Ci sono istanti, nello sport, capaci di ripagare anni di sudore e sacrifici passati nelle palestre di provincia. Frazioni di secondo in cui l'istinto prende il sopravvento sulla ragione, trasformando un pallone pesante in una parabola perfetta. E l'emozione è la stessa, sia che tu sia sul parquet di una finale mondiale o nell'ultimo campionato della scala gerarchica. È esattamente quello che è successo a Valerio Colombo, classe 1981 di Gorla Minore, autore di un canestro allo scadere che ha regalato alla sua Cestistica Manigunda Fagnano una clamorosa qualificazione agli ottavi di finale della Second League del campionato Uisp Varese (torneo che raduna anche formazioni dalle province di Milano, Como, Novara e Verbania).
Il teatro dell'impresa è stato lo storico campo della Robur et Fides a Varese, cornice della decisiva gara-3 dei sedicesimi di finale. Di fronte, due squadre protagoniste di una serie accesissima: i padroni di casa della Wool Va, dodicesimi al termine della stagione regolare (e tra le cui fila milita l'ex Cestistica Bustese Davide Ivone), e i fagnanesi della Manigunda, ventunesimi e costretti a inseguire l'impresa partendo dal ruolo di "sfavoriti". Dopo aver sorpreso i varesini vincendo gara-1 in trasferta, la Manigunda aveva sprecato il match point casalingo sul parquet del PalAriosto di Busto Arsizio, rimandando il verdetto alla "bella" in terra bosina.
Una gara-3 ruvida e combattuta, vissuta sul filo del rasoio. Fino all'ultimo giro di lancette. La formazione fagnanese si trova sotto di un punto. Ultima azione disponibile, il cronometro recita due secondi alla sirena. La palla arriva nelle mani di Valerio Colombo – volto noto nel panorama cestistico locale con trascorsi bustocche, tra le altre, all'Antoniano e agli Springers - che si ritrova in una posizione decentratissima. Il tempo per ragionare è nullo: il classe 1981, con la sua tradizionalmente mortifera mano mancina (quest'anno ha viaggiato a 11,3 punti di media partita), fa partire un missile fuori equilibrio che si infila perfettamente nel cesto, facendo scoppiare l'incontenibile gioia di tutta la panchina.
«In quei momenti hai due secondi sul cronometro e la prima cosa che ti viene in testa è "o prendo un fallo o devo tirare"», racconta Colombo, ripercorrendo gli attimi di adrenalina pura. «È andata bene. È uscito fuori il mondo da un canestro che, rispetto a tiri decisivi di finali scudetto o Nba, non è nulla, però fa piacere ricevere una marea di messaggi da compagni, ex compagni e avversari. Dà una scarica di adrenalina fortissima, da provare».
Dietro a questo tiro, però, c'è una storia di passione che rende l'epilogo ancora più speciale. Colombo, infatti, non avrebbe nemmeno dovuto essere in campo in questa stagione sportiva. Dopo la finale Uisp persa nel 2023 contro Besozzo, aveva deciso di appendere le scarpette al chiodo: «Essendo il più anziano ho preferito dare spazio ai ragazzi più giovani, senza dovermi spremere troppo. Ho fatto un paio di mesi andando solo ad allenarmi». Poi, la nascita del progetto DR4 ha diviso le strade di molti atleti della società fagnanese, lasciando in piedi un gruppo iscritto alla Second League per puro divertimento. A spingere Colombo al ritorno sul parquet è stata una figura fondamentale. «Il mio ritorno a giocare è frutto soprattutto di mia moglie Katia: a differenza di quasi tutte le mogli che spronano i mariti a smettere per non perdere tempo la sera, lei erano due anni che continuava a insistere perché ritornassi a fare quello che più mi piace».
L'approccio mentale alla prodezza balistica non è però casuale, ma figlio di un mantra che Colombo cerca di trasmettere anche ai compagni. «Qualche giorno prima della partita, un mio compagno aveva un buon tiro da tre ma ragionava troppo sul da farsi. Gli ho detto: "Se non ci pensi, lo segni". E in partita, alla prima palla che ha ricevuto, ha tirato d'istinto e ha segnato. Il mio canestro alla fine è frutto di questa stessa frase: non puoi pensare a cosa fare, fai quello che senti in quel nanosecondo».
Il canestro di Colombo, tra l'altro, è finito sulla notissima pagina “Chiamarsi Minors”, una delle più conosciute dal mondo degli appassionati di pallacanestro in Italia, che sa raccontare con gioia, sana ironia e passione il mondo dei campionati che non finiscono sotto i riflettori di televisioni e giornali nazionali.
Ora per la Manigunda Fagnano – guidata in panchina da Kristian Zaffaroni con un gruppo di "sviluppo" – si aprono le porte degli ottavi di finale, rigorosamente all'insegna del motto della squadra di baskin di cui Valerio fa parte: «Mais mais» (ovvero "non mollare mai"). L'avversario sarà Travedona. Gara-1 è in calendario giovedì 21 in trasferta, mentre il ritorno si disputerà a Busto Arsizio domenica 24 maggio alle 18.30. L'obiettivo, ancora una volta da sfavoriti, è chiaro: «Saremo in campo prima di tutto divertirci – conclude Colombo – ma anche per vincere e trovare un nuovo miracolo».