Politica - 22 maggio 2026, 19:49

Loschiavo: «Sui rifiuti tessili il sindaco corregge il tiro. Ma il costo si caricherà ancora su chi rispetta le regole»

Secondo Busto Rinasce, la strada giusta è tutt’altra: mantenere i servizi di prossimità utili, rafforzare lo svuotamento e il presidio dei punti critici, bonificare rapidamente gli accumuli, fare più informazione, attivare campagne straordinarie

foto d'archivio

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La questione addio contenitori di rifiuti tessili con la trasformazione della raccolta annunciata oggi dal sindaco Emanuele Antonelli (LEGGI QUI) continua a far discutere. Busto Rinasce con Salvatore Loschiavo commenta con un comunicato.

 La buona politica organizza servizi utili, facilmente accessibili e coerenti con le regole che impone, mettendo al primo posto l’interesse dei cittadini. La cattiva politica, invece, complica gli adempimenti, aumenta i costi, riduce i servizi di prossimità e poi scarica sui cittadini le conseguenze del proprio fallimento organizzativo. E se glielo si fa notare, fa dietro-front, ma senza una vera progettualità e con costi che rischiano di ricadere ancora una volta sulla collettività.

L’annuncio iniziale del sindaco Antonelli è un esempio perfetto di cattiva politica: eliminare i 70 cassonetti di prossimità per i rifiuti tessili sarebbe stato l’ultimo di una serie di errori che, a questo punto, potremmo chiamare ingiustizie vere e proprie a danno dei cittadini onesti e rispettosi delle regole.

Poi, bersagliato da una pioggia di critiche di cittadini stanchi e delusi, ha corretto il tiro: ora dice che i cassonetti verranno rimossi, ma che Agesp ritirerà i rifiuti tessili porta a porta, con un sacco di colore diverso, con cadenza ogni due o tre mesi. 

E questa è un’ottima notizia. Ma poi aggiunge che, proprio per via di una cadenza di raccolta più “limitata”, l’impatto sulla Tarip non sarà particolarmente significativo. Quindi, piccolo o grande che sia, il costo di questa decisione si scaricherà ancora una volta sui cittadini onesti, corretti e rispettosi delle regole.

«Io faccio tutto per bene, pago più che in passato e poi vengo penalizzato ancora di più»: è questo il ragionamento che sempre più cittadini riportano a Busto Rinasce in ogni occasione d’incontro. Il senso è semplice e chiarissimo: pago la Tarip, differenzio correttamente, uso i contenitori giusti, ma poi, per colpa di qualcun altro che il Comune non sa individuare, mi trovo sommerso dal degrado e magari mi viene pure addebitato un costo aggiuntivo.

Una beffa che appare ingiustificata agli occhi di chi dall’amministrazione si aspetta servizi, non disservizi.

Il problema, a ben guardare, non nasce oggi. Anzi, è il risultato di un combinato disposto che negli ultimi due anni ha reso il sistema più rigido, più costoso e meno vicino ai cittadini:

  •  prima è stato introdotto il sacco azzurro con microchip, senza prevedere correttivi adeguati per tutte le situazioni che il sistema non è in grado di intercettare (come le persone che vivono stabilmente in città ma che, per diverse ragioni, restano fuori dal circuito regolare di conferimento);
  • in parallelo a ciò, è cresciuta la quantità di rifiuto indifferenziato conferita in modo irregolare, con un degrado urbano visibilmente aumentato in diversi quartieri;
  • nel frattempo, l’accesso al centro multiraccolta è stato percepito da molti come sempre più complicato e poco compatibile con esigenze reali dei cittadini;
  • a questo si è aggiunto l’aumento del costo del ritiro a domicilio degli ingombranti, cresciuto sensibilmente in un solo anno;
  • e ora si annuncia la rimozione dei cassonetti tessili di quartiere, sostituendoli con un servizio porta a porta a bassa frequenza, ancora tutto da verificare nei tempi, nelle modalità e nei costi. Tra l’altro senza alcuna certezza di contrastare efficacemente il fenomeno, perché la presenza del cassonetto tessile non spiega di per sé l’abbandono di rifiuti impropri come televisori o elettrodomestici. Chi oggi vuole buttare una tv senza andare fino a via Tosi, potrebbe continuare a farlo anche domani, magari lì, magari altrove, ma il problema resta.

«Qui non siamo davanti a un eccesso di severità verso gli incivili – osserva Salvatore Loschiavo –. Siamo davanti a qualcosa di peggio: un’amministrazione che prima complica la vita ai cittadini corretti, poi aumenta certe tariffe, poi riduce i servizi di prossimità e infine, quando il degrado esplode, dà la colpa agli altri invece di ammettere i propri errori. Questa non è buona amministrazione. È scaricare sulle persone comuni il prezzo dell’incapacità politica».

Il punto è dunque questo: la sproporzione tra il sacrificio imposto al cittadino rispettoso delle regole e l’utilità concreta delle misure adottate.

Vale per il sacco azzurro, perché a fronte di maggiori adempimenti e di una raccolta puntuale più rigida, il cittadino ligio al dovere vede oggi in strada più degrado di prima.

Vale per il ritiro a domicilio degli ingombranti, perché il servizio diventa più caro proprio mentre dovrebbe essere reso più conveniente per evitare abbandoni abusivi.

Vale, infine, per i cassonetti del tessile: il cittadino corretto perde un servizio di prossimità senza costi aggiuntivi diretti e in cambio si profila un servizio porta a porta il cui costo, piccolo o grande che sia, rischia di ricadere ancora una volta sulla collettività attraverso la Tarip. In più, non c’è alcuna garanzia che il problema venga davvero risolto. Nella migliore delle ipotesi verrà solo spostato altrove.

«Se un servizio di raccolta differenziata obbligatoria esiste, il cittadino che lo usa correttamente deve essere messo nelle condizioni di continuare a usarlo in modo ragionevole, semplice e vicino a casa, e senza costi aggiuntivi, come è stato fino a oggi – continua Loschiavo –. Se invece, per colpa degli abusi altrui, gli si accolla un costo in più, allora la politica sta dicendo una cosa gravissima: che la propria incapacità di governare l’illecito vale più del diritto del cittadino ad avere un servizio efficiente e senza nuovi aggravi».

Secondo Busto Rinasce, la strada giusta è tutt’altra: mantenere i servizi di prossimità utili, rafforzare lo svuotamento e il presidio dei punti critici, bonificare rapidamente gli accumuli, fare più informazione, attivare campagne straordinarie di conferimento sul modello dello “svuota cantine”, rendere meno penalizzante il ritiro a domicilio degli ingombranti e introdurre correttivi seri per questi residenti che oggi restano fuori dal circuito regolare di conferimento. Basta con gli slogan e gli scaricabarile. Servono correttivi concreti e un’assunzione di responsabilità.

«Il paradosso delle scelte di questi ultimi due anni – conclude Loschiavo – è che il nuovo sistema di raccolta differenziata non produce più ordine, ma più degrado. Così non cresce la fiducia nel sistema: cresce invece, e comprensibilmente, l’ostilità verso il Palazzo. E quando ciò accade, la colpa non è dei cittadini. È colpa di chi governa male».

Busto Rinasce continuerà a raccogliere segnalazioni e testimonianze nei quartieri, perché il degrado urbano non si affronta punendo chi si comporta bene, ma costruendo servizi più equi, più intelligenti e più vicini alla vita reale delle persone.

Busto Rinasce. Con le persone. Per la città.

Redazione

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