La mattina era fresca, di quella freschezza sottile che non punge più come in inverno ma che ti ricorda ancora che la primavera deve conquistarsi il suo posto giorno dopo giorno. Lungo il sentiero della Valle Olona, l’aria aveva un odore particolare: terra umida, acqua lenta e foglie dell’anno scorso che si stavano finalmente arrendendo alla stagione nuova.
Il cielo era di un azzurro pallido, velato qua e là da nuvole leggere che sembravano distratte. Non minacciavano pioggia; piuttosto si limitavano a passare, come se stessero facendo una passeggiata anche loro.
Il fiume Olona scorreva accanto al sentiero con un rumore continuo e tranquillo.
All’inizio del percorso gli alberi sembravano ancora addormentati. I rami erano sottili e scuri contro il cielo chiaro, quasi grafite su carta. Ma avvicinandosi, si notavano i dettagli che da lontano sfuggivano: gemme gonfie, piccole punte verdi, minuscoli segni di vita pronti a esplodere.
Il primo segnale evidente di primavera fu un gruppo di fiori bassi lungo il bordo del sentiero. Erano violette, piccole e ostinate, cresciute tra l’erba ancora rada. Sembravano timide ma decise. Ci fermammo un momento a guardarle: ogni anno tornano, sempre nello stesso posto, come se conoscessero perfettamente il calendario.
Il terreno era morbido sotto le scarpe. L’inverno aveva lasciato il suolo scuro e ricco, e ogni passo produceva un leggero suono ovattato. Qua e là si vedevano tracce di animali: piccole impronte nel fango, forse di un cane o di una volpe.
Un uomo anziano arrivò dalla direzione opposta con passo lento ma costante. Portava un bastone da passeggio e un cappello di lana.
«Bella mattina, eh?» disse passando.
«Perfetta per camminare» rispose Sara.
Lui annuì, guardando il fiume.
«Tra due settimane qui sarà tutto verde.»
Poi continuò lungo il sentiero, lasciando dietro di sé il ritmo regolare del bastone sul terreno.
Proseguimmo seguendo una curva del fiume. In quel punto la valle si apriva leggermente, lasciando spazio a un grande prato, il pratone di Solbiate Olona. L’erba era ancora in gran parte gialla, ma tra le fibre secche cominciavano a spuntare fili di verde acceso. Era come vedere un quadro che qualcuno stava lentamente ridipingendo.
In inverno il paesaggio è silenzioso; i suoni sono pochi e distanti. Ma in primavera ogni giorno aggiunge qualcosa: un nuovo uccello, un nuovo fruscio, un insetto che ricomincia a muoversi.
L’odore cambiava leggermente in quel tratto. Più fresco, quasi acquatico.
L’Olona qui si restringeva e scorreva più veloce. Piccole onde urtavano le radici degli alberi e producevano un suono più vivace. L’acqua aveva il colore del vetro sporco: verde, marrone, riflessi di cielo.
Ogni tanto compariva un vecchio ponte di pietra o una passerella di legno che collegava i due lati della valle. Alcuni erano coperti di muschio.
Attraversammo il ponticello per passare sull’altra sponda, da lì il fiume si vedeva meglio: l’acqua scorreva sotto le assi con un movimento continuo e ipnotico. Guardare l’acqua che scorre ha sempre qualcosa di meditativo. Non importa quanto resti fermo: il paesaggio cambia comunque.
Un gruppo di ciclisti passò poco dopo, parlando tra loro e ridendo. Le ruote sollevavano piccole spruzzate di fango. In pochi secondi sparirono dietro una curva, lasciando di nuovo il silenzio.
Il sole cominciava a salire più alto e la luce filtrava tra i rami creando macchie luminose sul sentiero.
In uno di questi punti illuminati Daniela vide muoversi qualcosa.
Era una lucertola piccola, ancora lenta per la temperatura fresca. Rimase immobile per un attimo, poi scattò tra le foglie secche.
Anche questo era un segno della stagione.
Un cane apparve correndo dal sentiero principale, seguito poco dopo da una donna con uno zaino. Il cane si fermò vicino al bordo dell’acqua, annusò qualcosa e poi ripartì felice.
«Attento!» disse la donna ridendo.
Il cane ignorò completamente il consiglio.
La valle, a quell’ora, sembrava lentamente riempirsi di persone. Non molte, ma abbastanza da dare la sensazione che la stagione stesse cambiando anche per loro. In inverno i sentieri restano spesso vuoti; con il primo sole, tutti tornano fuori.
La luce era diversa adesso: più calda, meno pallida rispetto alla mattina. Gli alberi, che prima sembravano grigi, cominciavano a mostrare sfumature verdi.
È sempre così nei primi giorni di primavera: il paesaggio non cambia tutto insieme. Cambia a piccoli segnali, quasi impercettibili se non ci si ferma a guardare.
Un ramo con gemme rosate.
Un insetto che attraversa il sentiero.
Un odore nuovo nell’aria.
Ormai siamo sulla via del ritorno, il sole ora riflette sull’acqua del fiume creando piccole scintille. Il suono dell’Olona è sempre lo stesso, ma sembrava più luminoso, se un suono può esserlo.
Arrivati a Calipolis, la valle era ormai completamente sveglia. Due bambini correvano vicino al sentiero, qualcuno sistemava una bicicletta, e il canto degli uccelli riempiva l’aria.
Prima di andare via esercizi di rito e uno sguardo verso il fiume.
L’acqua continuava a scorrere con la stessa calma di sempre, portando con sé l’inverno che se ne andava e la promessa della primavera che arrivava.
Buona vita, buon cammino.