Stavolta vado io, a casa del Giusepèn. Lo vedo indaffarato a radersi la barba. Lui, imperterrito e con un tantino di sussiego, mi mostra il suo rasoio che mi lascia perplesso. Non tanto per il rasoio che somiglia più a un bisturi che a un attrezzo comune. Mi stupisce il fatto che a lato del lavabo, c'è fissa la striscia di cuoio, dove si passa il rasoio per rendergli sottile e acuminata la lama di taglio.
Dimenticavo un preambolo. Al trillo del campanello, Maria (la figlia di Giusepèn) dopo il cordiale saluto, "ul me po’ l'e dre fàa borba" (mio padre, si sta rasando la barba) a cui fa eco Giusepèn, "dighi da gni chi" (dì -a me- di raggiungermi in bagno).
E qui, Giusepèn, con maestria, mi mostra il rasoio, la striscia di cuoio e l'immancabile dopo-barba, pronti per l'uso. A operazione avvenuta, Giusepèn mi anticipa su quanto volevo chiedergli "mèn a suguttu a druò ul me rasù" (continuo a utilizzare il mio rasoio) con gli attrezzi del suo tempo. Poi, "te edi? men go a pel da sciatu" (vedi? io ho la pelle da rospo) e mi mostra le guance (con rughe) ben rasate, con la pelle liscia "teme'l cu dun balèn" (come il sedere d'un bambino).
Sul "rospo" avevo già scritto qualcosa, tempo fa, ma sul "rasoio" in uso in casa di Giusepèn, non ne avevo cognizione. Ecco, gli dico "ul parchè ul to musòn l'e sempar nettu e lisciu" (ecco il motivo per il quale, il tuo viso è sempre pulito e liscio) - e Giusepèn "gu su a man" (ho su la mano - per dire che s'è fatto esperienza al taglio; anche per il fatto che ad utilizzare il rasoio-bisturi è facile tagliarsi).
Spruzzo di colonia che mi fa dire "Giusepèn, tè spuzzi teme da voca striàa" (odori -nel senso di profumi- come una mucca strigliata, come si fa coi cavalli) - se la ride, Giusepèn. Sa che stiamo scherzando sopra. Poi, Maria "alua?; men a fo i mistè e a netà su" (allora, vi muovete? io devo fare pulizia in bagno); quindi, l'ordine è perentorio e, Giusepèn ed io, in andiamo in sala.
Discorriamo su tutto, Giusepèn ed io, ma ne parleremo in un prossimo articolo. Qui, il fulcro del dialogo poggia sul "rasù" (rasoio), da non confondere col "rassù" (due esse che è l'arcobaleno).