Altre che "porta a porta", qui si va "casa per casa" - Giusepèn illustra alcuni tipi di mansioni, svolti in casa dei possibili clienti: quindi, non solo lo stagnino che aggiustava pentole e pentolotti con la fiamma ossidrica, ma pure "ul mateazè" (il materassaio) che provvedeva a "cardare la lana" e a imbottire i cuscini ed i materassi, col "prodotto nuovo" realizzato, sedendosi su una panchina a cui era collegato una specie di archetto (in legno) con attaccato "denti acuminati" che scioglievano i grumi della lana pestata, a furia di coricarsi.
Per casa, girava pure "ul strascè" (lo straccivendolo) che ritirava tutto ciò che era tela … vecchi abiti, cenci usati e strausati, panni desueti e perfino il cascame che, soprattutto le tessitrici, producevano, lavorando sui telai. Anche "u anciuotu" (colui che ha preso il nome dalle "acciughe") che mostrava i barattoli aperti e pronti alla vendita, di acciughe sotto sale, saracchi vari e pesce fresco che doveva essere venduto in mattinata, per non farlo …. imputridire.
Giusepèn ricorda "ul furguncèn" (il furgoncino a pedali) - con la parte anteriore carica di barattoli dalle dimensioni per grossisti, già col coperchio divelto.
C'era pure "ul latè" (il lattaio) che giornalmente, visitava i clienti fissi e procedeva al "cambio" della bottiglia, mettendo quella piena di latte fresco, ritirando quella vuota che la massaia poneva in bella vista, sul davanzale della finestra. Qui c'è un esempio di famiglia. Da noi, veniva "ul Carluccio" (Carlo Ferrario), amico di mio padre. Spesso, lui e papà si soffermavano a chiacchierare sugli eventi che si …. venivano a sapere, di bocca in bocca e che talvolta si apprendevano dai giornali …. la TV non esisteva ancora e, non sempre si acquistava il quotidiano.
Ciò che mi faceva specie, era il tono del dialogo fra il signor Carluccio e mio padre. Sempre pacato, sempre impostato sulla logica, mai per sconfinare nel gossip. E "ci si sentiva bene", dopo avere ascoltato l'intero discorso, dentro cui c'era saggezza e sobrietà nell'educare, senza farsi carico del merito. Ci fossero tanti "Carluccio e Angiulettu", il mondo DAVVERO, sarebbe migliore.
Da noi, veniva pure "ul Giuanèn di mòi" chiamavano così, il signor Giovanni Giorgi, proveniente dal "Pavese" che aveva operato una "scelta di mercato" (oggi la si chiama così) per operare sia il suo "business" sia il domicilio della sua vita. Giuanèn, per Giovannino e "di mòi" per il fatto che vendeva non solo maglie intime …. di cotone, di lana, di terital, ma pure tutto ciò che interessa il cosiddetto "intimo" sia per donna sia per uomo. Era così buono (e capace nell'eloquio) che le massaie accorrevano, convinte di ottenere, non solo merce-buona, ma pure una buona parola, uno sguardo sincero e pure …. prezzi buoni. Tutt'oggi a Busto Arsizio, opera la FRAGI che è conosciuta nel mondo (non è affatto un'esagerazione) per la qualità dei suoi prodotti, specializzata soprattutto nell'intimo-uomo. Conosco personalmente Antonio Giorgi, titolare della FRAGI (che significa Fratelli Giorgi) che orgogliosamente certifica d'avere "servito" anche Papa Woithila, oltre a personaggi di primo piano che Antonio non vuole elencare, per modestia e mai per sufficienza.
Fra i lavoratori "casa per casa" citiamo pure le due signore (concorrenti fra loro, ma rispettose entrambe) che, a bordo della loro bicicletta, adattata a sopportare un carico su un gigantesco portapacchi sul retro del sellino, dove c'erano "spuèti" (spolette) di vario genere e colore che le massaie utilizzavano per riparare e rammendare in casa, calze, tovaglie e pure vestiti, quando, con l'uso, evidenziavano le smagliature.
Infine, diamo spazio all'arrotino; anch'egli munito di bicicletta, con montato oltre il manubrio, una "mola" che si azionava attraverso una cinghia collegata ai pedali. L'arrotino (ul mulitta), procedeva alla "limatura" di coltelli e forbici, non solo ciò che abbisognava alla massaia, ma pure roncole, falci, cesoie che rappresentavano gli attrezzi degli uomini.
Mondo andato … mondo surclassato dal progresso. Ma pure testimonianze di contatti fra la gente, mentre scambiava idee e opinioni, sempre vigilando sugli schiamazzi dei ragazzi che giocavano nel cortile e che, intanto comprendevano il significato del Lavoro e della buona creanza.
Giusepèn si fa riflessivo. Immagino stia rivedendo il film della sua giovinezza, mentre io rivedo il mio film, con un pizzico di malinconia, ma con tanta nostalgia per un tempo remoto, non sbiadito.










