L'annata dei produttori di miele in provincia di Varese registra un bilancio positivo, segnato da un buono sviluppo delle famiglie di api che ha permesso di ottenere risultati incoraggianti nonostante le sfide poste dai cambiamenti climatici a cui il settore agricolo deve necessariamente adattarsi.
Il raccolto di acacia, una delle produzioni principali del nostro territorio, si conferma soddisfacente malgrado l'anticipo della fioritura di circa quindici giorni rispetto alla norma e l'impatto del caldo precoce, che non ha tuttavia compromesso i risultati finali poiché la fase di fioritura si era già conclusa. In particolare, si stima una produzione media di acacia pari a circa 15 chili per arnia nella zona sud della provincia, mentre nel nord, dove un calo delle temperature durante la fase di maturazione ha costretto le api a consumare una parte del prodotto, si registra una media di 10 chili.
«Quello dell’apicoltura è un settore strategico per il territorio della provincia di Varese - spiega Giacomo Brusa, presidente di Confagricoltura Varese - per continuare a produrre miele è assolutamente necessario investire nella ricerca per contrastare gli effetti del cambiamento climatico che hanno portato ad un indebolimento delle api. Occorre capire ad esempio - prosegue Brusa - quali tipi di robinie servano al meglio per produrre miele d’acacia e quali altri piante nettarifere possano essere utili anche all’agricoltura. Per fare questo occorre puntare sulla ricerca e sulla collaborazione con l’università».
La provincia di Varese si conferma una realtà virtuosa, essendo autosufficiente e capace di esportare miele, un'eccezione positiva rispetto ad altri comparti alimentari che vedono la provincia come importatrice, forte di un know-how storico e di una presenza capillare composta da 4503 apicoltori, 8292 apiari censiti e 75152 alveari.
«Quest’anno c’è stato un buono sviluppo delle famiglie - sottolinea Guido Brianza, apicoltore varesino - spero che la produzione torni a rendere come qualche anno fa, specialmente per quei ragazzi volenterosi che hanno deciso di dedicarsi e investire nell’apicoltura».
Nonostante l'importante riconoscimento del miele di acacia DOP, ottenuto dopo un lungo e complesso iter burocratico in un momento in cui il settore contava numerose aziende professionali poi diminuite nel tempo, emerge la necessità di valorizzare con forza questo prodotto di eccellenza, lavorando attivamente per diffondere la cultura del miele nelle nostre zone, dove si riscontra ancora un basso consumo rispetto all'elevata capacità produttiva.
«Dobbiamo avere la forza di valorizzare il nostro prodotto, nelle nostre zone c’è un’alta produzione di miele ma un basso consumo, bisognerebbe lavorare ad una diffusione della cultura di questo nostro prodotto», spiega Federico Tesser, apicoltore varesino dell’azienda agricola “Fonte incantata“.
È essenziale infatti promuovere il valore nutrizionale e gastronomico di questo alimento, considerando che i dati del 2023 riportati da ISMEA indicano in Italia un consumo pro capite annuo di 700 grammi, suddiviso equamente tra consumo tal quale e utilizzo come ingrediente, a fronte di 600 grammi in Europa e ben 1,5 chili in Germania, evidenziando ampi margini di crescita per il nostro mercato interno dove, per la produzione attuale, il prezzo di vendita si manterrà equo per i produttori.