Cultura - 15 maggio 2026, 09:49

VIDEO e FOTO. La rinascita di Andrea Ravelli: da promessa dello sci azzurro a guida paralimpica da record

Dalla Nazionale giovanile agli infortuni che sembravano aver chiuso la carriera, fino alla rinascita come guida paralimpica di Giacomo Bertagnolli. Andrea Ravelli si racconta a Busto Arsizio in una serata organizzata per i 60 anni dell’Assb. Un viaggio intenso tra sacrifici, seconde possibilità e il trionfo delle cinque medaglie conquistate a Milano-Cortina 2026

Ci sono storie sportive che parlano di vittorie. E poi ce ne sono altre che raccontano qualcosa di ancora più potente: la capacità di rialzarsi quando tutto sembra finito. La parabola di Andrea Ravelli appartiene a questa seconda categoria. Una vita trascorsa sugli sci tra sacrifici, infortuni, sogni infranti e una rinascita inattesa che lo ha portato a conquistare cinque medaglie paralimpiche in un’unica edizione dei Giochi. Un percorso straordinario che è stato al centro della serata organizzata dall’Assb per celebrare i sessant’anni di fondazione dell’associazione.

Il 14 maggio, nella Sala Tramogge dei Molini Marzoli di Busto Arsizio, il campione bresciano ha ripercorso la sua avventura umana e sportiva nell’incontro dal titolo “La strada verso cinque medaglie paralimpiche”, dialogando con il vicepresidente Assb Fabrizio Ranisi.

Il talento precoce e i sogni della Coppa del Mondo

Andrea Ravelli sugli sci ci è salito praticamente prima ancora di imparare a camminare. «A due anni mio papà mi ha messo sugli sci, a tre sciavo già», ha raccontato durante la serata. Poco dopo, il padre Renato comprese che per permettere al figlio di crescere davvero servivano maestri e allenatori capaci di accompagnarlo in un percorso agonistico sempre più impegnativo.

Da lì iniziò una scalata rapidissima. Prima le categorie baby, cuccioli e ragazzi, poi il salto nei giovani, dove il livello diventava altissimo. Allenamenti massacranti, fino a 270 giorni all’anno sulla neve, trasferte continue tra Montecampione, Zermatt e Les Deux Alpes, sveglie all’alba e una quotidianità lontana da quella dei coetanei.

Ranisi lo ricorda bene: «Sciava nel mio sci club, il Rongai, ed era compagno di squadra di Sofia Goggia. Nei campionati giovanili italiani ha ottenuto podi e titoli. Era un discesista fortissimo nella velocità ed è arrivato fino alla Nazionale B partecipando anche alla Coppa Europa».

A soli 15 anni arrivò la convocazione in Nazionale. Poi l’ingresso nelle Fiamme Gialle, dove Ravelli divenne il più giovane atleta ad approdare nel gruppo sportivo. «Mi chiamavano “Soldato Ryan”», ha raccontato sorridendo.

Gli infortuni e il desiderio di una vita normale

Sembrava l’inizio di una carriera destinata alla Coppa del Mondo. Invece il destino cambiò improvvisamente direzione. Gli infortuni iniziarono a frenare la sua crescita, mentre la pressione mentale aumentava stagione dopo stagione.

Dietro il fascino dello sci agonistico, Ravelli ha mostrato il lato meno raccontato dello sport professionistico: rinunce continue, relazioni sacrificate, stanchezza fisica e mentale. «Se dovessi tornare bambino probabilmente non rifarei questa vita», ha ammesso con grande sincerità. «All’inizio è un gioco, poi diventa una disciplina totale. Gli amici escono la sera, tu invece devi alzarti alle cinque per allenarti».

Nel 2016 arrivò la decisione più difficile: fermarsi. Lasciare il sogno olimpico e provare finalmente a vivere una normalità mai conosciuta. Ravelli si iscrisse all’università, conseguendo una laurea in Scienze Motorie e una in Economia Aziendale, mentre proseguiva il suo percorso nella Guardia di Finanza. Nel 2019 superò anche il prestigioso master istruttori, il massimo riconoscimento per i maestri di sci.

Sembrava l’inizio di una nuova vita lontana dalle gare. In realtà, il destino aveva ancora in serbo qualcosa di enorme.

L’incontro con Giacomo Bertagnolli e la seconda vita sportiva

Nel 2019 Ravelli incontra Giacomo Bertagnolli, atleta ipovedente della Nazionale paralimpica. Il problema era chiaro: Bertagnolli andava troppo forte per le guide che lo avevano accompagnato fino a quel momento. Serviva qualcuno capace di reggere ritmi elevatissimi senza limitare il talento dell’atleta.

«Giacomo ha trovato Andrea Ravelli», ha spiegato Ranisi. E da quel momento è nata una delle coppie più vincenti dello sport paralimpico italiano.

Fare la guida nello sci alpino paralimpico è una sfida estrema. La guida deve leggere la pista, anticipare le traiettorie, comunicare ogni movimento all’atleta e contemporaneamente mantenere velocità elevatissime. «Bisogna guardare le porte e allo stesso tempo girare la testa verso lo sciatore», ha spiegato Ravelli. (VIDEO)

Per tornare a gareggiare, Andrea ha dovuto ricominciare tutto da capo. Ha lasciato casa, la compagna e la vita che aveva appena costruito per rituffarsi in allenamenti, trasferte e sacrifici.

Ma quella scelta ha cambiato tutto.

Cinque medaglie a Milano-Cortina e un record storico

La consacrazione definitiva è arrivata alle Paralimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026. Sulle nevi di casa, Ravelli e Bertagnolli hanno scritto una pagina memorabile dello sport italiano conquistando cinque medaglie in una sola edizione dei Giochi.

Il bottino è stato straordinario: due ori nello slalom speciale e nella combinata, due argenti in superG e gigante, oltre al bronzo in discesa libera. Successi che si sono aggiunti alle quattro medaglie conquistate già a Pechino 2022, portando il totale della coppia a nove medaglie paralimpiche.

«Tre momenti più belli della mia vita? La chiamata in Nazionale, il master istruttori e il record di Milano-Cortina», ha confessato Ravelli.

Oltre le medaglie: il lato umano dello sport

La serata ai Molini Marzoli non è stata soltanto il racconto di successi sportivi. Attraverso fotografie e filmati, il pubblico ha scoperto soprattutto ciò che normalmente resta nascosto dietro una medaglia.

«Volevamo conoscere le cose che non si raccontano mai», ha spiegato la presidente Assb Cinzia Ghisellini. «Dietro ai risultati ci sono momenti complicati, sacrifici e difficoltà che spesso nessuno vede».

Anche il vicesindaco e assessore allo sport Luca Folegani ha voluto sottolineare il valore umano dell’esperienza paralimpica: «Spero che un giorno non si debba più distinguere tra olimpici e paralimpici. Sono tutti atleti, con un’unica grande cerimonia e senza differenze. E grazie per aver portato a Busto Arsizio cinque pesantissime medaglie».

Ed è forse proprio questa la lezione più forte lasciata da Andrea Ravelli a Busto Arsizio: lo sport non è soltanto vincere. È trovare la forza di reinventarsi quando la vita cambia improvvisamente direzione.

Laura Vignati