È scomparsa a 105 anni, lasciando un esempio amorevole e silenzioso. L'ultimo viaggio di Maria Paola Speroni vedova Tallarini sarà oggi, sabato 2 maggio, alle ore 11.15 nella chiesa parrocchiale di Madonna Regina (i funerali saranno preceduti dal rosario alle 11).
La sua famiglia ha voluto ricordarla così.
Aveva 105 anni e se ne è andata silenziosamente, così come silenziosamente aveva osservato, per più di un secolo, la vita di Busto Arsizio scorrere davanti ai suoi occhi.
Maria Paola Speroni era così: discreta, presente senza mai imporsi, testimone paziente di un mondo che cambiava, stagione dopo stagione.
Ci teneva a dichiararsi sinaghina. Lo diceva con una punta d’orgoglio perché, quando era nata, Sacconago non era ancora un quartiere, ma un comune a sé, con la sua identità e le sue abitudini. Era una donna determinata, anche se non lo dava a vedere: la sua forza stava nei gesti quotidiani, nella costanza, nel lavoro.
Per una vita intera aveva lavorato in fabbrica, nel tessile, facendo “la squadra”, come si diceva allora. Turni lunghi, fatica vera. Eppure, come tante donne della sua città, la si poteva immaginare giovane, mentre attraversava le strade in bicicletta: per andare al lavoro, per fare la spesa, per raggiungere un’amica. Una presenza semplice, ma viva, parte di un tempo in cui tutto si costruiva con pazienza.
Negli anni Cinquanta, giovane sposa, insieme al suo Giuseppe aveva fatto qualcosa che oggi sembra quasi incredibile: costruire una casa da zero. In una zona che allora era poco più che campagna, quella che oggi tutti conoscono come Madonna Regina. Avevano comprato un terreno isolato, scavato a mano le fondamenta, mattone dopo mattone, per tirare su due locali dove crescere i figli.
Via Favana era sterrata, bordata da robinie che facevano ombra di giorno e un po’ di paura la sera, quando il buio arrivava e i lampioni ancora non c’erano. Ma attorno a loro, piano piano, altre famiglie erano arrivate. E con loro, una comunità: favori scambiati, acqua prestata per mescolare la malta, spese divise, attrezzi condivisi, consigli dati con semplicità. Era un modo di vivere fatto di vicinanza vera.
Aveva visto nascere anche la chiesa del quartiere, quella dedicata alla Madonna Regina. Ne ricordava i primi anni con un sorriso: i prati ancora aperti, i fiori di campo raccolti dalle donne per adornare l’altare, la semplicità delle celebrazioni. Tutto era essenziale, ma pieno di significato.
Poi c’era la famiglia. Sempre la famiglia.
Nonna Maria — la nonna bi, come la chiamano i suoi pronipoti — era questo più di ogni altra cosa. Una donna che si prendeva cura con piccoli gesti. Aveva cresciuto i figli con tanti sacrifici, ma anche tanta attenzione ai loro bisogni. La sua passione era la cucina, dove spadellava per tutti, radunando la famiglia alla domenica attorno ad una tavola imbandita con i piatti della tradizione bustocca, ma anche le ricette che sperimentava dalle trasmissioni televisive.
Non era mai ferma, finché il fisico gliel’ha permesso: rammendava e sferruzzava con pazienza per i nipoti Luca e Simone, e poi per i pronipoti, arrivati negli anni e coccolati con orgoglio. Per loro era l’ultimo pensiero della sera, quando si addormentava solo dopo aver saputo che tutti erano a casa.
La sua vita non è stata fatta di grandi clamori, ma di gesti piccoli, ripetuti ogni giorno con dedizione. E forse è proprio questo che la rende così preziosa: aver costruito, senza rumore, una storia solida, fatta di lavoro, amore e dignità.
Se n’è andata come ha vissuto: in silenzio.
Ma quel silenzio è pieno di tutto ciò che ha lasciato.