Sociale - 15 giugno 2026, 16:05

VIDEO. “Mi fido di te”, in carcere i detenuti diventano educatori cinofili: consegnati i diplomi

Un percorso formativo di 180 ore ha permesso a un gruppo di reclusi di acquisire competenze professionali spendibili una volta terminata la pena. Attraverso il contatto con gli animali, i partecipanti hanno sviluppato capacità relazionali e nuove prospettive occupazionali. L’iniziativa sostenuta dai Rotary del territorio

C’è chi ha imparato a leggere il linguaggio dei cani e, nel farlo, ha scoperto qualcosa di nuovo anche su se stesso. Si è concluso oggi, lunedì 15 giugno, all’interno del carcere di Busto Arsizio il progetto “Mi fido di te”, un percorso formativo che ha permesso a una decina di detenuti di conseguire le qualifiche di operatore ed educatore cinofilo, trasformando la detenzione in un’occasione concreta di crescita e reinserimento sociale. Dopo 180 ore di formazione tra teoria e pratica, oggi sono stati consegnati i diplomi ai partecipanti che hanno completato il percorso, finanziato grazie al sostegno dei Rotary Club e della Rotary Foundation.

Dal carcere a una possibile professione

Il corso era iniziato nell’ottobre scorso con 12 detenuti selezionati tra coloro che si trovano più vicini al termine della pena. Durante i mesi di attività si sono svolti incontri bisettimanali dedicati sia agli aspetti teorici sia alle esercitazioni pratiche con i cani. A febbraio sette partecipanti hanno raggiunto il primo livello di operatore cinofilo. Oggi cinque di loro hanno ottenuto anche il secondo livello, quello di educatore cinofilo. Un traguardo che apre prospettive professionali concrete nel settore, come educatore, operatore cinofilo o dog sitter.

«Una formazione spendibile all’esterno»

A sottolineare il valore dell’iniziativa è stata la direttrice del carcere, Elisabetta Pula. «È un progetto molto significativo perché impegna i detenuti in una formazione che potranno spendere una volta usciti. Inoltre il rapporto tra la persona e l’animale rappresenta un elemento importante per allentare tensioni emotive e favorire il benessere. Per questo motivo ci sarà un altro corso». Un’esperienza che ha dimostrato come il contatto con gli animali possa diventare uno strumento educativo e relazionale capace di migliorare il clima all’interno dell’istituto e offrire nuove prospettive ai partecipanti.

L’idea nata dall’esperienza di Rebibbia e Cagliari

Responsabile del progetto è stata Lucia Zilio, che ha raccontato la genesi dell’iniziativa. «L’idea è nata grazie a Sabrina Brusa, responsabile dell’associazione “Ciak Amici del Cane”. Aveva già realizzato esperienze simili nei carceri di Rebibbia e Cagliari e me ne ha parlato. Abbiamo capito che il progetto era perfettamente in linea con i valori del Rotary e abbiamo deciso di portarlo avanti. Abbiamo ottenuto una sovvenzione distrettuale e coinvolto diversi Rotary Club per renderlo possibile».

Rotary e Rotaract insieme per il reinserimento

Tra i promotori dell’iniziativa Carlo Giani, presidente del Rotary Club Varese Ceresio. «Questo progetto rappresenta pienamente lo spirito del servire che caratterizza il Rotary. Non si tratta soltanto di beneficenza, ma di fornire strumenti utili nella vita quotidiana. Offrire ai detenuti una possibilità concreta di lavoro nel mondo cinofilo significa creare opportunità reali di reinserimento».

Sulla stessa linea Carlo Casavecchia, presidente del Rotary Club Busto Gallarate Legnano Ticino. «Inizialmente avevamo pensato di realizzare il progetto a Varese, ma mancavano spazi adeguati. Servivano un’area esterna per le attività pratiche e un salone per la teoria. Quando il Rotary Varese Ceresio ci ha coinvolto abbiamo aderito immediatamente. Lavorare insieme al Rotaract è stato determinante anche per ottenere la sovvenzione distrettuale che, insieme al contributo della Rotary Foundation, ha consentito di finanziare un progetto dal valore di circa 8 mila euro».

Fondamentale anche il contributo del Rotaract Varese Verbano, rappresentato dalla presidente Clara Larghi. «Come giovani tra i 19 e i 30 anni siamo molto felici di aver partecipato. Il progetto ha saputo unire il tema del benessere animale con quello della crescita personale. Il cane è un essere che non giudica, non ha pregiudizi e accoglie le persone per quello che sono. Proprio per questo il rapporto con l’animale può avere effetti estremamente positivi».

«Lo faccio per i miei figli»

Tra i momenti più emozionanti, la testimonianza di uno dei detenuti che ha completato il percorso. «Mi è sempre piaciuto il mondo dei cani. Quando ho saputo del corso ho presentato subito la domanda e sono stato felicissimo quando mi hanno accettato. Ho imparato moltissime cose nuove. Alcuni argomenti, come le neuroscienze e il funzionamento del cervello, aiutano a capire non solo il comportamento dei cani ma anche quello delle persone».

Poi il pensiero corre alla famiglia. «Lo faccio soprattutto per i miei bambini. A mio figlio piacciono molto i cani e il mio sogno è entrare a far parte di una delle associazioni cinofile. Sarebbe importante per la mia reintegrazione nella società».

I cani come maestri di fiducia

A guidare le lezioni sono stati Sabrina Brusa, Silvia Angiolini, Manuel Sicco e Madly Russo, affiancati da cani di diverse razze coinvolti nelle esercitazioni pratiche. I docenti hanno evidenziato l’entusiasmo dimostrato dai partecipanti fin dal primo incontro.

«I detenuti hanno accolto il progetto con assoluto piacere. C’era voglia di imparare, di mettersi in gioco e soprattutto di stare con i cani. Sono sempre stati puntuali e presenti. I cani non giudicano, accolgono ed entrano in relazione con empatia. Per molti partecipanti rappresentavano un momento di sollievo e una finestra sulla libertà». I risultati, hanno concluso gli istruttori, «dimostrano impegno, passione e una crescita concreta».

Una festa per celebrare un nuovo inizio

La cerimonia si è conclusa con la consegna dei diplomi e un momento conviviale tra detenuti, docenti, operatori e rappresentanti delle istituzioni e dei Rotary Club. Un finale di festa che, più che la conclusione di un corso, ha segnato l’inizio di nuove possibilità. Perché talvolta la fiducia può arrivare proprio da chi non pronuncia una parola, ma sa insegnare il valore dell’ascolto, della relazione e di una seconda occasione.

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Laura Vignati