C’è chi, dopo una carriera imprenditoriale vissuta ai massimi livelli, sceglie di rallentare. E poi c’è Cristina De Piante, che a cinquant’anni ha deciso di ricominciare da capo. O quasi.
Nata nel 1968 e residente nel cuore di Busto Arsizio, De Piante ha trascorso oltre venticinque anni a guidare un’azienda specializzata nella progettazione di grandi impianti per il packaging. Un’avventura iniziata a soli 24 anni, cresciuta fino a comprendere quattro poli produttivi all’estero e una rete di relazioni internazionali che l’ha portata a viaggiare in tutto il mondo. Poi la svolta: la vendita dell’attività a un gruppo svizzero e una nuova sfida, apparentemente lontana dall’industria ma in realtà figlia della stessa visione imprenditoriale.
Nel 2016 nasce così la sua casa editrice, con sede in via Zappellini 13 a Busto Arsizio. Una realtà che ha scelto deliberatamente di non inseguire il mercato di massa.
«Ci rivolgiamo a un pubblico di nicchia, quello dei bibliofili, lettori alla ricerca di un libro che abbia un valore aggiunto», spiega De Piante. Una filosofia editoriale che punta sul recupero di opere dimenticate, sulla traduzione di grandi autori mai pubblicati in italiano e sulla valorizzazione di una letteratura internazionale spesso poco conosciuta, compresa quella di matrice islamica.
Dietro ogni volume c’è un lavoro accurato. La direzione editoriale è affidata a Davide Brullo, scrittore, poeta e fondatore della rivista culturale Pangea, mentre le traduzioni vengono commissionate a specialisti riconosciuti come i maggiori esperti degli autori trattati.
Tra le ultime pubblicazioni spicca Marco, una trascrizione del Vangelo di San Marco curata da Gian Ruggero Manzoni, considerato una delle voci poetiche più importanti del panorama contemporaneo e noto per il suo lavoro sui testi sacri. Un altro recupero editoriale riguarda invece il giornalista Brocchieri, storico inviato del Corriere della Sera, che negli anni Trenta affrontò in solitaria straordinari reportage a bordo di un biplano Caproni, spingendosi fino alla Russia di Stalin. Un racconto di viaggio oggi riproposto alle nuove generazioni.
L’attenzione per la qualità editoriale si traduce anche nella cura materiale del libro. Carte pregiate, grafica raffinata e un’idea precisa di editoria che prende le distanze da quelle realtà che pubblicano indiscriminatamente qualsiasi manoscritto. «Il libro deve essere un oggetto culturale importante», sottolinea.
Una filosofia editoriale che ha trovato riconoscimento anche a livello istituzionale. Tra gli appuntamenti più significativi degli ultimi mesi figura infatti la presentazione alla Camera dei Deputati del volume “Flashback” di Matteo Inzaghi, direttore di Rete55, pubblicato da De Piante Editore. Il libro, già presentato in anteprima nell’ambito del B.A. Film Festival, analizza il rapporto tra la politica di Ronald Reagan e il cinema degli anni Ottanta, offrendo una riflessione sul modo in cui il contesto storico e culturale influenzi la produzione artistica e l’immaginario collettivo.
L’evento, ospitato a Montecitorio il 15 aprile, ha rappresentato molto più di una semplice presentazione editoriale. Ad accogliere gli ospiti è stata la deputata bustocca Manuela Maffioli, componente della Commissione VII “Cultura, Scienza e Istruzione”, che ha voluto sottolineare il valore culturale e territoriale dell’iniziativa. In un post pubblicato sui propri canali social, Maffioli ha evidenziato come la presenza di Cristina Toffolo De Piante e di Matteo Inzaghi alla Camera sia stata la testimonianza concreta della vitalità culturale espressa da Busto Arsizio e dall’intera provincia di Varese.
«Un vero piacere aver potuto accogliere alla Camera dei Deputati i rappresentanti di due ambiti davvero radicati nella nostra città e nella nostra provincia: la letteratura e il cinema», ha scritto la parlamentare, ricordando la partecipazione di numerosi deputati del territorio e della sottosegretaria all’Istruzione Paola Frassinetti. Nel suo intervento, Maffioli ha inoltre definito la crescita culturale di Busto Arsizio «un vanto, un orgoglio, patrimonio di tutti», sottolineando il ruolo svolto dalle professionalità locali e dalle iniziative promosse sul territorio.
Per Cristina De Piante, la presentazione a Montecitorio ha rappresentato un importante riconoscimento del lavoro svolto dalla casa editrice in questi anni. Una realtà nata a Busto Arsizio con l’ambizione di proporre libri di qualità, lontani dalle logiche dell’editoria commerciale, ma capace allo stesso tempo di portare autori, idee e progetti culturali nei più autorevoli contesti istituzionali del Paese. Un percorso che conferma come anche una casa editrice indipendente possa diventare ambasciatrice del territorio, contribuendo a rafforzarne l’immagine e la credibilità sulla scena culturale nazionale.
E il calendario degli eventi continua a riempirsi. Sono già in programma numerose presentazioni sul territorio, da Varese ad Angera, fino a Samarate, dove verrà presentato “Veleni e Champagne”.
Ma l’attività di Cristina De Piante non si esaurisce nell’editoria tradizionale. Accanto alla casa editrice ha sviluppato una divisione dedicata alle imprese, con un progetto che definisce di “brand activism cultural”. L’obiettivo è aiutare gli imprenditori a introdurre la cultura nelle proprie organizzazioni attraverso libri aziendali, eventi tematici, cene culturali e pubblicazioni personalizzate che trasformano il libro in uno strumento di identità e relazione.
Un approccio che nasce probabilmente dalla sua stessa esperienza professionale: quella capacità di costruire ponti tra mondi diversi che oggi la porta a coniugare cultura e impresa.
Fuori dal lavoro, le passioni raccontano un’altra parte della sua personalità. Da anni studia pianoforte alla scuola Rossini sotto la guida del maestro Luca Cozzi e si prepara all’accesso al quarto anno.
«Parlare davanti a grandi platee internazionali non mi ha mai creato problemi. Con il pianoforte è diverso: serve una concentrazione assoluta. Puoi fare un concerto magnifico e poi arrabbiarti per una sola nota sbagliata. È una sfida tra me e lo strumento».
Una sfida che riflette bene il suo carattere: determinato, esigente, sempre orientato al miglioramento.
Accanto alla musica c’è un’altra grande passione: l’arte contemporanea. Da anni colleziona opere dagli anni Settanta a oggi, sostiene artisti emergenti e pratica una forma di moderno mecenatismo. «Nell’arte contemporanea, se c’è l’idea, c’è tutto. Bisogna vedere molto, educare il proprio sguardo, costruirsi un gusto».
E forse è proprio questa educazione allo sguardo il filo rosso che attraversa tutta la sua storia. Dall’industria al pianoforte, dall’arte ai libri. Perché ogni nuova impresa, per Cristina De Piante, nasce sempre dalla stessa capacità: riconoscere il valore dove altri non lo vedono ancora.