Busto Arsizio - 29 maggio 2026, 07:36

Max Laudadio a Busto: «Eravamo concentrati sull'io, la vera felicità è nel "noi"»

L'ex inviato di Striscia la Notizia ha presentato il suo libro all'interno della sede dell'associazione Lampi Blu. Una serata tra fede, ambientalismo concreto e la metafora delle formiche

C'è un confine sottile tra il personaggio pubblico, abituato alle luci della ribalta, e l'uomo che a un certo punto della propria esistenza decide di spogliarsi del proprio ego per mettersi in ascolto degli altri. È questo il viaggio interiore, prima ancora che letterario, che Max Laudadio ha condiviso ieri sera, giovedì 28 maggio, con il pubblico bustocco. La sede dell'associazione Lampi Blu, in via Caprera a Busto, ha ospitato la presentazione del suo libro "Il cantico delle formiche - La melodia dell'anima".

A fare gli onori di casa in sala ci ha pensato il presidente di Lampi Blu, Paolo Macchi, che ha inquadrato la serata all'interno del percorso di sensibilizzazione, legalità e tutela promosso costantemente dall'associazione. A guidare la conversazione con l'inviato televisivo, scandendone i ritmi e stimolando riflessioni profonde, è stata Simona Carnaghi, giornalista di Malpensa24, moderatrice dell'incontro iniziato verso le 21, una volta sconfitta l'afa a colpi di aria condizionata.

L'incontro si è subito discostato dai classici cliché delle presentazioni editoriali dei volti noti della tv. Laudadio non ha fatto sconti a sé stesso, partendo dalla sua radicale conversione avvenuta a 45 anni. «Fino a quell'età sono sempre stato assolutamente lontano da qualsiasi messaggio legato a un Dio, non ho mai cercato nessuna forma di spiritualità, pensavo di essere sufficiente a me stesso», ha ammesso con disarmante franchezza, raccontando il passaggio da una vita permeata dalla bestemmia intercalare – retaggio delle sue origini toscane – a una profonda folgorazione spirituale, arrivata grazie all'incontro con don Silvano, figura religiosa "fuori dagli schemi", uno prete che è capace di suonare il campanello di casa sua, a Cuasso al Monte, e voler celebrare una messa nel suo giardino.

Il cuore dell'intervento, stimolato dalle puntuali domande di Carnaghi, ha ruotato attorno al concetto di "ego" e alla ricerca della felicità. L'autore ha descritto la felicità come una sorta di insidiosa «scala mobile» della realizzazione materiale: l'illusione che un nuovo traguardo professionale, la radio, la villa o l'auto di lusso possano riempire un vuoto. Un vuoto che Laudadio ha colmato solo ribaltando la prospettiva, viaggiando nelle zone più povere del mondo. «Ho visto bambini giocare in una discarica ad Haiti, disabili in Giordania e malati terminali in Benin essere più felici di noi. Lì ho capito che la felicità risiede in una parola: donarsi. Significa dedicare del tempo prezioso a chi ne ha bisogno, dire dei "sì" che costano fatica, passando dall'io al noi».

Ma perché le formiche? Il titolo del libro, ha svelato l'autore, nasce da un aneddoto legato a una visita alla biblioteca privata del Sacro Convento di Assisi, dove ebbe l'occasione di ammirare il manoscritto originale del Cantico delle Creature di San Francesco. Da lì l'intuizione metaforica che guida l'intera opera: l'essere umano, preso singolarmente, è piccolo e fragile come una formica, facilmente schiacciabile. «Ma quando le formiche si uniscono in una comunità – ha sottolineato Laudadio – lavorando insieme per anni, possono far cadere un grattacielo. La rivoluzione sta nel capire che non si può vivere da soli».

Non è mancata una forte stoccata al finto ambientalismo, tema quantomai attuale in questo 2026. L'autore ha preso le distanze dalla comunicazione ecologista mainstream, spesso venata di ipocrisia, richiamando invece l'urgenza di un'ecologia integrale, concetto mutuato da Papa Francesco. «La natura andrà avanti anche senza di noi, getterà giù l'uomo come ha fatto con i dinosauri. Non stiamo distruggendo il mondo, stiamo distruggendo l'unica casa in cui l'uomo può vivere. Se non la curiamo, noi semplicemente non ci saremo più».

Laudadio ha lanciato un appello all'azione locale e concreta, invitando i presenti a non cedere al cinismo. Una provocazione costruttiva che ha trovato terreno fertile negli spazi di Lampi Blu, realtà da sempre abituata a declinare la tutela del territorio in azioni tangibili. «Abbiate il coraggio di essere sognatori», ha chiosato l'autore, lasciando al pubblico di Busto Arsizio non solo le pagine di un libro, ma la concreta speranza che una società basata sul "noi", proprio come un formicaio, sia ancora un traguardo possibile.

Giovanni Ferrario