Con la bella stagione vicina alla sua fase più intensa, Elena Blini, cardiologa di San Carlo Istituto Clinico, conferma, rilancia e arricchisce i consigli di sempre, validi per tutti e tanto più importanti per anziani e cardiopatici: il caldo, in sintesi, non va sottovalutato. «Anche perché – ammonisce – il cambiamento climatico è un dato di fatto che ormai tutti noi sperimentiamo, le temperature si alzano precocemente rispetto al passato e, oltre a toccare picchi importanti, durano più a lungo. Bisogna attrezzarsi innanzitutto facendo attenzione ad alimentazione, idratazione, vestiario, abitudini, gestione degli ambienti. Anche dei farmaci, con il medico di famiglia o il cardiologo».
Si parte dai grandi classici, validi un po’ ovunque, in città come al mare: alimentarsi regolarmente, senza abbuffarsi e distribuendo più pasti leggeri nel corso della giornata, consumare frutta e verdura, bere almeno un litro e mezzo di acqua al giorno, mai ghiacciata, vestire abiti leggeri e in fibre naturali (cotone, lino), non uscire di casa nelle ore del solleone, evitare l’attività fisica-sportiva orientativamente tra le 11 e le 18. Meglio astenersi dalle bevande piene di zucchero e soprattutto agli alcolici. «Si tratta – approfondisce la dottoressa Blini – di contenere l’impatto che il caldo produce sul nostro corpo: vasodilatazione periferica, riduzione della pressione, aumento della frequenza cardiaca, tachicardia riflessa. Il cuore finisce col lavorare di più. Nei pazienti fragili si può arrivare allo scompenso cardiaco».
Sui liquidi: «Occorre bere di più e regolarmente, per compensare l’aumentata sudorazione che, fra l’altro, disperde sali minerali, a partire da potassio e magnesio. Nel cardiopatico si possono manifestare più facilmente aritmie. Attenzione, però, anche a bere troppo, comportamento che a sua volta può essere dannoso. I pazienti con disfunzione ventricolare dovrebbero relazionarsi col medico per mettere a fuoco quale sia la quantità di liquidi che è consigliabile assumere nel loro caso specifico. Poi, largo alla frutta: albicocche, angurie, banane. meloni sono “integratori naturali”, ferma restando la possibilità di ricorrere a quelli disponibili in farmacia».
Capitolo attività fisica: «È consigliabile sempre, purché non avvenga in condizioni di caldo intenso e con sforzo eccessivo. Moderazione è la parola d’ordine, anche per l’aria condizionata. Che può essere un alleato efficace ma non deve produrre sbalzi termici troppo forti quando si passa da un ambiente climatizzato a uno che non lo è. Una temperatura di 26 gradi può essere quella giusta ma anche la semplice deumidifcazione produce benefici evidenti».
Non meno importante delle buone abitudini è la regolazione dei farmaci: «In moltissimi casi è consigliabile ridurre le terapie per i malati cronici, naturalmente previo parere qualificato. Monitorare la pressione arteriosa è un’altra buona abitudine».
I sintomi cui fare caso? «Innanzitutto impariamo a essere attenti e a privilegiare il contatto con il medico o il cardiologo curante rispetto alla visita in Pronto Soccorso. Non bisogna sottovalutare manifestazioni come affanno, palpitazione o sensazione di battito irregolare, gonfiore alle gambe, magari repentino, dolore toracico localizzato, stanchezza persistente, svenimenti, sensazione di “testa leggera” o capogiri. Un singolo sintomo, come il respiro più pesante del solito, se passeggero non deve suscitare preoccupazione ma le compresenze vanno tenute in seria considerazione».
Tornando agli spostamenti tipici delle vacanze, manca all’appello la montagna. «Capita spesso che i pazienti chiedano se ci possono andare. Se la patologia è stabile e compensata, la risposta è sì, soprattutto se non si superano i 1.500, 2.000 metri di altitudine, oltre i quali il lavoro di cuore e polmoni aumenta. Se si vuole salire di quota, meglio chiedere un parere medico, comunque ricordando di graduare gli sforzi. E visto che in montagna il meteo cambia anche in pochissimo tempo, occhio agli sbalzi termici, il freddo produce vasocostrizione e aumento della pressione arteriosa».
L’ultimo comandamento per un’estate serena, in città o in villeggiatura, riguarda la documentazione clinica: «Non bisogna mandarla in vacanza, va tenuta sempre con sé. Non occorre girare con plichi, fogli e scartoffie. Basta fotografarla o scansionarla e tenerla nel telefono sotto forma di file. Probabilmente non sarà necessario consultarla ma, in caso di problemi, potrebbe risultare utilissima».