Busto Arsizio - 20 giugno 2026, 16:53

Medio Oriente, un mondo in fiamme e l'urgenza della pace

Il Centro Culturale Synesis affronta un tema di strettissima attualità e altresì drammatico lunedì 22. Nello scenario tempestoso del Medio Oriente, in cui nessuno sembra poter rivendicare una vera vittoria, emerge la necessità di rilanciare il valore della pace, del dialogo e del rispetto del diritto internazionale. Ne parleremo con Riccardo Redaelli, direttore del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore ed esperto di geopolitica

Medio Oriente: il mondo in fiamme e l’urgenza della pace è il titolo dell’incontro che il Centro Culturale Synesis propone per lunedì 22 giugno, nella Sala Tramogge dei Molini Marzoli, a Busto Arsizio.

Sarà con noi il professor Riccardo Redaelli, direttore del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano ed esperto di geopolitica. Nel corso della sua attività di studio e ricerca ha visitato numerosi paesi, tra cui Pakistan, Iran, Iraq, Afghanistan, e diverse realtà dell’Asia centrale. È Professore ordinario di Geopolitica e storia e istituzioni dell’Asia presso la Facoltà di Scienze Politiche e Sociali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, dove è inoltre direttore del Centro di Ricerche sul Sistema Sud e Mediterraneo Allargato (CRISSMA) e del Master in Middle Eastern Studies (MIMES) dell’Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali, della quale è anche docente. È membro dell’Osservatorio sulle minoranze religiose nel mondo e sul rispetto della libertà religiosa del ministero degli Affari esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI). Fa parte del consiglio scientifico di numerose Fondazioni. Collabora con il quotidiano Avvenire.

Queste brevi note informative lasciano trapelare una prospettiva sulla geopolitica non appiattita su quello che sembra ogni giorno di più un gioco, un tragico gioco di guerre e di esibizione di forza, ove si perdono le ragioni della vita dei popoli e della civiltà.

La situazione del Medio Oriente, pur nel sollievo generato da accordi che paiono stornare, almeno per il momento, gli scenari più sanguinosi, non permette di essere ottimisti.

Nessuno dei problemi che da decenni alimentano la conflittualità nella regione, fino all’attuale fase acuta, appare più vicino alla soluzione, mentre, d’altro canto, gli odii si sono esacerbati, la miseria di tanti si è aggravata, l’autorità degli stati e l’autorevolezza degli organismi internazionali appaiono gravemente indebolite.

Tutti ne escono sconfitti.

Gli Stati Uniti, posti di fronte all’impossibilità di risolvere con il diritto della forza una situazione che hanno rinunciato ad affrontare con la forza del diritto e del prestigio.

Le monarchie del Golfo, di cui né le ingenti spese militari, né l’attivismo geopolitico, né la politica ambigua nei confronti di Israele paiono aver compensato la fragilità strutturale.

Non vince Israele che, trascinato in una condizione di guerra pressoché permanente dal governo Netanyahu, vede pesantemente compromessa la sua immagine agli occhi di gran parte dell’opinione pubblica internazionale, a causa dei colpi inferti alla popolazione civile palestinese e libanese.

Si indeboliscono ancora le istituzioni internazionali, ormai del tutto marginalizzate, che assistono allo sgretolarsi del loro residuo prestigio.

Perde il sistema multilaterale, colpito economicamente dalla crisi energetica e dalla ferita che la chiusura dello stretto di Hormuz ha inferto al libero commercio, in un contesto in cui la globalizzazione si infrange contro una logica improntata alla forza e al disprezzo delle regole.

Quanto all’Iran, il suo sistema di governo sopravvive e sembra perfino potersi avvalere di nuovi elementi di ricatto, dopo avere paradossalmente svelato la debolezza del suo potente assalitore. Ma è una vittoria? Certo si può dire che, se il regime sopravvive, gli Iraniani perdono tragicamente, vedendo allontanarsi, nel buio della repressione e della crisi economica, quelle prospettive di cambiamento per cui tanti avevano lottato.

Sappiamo bene che tutto questo non riguarda solo il Medio Oriente, ma che quella regione è in questo momento, oltre che fonte di instabilità e pericolo per tutti, specchio di una crisi generale dell’assetto del mondo attuale, dove si vedono in azione solo le ragioni della forza, e in cui tutti rischiamo di cadere nel tranello di credere che esse siano l’unica realtà.

Si tratta invece di conoscere e approfondire, per individuare le vie, strette e graduali, per la costruzione della pace.

 

Comunicato Stampa