far sapere, che per legge le insegnanti di ruolo delle scuole paritarie non possono in alcun modo esercitare tale professione se non provviste degli stessi titoli richiesti alle colleghe dello Stato. Semplicemente, per scelta o per motivazioni che esulano da questa sede (magari, ad esempio, perché nelle paritarie hanno trovato la propria dimensione professionale?), hanno deciso di non accedere ai concorsi statali. E, forse, per correttezza, anche e soprattutto nei confronti di tutte le insegnanti che operano nelle scuole paritarie di ogni ordine e grado, avrebbe dovuto prendersi un po’ più di tempo per chiarirsi e chiarire il concept, aggiungendo anche la quantità di ore di formazione extra che annualmente sostengono. Anche le quattro insegnanti di sezione della scuola Ezio Crespi, come è ovvio, ad oggi sono in possesso dei titoli necessari per insegnare, oltre che di anni di esperienza alle spalle».
Un altro punto di forte attrito riguarda i «tavoli di lavoro» e i canali di comunicazione utilizzati dall'amministrazione in questi mesi: «Tavoli di lavoro a cui noi non solo non siamo mai state chiamate a partecipare, ma nemmeno ad assistervi. Non sappiamo quando, né come, né per quale reale scopo siano stati fatti. Perché a oggi, fine giugno 2026, non abbiamo avuto alcuna comunicazione ufficiale. Se è in grado di sostenere il contrario fornisca giorno e mese o qualunque data in cui questo è avvenuto. Tutto ciò che noi sappiamo è per vie traverse e assolutamente non ufficiali, per sentito dire oseremmo dire e, se permette, assolutamente non istituzionali e che si riducono a qualche sporadica frase tra cui “a febbraio si saprà”, “sicuramente dopo Pasqua un bando”, “a luglio” ed infine “ad agosto”… Capirà, cara Assessora, che qualcosa non torna tra ciò che lei sostiene tramite i vari canali di informazione e quello che in realtà è stato». Per chi scrive, si dovrebbe avere «l'umiltà» di ammettere che ci si è «lavati le mani» del futuro di chi ha lavorato in questa scuola. «E riteniamo anche, per onestà, che questo sarebbe stato un Vostro diritto visto che non avevate alcun obbligo nei nostri confronti… fino a quando, ci permettiamo di dire “pubblicamente”, non vi siete presi tale impegno davanti ad un’intera comunità.»
Nonostante le difficoltà e le preoccupazioni, le maestre rivendicano l'impegno totale profuso in questo ultimo anno per il bene dei bambini, salutando le future colleghe statali che prenderanno il loro posto: «L’unica verità palese e agli occhi di tutti è che noi concludiamo quest'anno con amarezza e immensa tristezza, ma con il cuore “acceso”, espressione che usiamo spesso con i nostri alunni. Con un cuore pulito. Perché nel corso di questi nove mesi, nonostante la sofferenza e la preoccupazione, ci siamo adoperate per regalare a questa scuola un ultimo anno di gioia, profondità e spensieratezza non venendo meno ad alcun impegno o momento significativo: recita di Natale, uscite didattiche ed extra-didattiche, festività (in cui abbiamo coinvolto con entusiasmo anche la sezione di Villa Sioli), festa di Fine Anno e per ultimo la gita. E lo abbiamo fatto anche quando le condizioni erano poco favorevoli. Fino all’ultimo. E anche quando avremmo potuto andarcene. Noi siamo rimaste. Perché la nostra promessa alle famiglie e ai nostri alunni, per come intendiamo noi l’insegnamento, è stata mantenuta. Perché al di là dei titoli che, siamo assolutamente d’accordo si devono avere, è una questione di coscienza professionale, di empatia e di coerenza. Ecco, questo ci premeva sapesse. In conclusione, alle nostre colleghe dello Stato auguriamo un futuro luminoso consegnando nelle loro mani una scuola le cui pareti, aule e corridoi, trasudano una storia che mai verrà dimenticata, quella del Crespi. Ma, soprattutto, affidiamo loro ciò che più conta: il futuro. Quello dei bambini e di generazioni di famiglie di questo quartiere e non, che sono state accompagnate fino all’ultimo giorno. Perché noi siamo bene consapevoli di come le brave maestre siano in ogni scuola, a qualunque statuto giuridico appartenga.
All'assessore auguriamo la possibilità e l’opportunità di poter conoscere realmente la straordinarietà e la complessità delle scuole paritarie, grande risorsa sul territorio non solo educativa, ma soprattutto umana e lo facciamo con una riflessione di una di noi che ben rende l’idea di ciò che viviamo, proviamo, sentiamo in questi giorni».
Lo scritto della maestra
La lettera si chiude con lo scritto intimo e personale di una delle maestre, che fotografa il momento doloroso dello sgombero dell'aula e il distacco da trent'anni di storia:
“Innocui pensieri di fine anno
Ad un certo punto ho cominciato a svuotare la classe, a liberare armadi prigionieri della mia praticità confusa e divertente, a inscatolare libri, fogli e pensieri…
Anni incagliati tra cartellette sbiadite e pile di disegni scoloriti. Nel caldo rovente di questi giorni evaporano emozioni contrastanti, una miscela di sguardi, di sorrisi, esplosa in un finale sofferto.
Sì, nessun dramma, nessuna tragedia. Ma tu mamma, tu papà, tu fratello, tu sorella, tu sconosciuto, tu amico che leggi, puoi capire davvero fino in fondo? La solidarietà di molti, l’indifferenza di altri, il giudizio di alcuni. Una bolla sospesa per nove mesi, dove ho vissuto costantemente il “tutto” del Crespi. Una bolla che dopo quasi trent’anni scoppia.
Certo i cambiamenti possono condurre a nuove possibilità, dicono; a stimoli rinnovati. Ma qualcuno ha chiesto cosa vuol dire sentire il peso di veder calpestare il proprio lavoro e rimanere in piedi? Qualcuno ha domandato se la “nostra memoria” lascerà traccia in un futuro strappato da ipocrisie e incoerenze?
Non ho voglia di usare linguaggi forbiti e tecnicismi scolastici, non mi va di mostrare sapienza pedagogica. Vorrei semplicemente sussurrare l’urlo che ho adagiato per mesi nel sottofondo del mio “non cuore”.
Un po’ siamo storia, un po’ siamo leggenda, un po’ resta niente. Non basterebbe qualche pagina, ci vorrebbero volumi interi per raccontarci.
Ho chiesto ad alcune mie colleghe di toglier foto vecchie e recenti dalla bacheca della mia classe; io non ho potuto scollare i miei ricordi.
Sarebbe stato come rompere uno specchio e mandarlo in pezzi. Ma io in pezzi non ci vado.
Saluto un po’ casa mia, un po’ la mia scuola. Va bene così. Forse. Ma sorrido.
Ciao a tutti”