Busto Arsizio - 17 aprile 2026, 16:45

Emergenza minori, mobilitazione senza precedenti per trovare risposte nuove

Riunione del tavolo dedicato alla presa in carico, ieri, a Palazzo Gilardoni. L’assessore ai Servizi sociali, Paola Reguzzoni: «Vogliamo passare dal confronto all’azione. Anche per intercettare fondi con una squadra, mai così ampia, di realtà attive sul tema». L’obiettivo è avviare un progetto che unisca forze, competenze ed esperienze diverse, nell'ottica della condivisione

Sono decine le realtà (associazioni, cooperative, professionisti, istituzioni) contattate dai Servizi Sociali del Comune per tentare una nuova via nel supporto e nell’aiuto ai minori. Ragazzini, adolescenti, anche giovani e, per estensione, famiglie che da tempo subiscono e generano fenomeni preoccupanti, sempre più estesi, sempre più profondi. Con costi sociali che rischiano di andare fuori controllo, esattamente come i conti di chi cerca di affrontare i problemi. Per rendere l’idea, a Busto sono oltre 700 i minori sotto tutela del Comune. Ieri, a Palazzo Gilardoni, si è tenuta una riunione del Tavolo minori – Cura e presa in carico, una delle tre “creature” promosse dall’assessore ai Servizi sociali Paola Reguzzoni (le altre due riguardano i comparti sicurezza ed educazione) per affrontare in modo nuovo la situazione.

Intorno al tavolo si sono trovati i rappresentanti di Associazione Lilliput, Piccolo Principe – La casa sull’albero – Cittadella dei Ragazzi, cooperativa Elaborando, Asst Valle Olona, Consulta Pari Opportunità, ovviamente i Servizi sociali del Comune, anche singoli professionisti (la psicologa clinica Federica Viola). Una sorta di avanguardia, dal momento che la squadra in corso di mobilitazione conta decine di soggetti. Che sono già in campo ma tendenzialmente lavorano nei propri ambiti, senza che ci sia un sistematico gioco di squadra. Una debolezza sistemica, mentre i problemi vissuti dai minori stanno facendo, non da ora, un salto qualitativo e quantitativo impressionante.

I casi affiorati nel corso del confronto, storie esemplificative che hanno punteggiato la discussione ancorandola alla concretezza del qui e ora, hanno composto un piccolo quanto irriferibile museo degli orrori. Anche se gli ambiti sono immaginabili: sostanze stupefacenti (anche tra giovanissimi), sesso (con l’imponente e pressoché incontrollabile filone social), violenza, bullismo, alimentazione, povertà educativa, trascuratezza (dai problemi cognitivi all’isolamento), perfino il rischio suicidio. «Una delle questioni – ha sottolineato l’assessore – è provare a lavorare a 360 gradi. Non solo sul caso grave, magari gravissimo, e conclamato, sull’inseguimento dell’emergenza. Ma anche sulla famiglia alla quale il minore è connesso, sul fornire un punto di riferimento anche a quei genitori che non rientrano necessariamente nella casistica tipica dell’utente dei Servizi sociali. Per iniziare ad agire in anticipo rispetto a quello che succede oggi, quando ci si accorge che il ragazzo, o la ragazza, sta sfuggendo».

Dalla discussione sono emerse diversi spunti che saranno oggetto di ulteriori approfondimenti. Fra gli altri, l’allestimento di un progetto che parta dai bisogni riscontrati da tutti i soggetti coinvolti dal tavolo e avvii un coordinamento, sfruttando esperienze, competenze, sensibilità e ruoli delle varie realtà. La conseguente partecipazione a un bando («…ma non è detto che si debba per forza appoggiarsi a uno solo» ha sottolineato l’assessore) per ottenere le risorse necessarie al salto di qualità. La creazione di un punto di riferimento fisico, un luogo, magari con funzione di hub, anche per facilitare l’orientamento delle persone verso i presìdi delle realtà coinvolte, ognuno con sue specificità, così da creare una rete. In linea di massima, l'idea è creare il progetto così come serve al territorio per poi individuare la possibile fonte di finanziamento.

Tutti elementi in corso di valutazione e approfondimento. Ma non sembrano esserci dubbi sulla necessità di un approccio sistemico all’emergenza. Con una sorta di rivoluzione culturale alla base, riassunta da Patrizia Corbo (Piccolo Principe). Se, oggi, la frammentazione fa sì che spesso il minore bisognoso di aiuto facilmente passi da una realtà all’altra, con progetti a volte in concorrenza tra loro, ora «…si deve provare a passare all’ottica della condivisione».

«È stata fatta una notevole opera di ricognizione su tutto ciò che è presente sul territorio – la conclusione di Paola Reguzzoni – quanto a bisogni e realtà attive. Ora dobbiamo metterci nelle condizioni di passare all’azione».

Stefano Tosi