Aprile, prepara la Primavera. Il "meteo" fa le bizze, ma (un giorno o l'altro), il caldo farà sul serio. Aria di vacanze, ma pure riflessioni su quanto è accaduto e su quel che il destino ci riserva. Giusepèn ha voglia di "aria pura", di visite ai "so proesi" (le sue aiuole) e di "giardèn bel nutu" (giardino ben pulito). Prima, Giusepèn, ricorda un proverbio antico "April, non ti spogliar d'un fil" che non traduce in Dialetto, per via della rima, ma che porta con sé i bagliori della Primavera che prepara l'estate. "Ghe mia da galughi" (non ci sono tuttora i maggiolini), ma presto potranno svolazzare sui rami degli alberi in fiore e dentro la campagna, con tutte le sue varietà colorate.
"Nogn, cunt'i galughi, sa giughea" (noi, coi maggiolini, si giocava) e lo chiarisce, Giusepèn, il come."Sa ciapèa a galuga, l'à sa tegnea bona in man, poeu, s'à lighea su a so gambetta ul refu" (si catturava un maggiolino, lo si teneva accuratamente in una mano, poi si legava sulla sua zampa minuta, il filo) chiesto a mamma. Da qui, si intonava una canzoncina-invito che suonava così: "ula-ula ca ga egn ul lù" (vola-vola che arriva il lupo) e si liberava il maggiolino, tenendolo ancorato al filo annodato sulla zampina. Il maggiolino roteava nello spazio limitato dal filo e roteava sopra le teste, in cerca di scampo. Poi... il maggiolino si arrendeva ed era un preciso segnale che "al gioco" non ci stava più (era esausto, con le sue alucce stanche). E veniva liberato.
Gioco semplice e un po' poetico (non per il maggiolino), ma noi ragazzi, ci facevamo scommesse (una cicca (gomma da masticare), "ul giusu" (barra di liquirizia), 'na cremunesa (specie di brioches) per dare "sapore" al gioco.
"Vardè chi fioeu lì, sa inventàn par giugò" (guardate quei ragazzi, cosa si inventano, pur di giocare). E qualche "figu da gòl" che vuol dire "furbo come il gallo" ci scappava, innocentemente.
Giusepèn preme per parlarmi "dàa 'nsalata e ciòpi" (insalata e uova sode) - già la forma delle uova tagliate a metà e capovolte, dà l'idea di cosa sono "i ciopi"; vale a dire, "le chiappe" del deretano. Con la ricorrenza della Pasquetta (giorno dell'Angelo, vale a dire Lunedì dopo Pasqua) è tuttora in uso, specie in Rione Redentore, a Busto Arsizio, nei pressi della chiesetta "dàa Madona in Veronca" (della Madonna in Veroncora), la Ricorrenza dell'insalata con le uova sode. La Sagra contempla le bancarelle con esposte cose "di tutto un po'" che annoverano giocattoli per i più piccini, dolci preparati al momento, ma pure i "firunàt" (venditori di castagne, confezionate in trecce), provenienti da Cuneo. Immancabile la "processione" coi trattori dei contadini e la Santa Messa all'aperto che dà un tocco di Religiosità alla manifestazione. Per una settimana intera, si organizza di tutto, per tenere in piedi una Tradizione antichissima: cene, giochi di società, prove di coraggio e suoni di complessi che amano deliziare i simpatizzanti.
Proprio nei pressi della chiesetta, c'è un cippo indicatore che mette in risalto la distanza dalla zona periferica al centro-città - che è diventato quasi un "ossimoro" per il fatto che quando fu installato, "a Madòna in Veronca" era considerata "estrema periferia" e il cippo "per Busto" segna una distanza in km. La ragione è semplice: nella zona, erano situati i campi coltivati e, i molti contadini che vi lavoravano, solevano fermarsi per una preghiera, un po' di meditazione, da effettuare proprio dentro "a geseta" - come non dare spazio ai ricordi? ai "raduni" di tanta gente (di tutti i Rioni cittadini) che "consumavano" una Festa "spicciola", semplice, magari commovente, "tuci vistii dàa festa" (tutti vestiti con l'abito buono ed elegante).
Al vespro, tutti a casa - un po' di baldoria "su i baracuni" (giostre con Luna Park ridotto) e pronti per commentare l'indomani a Scuola, avventure pirotecniche vissute dalla gente semplice.
Giusepèn si affretta s dire "Buona Pasqua a tutti i Lettori" con un sorriso di anima!