Attualità - 12 marzo 2026, 10:30

Il mondo della tv piange Enrica Bonaccorti

Attrice, conduttrice e autrice, aveva 76 anni. Tra gli anni '80 e '90 è stata il volto di molte trasmissioni televisive popolari in Rai e su Mediaset quali "Non è la Rai", "Pronto, chi gioca?" e "Italia Sera"

Enrica Bonaccorti (foto ipa/adnkronos)

Enrica Bonaccorti, morta oggi all'età di 76 anni in seguito ad un male incurabile, è stata, prima di tutto, un volto familiare della televisione italiana. Uno di quelli che per anni sono entrati nelle case degli italiani con naturalezza, attraversando fasce orarie, generi e persino le stagioni della tv senza mai apparire fuori posto. La sua carriera racconta l'evoluzione della televisione generalista, dal servizio pubblico degli anni Settanta al boom dell'intrattenimento degli Ottanta, fino alle nuove piattaforme del nuovo millennio.

Nata a Savona il 18 novembre 1949, figlia di Ettore, ufficiale di polizia ed ex partigiano, e di Tiziana, detta Titti, Bonaccorti cresce in un'Italia ancora in movimento. L'infanzia e l'adolescenza scorrono tra città diverse – Genova, Sassari e altre tappe obbligate dai trasferimenti del padre – lasciandole un senso precoce di adattamento e osservazione. A Sassari, appena sedicenne, si distingue anche nello sport: nel 1965 vince la medaglia d'argento nel lancio del disco ai campionati regionali di atletica, dettaglio poco noto di una formazione fisica e mentale tutt'altro che fragile.

Bonaccorti arriva alla televisione dopo un percorso articolato che passa dal teatro, dal cinema e dalla radio. Ma è il piccolo schermo a darle la vera consacrazione popolare. L'esordio televisivo avviene nel 1978, quando la Rai le affida la conduzione de “Il sesso forte”, un gioco a premi che intercetta con intelligenza e ironia il clima di cambiamento del Paese. È un debutto che colpisce per la sua naturalezza: Bonaccorti non imita nessuno, non alza la voce, non forza il ruolo. Si presenta per quello che è, una donna colta, ironica, capace di stare davanti alla telecamera senza artifici.

Dopo alcune esperienze di conduzione e la partecipazione a programmi di intrattenimento, il vero salto avviene nei primi anni Ottanta. Nel 1983 diventa uno dei volti centrali di “Italia sera”, il primo preserale di Rai 1. Il programma segna una svolta nel modo di fare televisione: informazione, attualità, costume e cronaca si mescolano in una formula nuova, più discorsiva, più vicina al pubblico. Bonaccorti, inizialmente affiancata da Mino Damato e poi da Piero Badaloni, si impone come una presenza autorevole ma mai rigida, empatica senza essere compiacente. Il successo è immediato e viene certificato dal Telegatto, ma soprattutto dall'attenzione quotidiana di milioni di spettatori.

Nel 1985 arriva il momento che la consegna definitivamente alla storia della televisione italiana: “Pronto, chi gioca?”. Dopo l'addio di Raffaella Carrà, passata a Canale 5, la Rai le affida uno dei programmi più delicati del palinsesto. La scommessa è rischiosa, ma vinta. Bonaccorti porta il quiz a risultati d'ascolto che superano ogni previsione, trasformandolo in un appuntamento fisso per il pubblico del mezzogiorno. La sua conduzione è diretta, colloquiale, mai urlata. Sa ascoltare, improvvisare, gestire la diretta con sicurezza. Arrivano un Telegatto e l'Oscar Tv come personaggio femminile dell'anno, consacrandola come uno dei volti simbolo della Rai degli anni Ottanta.

Nel 1987, in un clima di forte tensione interna all'azienda, decide di lasciare la Rai. Il passaggio alla Fininvest si inserisce nella grande “campagna acquisti” voluta da Silvio Berlusconi, che porta sulle reti commerciali alcuni dei volti più noti del servizio pubblico. Per Bonaccorti è l'inizio di una nuova fase. Conduce “La giostra” e “Ciao Enrica”, ma il vero rilancio arriva nel 1988 con “Cari genitori”, quiz dedicato alle famiglie che diventa uno dei programmi più seguiti del preserale di Canale 5. Lo conduce per tre edizioni, confermandosi capace di parlare a un pubblico ampio e trasversale, senza perdere credibilità.

Nel 1991 inaugura la diretta televisiva di Canale 5 con la prima edizione di “Non è la Rai”, nell'ambito della quale si ricongiunge con Gianni Boncompagni e Irene Ghergo (già regista e autori di “Pronto, chi gioca?”). È un programma destinato a diventare un fenomeno generazionale, ma in quella fase iniziale porta chiaramente l'impronta di Bonaccorti: più controllo, più struttura, un'impostazione che guarda ancora al varietà classico. Resta alla guida per un'intera stagione, conducendo anche speciali e spin-off, prima di lasciare il programma l'anno successivo.

Gli anni Novanta la vedono protagonista di altri varietà e appuntamenti di prima serata, tra cui “Vota la voce” e “Canzoni spericolate”, oltre a numerose presenze come conduttrice di eventi e programmi speciali. Parallelamente rafforza il suo rapporto con la radio, mezzo che le permette una maggiore libertà espressiva e che le regala alcuni dei riconoscimenti più importanti della carriera.

Parallelamente cresce il suo impegno in radio e nella scrittura giornalistica. Torna a “Chiamate Roma 3131” (1997-98), programma storico di Rai Radio 2, vincendo premi e riconoscimenti, e diventa editorialista per testate come Noi donne, Sette del Corriere della Sera e Oggi, per cui realizza anche un lungo reportage dal Ruanda. Un lavoro lontano dai riflettori, ma centrale nella sua identità.

Dal Duemila in poi Bonaccorti affianca alla televisione una nuova stagione creativa: il teatro, la radio quotidiana, la narrativa. Pubblica romanzi, conduce per anni “Tornando a casa” (2007-2012) su Rai Radio 1 e torna sul palcoscenico con testi impegnativi. Nel 2018 riceve il Microfono d'oro alla carriera, riconoscimento alla sua lunga fedeltà alla parola parlata.

Negli ultimi anni, tra libri, apparizioni televisive e un ritorno al cinema con Una relazione di Stefano Sardo presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2021, la sua figura assume un tono più intimo e riflessivo. Nel 2020 rivela di soffrire di prosopagnosia, la difficoltà a riconoscere i volti, raccontandola senza vittimismo. Nel 2025, a quasi 76 anni, rende pubblica la malattia più dura: un tumore al pancreas, affrontato con la stessa franchezza che ha sempre caratterizzato il suo rapporto con il pubblico.

Enrica Bonaccorti resta così: una professionista che ha abitato la televisione senza lasciarsi definire solo da essa. Dietro il volto popolare c'è una storia fatta di scrittura, rischio, autonomia e parola. Ed è forse questa, più della fama, la sua eredità più duratura.

adnkronos/pam