Stavolta, Giusepèn, va sul difficile. "Te se cuntentu?" (sei contento?) e va subito al nocciolo della questione. "U sentù, venerdì passò 'na trasmisiòn par radiu, su a Festa dàa felicitò; ti, se cuntentu?" - Giusepèn si riferisce alla diretta su Radio UNO, in onda venerdì scorso (20 marzo 2026), dopo il GR delle ore 8 - in studio, la Psicologa Dr.ssa Agnese Scapin che commentava la "rivoluzione" della nostra Società, dopo lo sviluppo "smodato" dei network e dei "mass-media".
Trattandosi poi del giorno dedicato alla Felicità, Giusepèn voleva conoscere anche il mio parere. Fortunatamente, ho sentito anch'io l'esposizione della Dr.ssa Scapin, a partire dal "tipo di Felicità" che auspichiamo e dalla "Competizione" in atto che si compie per raggiungerla.
Giusepèn mi dice subito che "candu'l po’ al cumandèa, te duei trutò" (quando il padre ordinava, dovevi "trottare" agire subito) - oggi, per fortuna c'è dialogo (non dappertutto) e si ragiona su come agire e nei tempi dell'azione. Il rapporto genitori-figli è migliorato sotto molteplici aspetti, ma è pure deteriorato su altri. Dipende dall'educazione ricevuta e da quella che si deve donare, senza preclusione alcuna, ma senza impartire ordini da eseguire pedissequamente.
Il Capo-Famiglia ordinava e moglie e figli, dovevano eseguire; esempio tipico di Famiglia Patriarcale. Non si dice, però che non è poi del tutto vero quel "patriarcale", per il fatto che in casa, c'era la "masea" (mamma, moglie, massaia, tuttofare) che aveva sottomano sia la gestione della casa sia (quella molto più importante), la gestione dell'educazione dei figli.
La moglie, "l'à fea'n po' da taia e medega" (operava un po' col senno di poi e, mitigava il da farsi), poi, relazionava al "regiù", il Capo-Famiglia a cui sottoponeva il suo pensiero, condensato dall'intuito femminile, corredato dalla sua intelligenza che riusciva a "convincere" il marito, ma pure i figli, del modo giusto (il suo) con cui si doveva agire. Ecco quindi che la cosiddetta Famiglia Patriarcale era da considerarsi invece, la Famiglia Matriarcale, dove a gestire l'ambiente familiare, era proprio lei, la "masèa".
E qui, Giusepèn ed io, discutiamo sulla trasmissione, ragionando sull'eloquio della Psicologa, Dr.ssa Scapin - "la Felicità è quando si raggiunge un obiettivo a cui si è sempre creduto". Ci si sente ilari per il successo e si deve pensare ad un altro obiettivo. Che deve essere semplice, attuabile, che possa soddisfare il proprio amor-proprio.
Proprio per questo motivo, si impegnano le nostre energie e si giunge alla Felicità. Attenzione, però. Non è possibile essere sempre felici; gli obiettivi non sono tutti uguali e, talvolta, ci si confronta con la "Competizione" - competere con altri è difficile, ma nel contempo è stimolante e può diventare facile. In casa, tra i Figli, ci si deve adoperare a far contenta la Famiglia, a costo di qualche sacrificio.
Intestardirsi su un unico concetto, è deleterio. Mettere nel dialogo, il raziocinio e il sentimento, si può giungere alla Felicità da condividere con i familiari. Come dice la canzone: "con un panino e un bicchier di vino, è Felicità" oppure "con un biglietto dentro il cassetto, è Felicità" - cose semplici, insomma! (sic).
Anche cogli Amici è così. Pure coi Colleghi. La "Competizione" è sana, quando ciascuno svolge il proprio compito, senza l'invito a prevaricare gli altri, "far la propria parte" e confrontarla con quella degli altri. Nell'Amore, c'è un discorso differente. La Felicità si manifesta, quando si è contenti del successo del Partner e mai invidiosi. La conflittualità "fa male all'amore", quando non c'è rispetto e quando ci si sente "schiacciati" dalla personalità del partner.
Oggi poi, con la cosiddetta "parità fra Donna e Uomo", è facile scontrarsi o subire la Personalità dell'altro, quindi, la "competizione" può danneggiare il rapporto d'amore.
Giusepèn, memorizza, analizza, riflette, poi "sbotta": "senza rispettu ghe mia d'amui" (senza rispetto, non c'è amore) e questo è proprio il mio pensiero che collima col suo. Quindi, ciascuno deve offrire all'altro ciò che onestamente sa fare e contribuire al "fare" dell'altro, dentro il rispetto della Persona a cui si dice "ti amo".
Anche la Dott.ssa Scapin, giunge a queste conclusioni, senza dimenticare che talvolta, i Genitori non sono in grado di educare i Figli - che i Figli vivono un rapporto sociale, differente da quello che ha vissuto Giusepèn. Che le lusinghe della Società, sono molteplici e, molteplici sono le insidie. Per essere Felici (lo dice la Psicologa, ma l'ha detto pure Giusepèn), occorre rispetto con sincerità, piena condivisione sia degli obiettivi raggiunti sia quelli che faticano ad essere acclarati. E Giusepèn conclude: "'in dua ghe amui, ghe sacrifizzi, ma cunt'ul rispettu, s'à guaissi tuci i mò" (dove c'è amore, ci sono sacrifici, ma con il rispetto per gli altri, si guariscono tutti i mali) - anche a distanza di giorni, Giusepèn ed io, auguriamo ai Lettori "serena Felicità" dove quel "serena" vuole omaggiare l'Amore da offrire e da usufruire a... piene mani! - si, "sun cuntentu, Giusepèn".