Evitare lo scacco matto all’agricoltura varesina e lombarda. È il grido dei coltivatori e degli allevatori che da tutta la regione si sono ritrovati in migliaia sotto il Pirellone a Milano, per far sentire la propria voce e indicare alle istituzioni le priorità di intervento: dalla lotta alla burocrazia a quella contro le pratiche sleali, dal sostegno alle filiere in crisi alla valorizzazione del cibo locale, dal controllo della fauna selvatica alla difesa della terra fertile.
Tra le delegazioni arrivate da tutta la Lombardia anche quella della provincia di Varese, con centinaia di agricoltori scesi nel capoluogo lombardo per portare all’attenzione delle istituzioni le difficoltà che vive il settore primario sul territorio. A guidare la delegazione varesina il presidente di Coldiretti Varese Pietro Luca Colombo e il direttore Rodolfo Mazzucotelli.
“Una mobilitazione importante – sottolinea il presidente Colombo – perché gli agricoltori chiedono risposte concrete. Servono meno burocrazia, più tutela del reddito agricolo e regole chiare per contrastare la concorrenza sleale dei prodotti importati dall’estero che non rispettano gli stessi standard richiesti alle nostre imprese”.
“È fondamentale – aggiunge il direttore Mazzucotelli – che le istituzioni ascoltino le istanze che arrivano dal mondo agricolo. Servono interventi concreti per sostenere le filiere in difficoltà, garantire una gestione efficace della fauna selvatica e valorizzare il lavoro delle aziende agricole che rappresentano un presidio essenziale per il territorio”.
“La mobilitazione di oggi – prosegue il presidente di Coldiretti Varese – arriva in un momento particolarmente delicato per il settore. La crisi mediorientale, oltre a rappresentare un dramma umano, porta con sé il rischio di un nuovo shock energetico che potrebbe avere ripercussioni pesanti sui costi di produzione delle aziende agricole”.
Il conflitto tra Usa, Israele e Iran – si evidenzia – minaccia infatti di replicare quanto accaduto con la guerra in Ucraina, con il balzo alle stelle dei principali fattori di produzione che, dopo quattro anni, restano sensibilmente più alti, dal +49% dei fertilizzanti al +66% per l’energia.
I primi effetti della nuova guerra in Medio Oriente si vedono già nel repentino aumento del prezzo del gasolio agricolo, che in pochi giorni ha registrato un aumento tra i 40 e 45 centesimi al litro, proprio alla ripresa dei lavori nelle campagne. Una situazione che ha spinto Coldiretti a presentare a livello nazionale un esposto in Procura con la richiesta di accertare eventuali responsabilità su possibili manovre speculative.
La difficile congiuntura internazionale rischia di dare il colpo di grazia alle imprese agricole già colpite dalla concorrenza sleale delle importazioni selvagge dall’estero, con prodotti di bassa qualità coltivati con sostanze vietate in Europa e che rischiano anche di essere italianizzati grazie a una minima lavorazione sfruttando l’attuale normativa comunitaria. Per questo tra le priorità di intervento indicate dagli agricoltori c’è la richiesta di abolire la regola dell’origine del codice doganale che, con il “trucco” dell’ultima trasformazione, rende made in Italy un prodotto straniero. Accanto a questo è importante promuovere e valorizzare il cibo locale anche all’interno delle mense scolastiche e ospedaliere.
Le importazioni selvagge dall’estero esercitano poi una pressione al ribasso sui prezzi pagati nei campi, con diversi comparti che già oggi si trovano a dover lavorare sottocosto: dal grano al mais, dal latte ai suini. Tra le istanze avanzate dagli agricoltori anche la creazione di un fondo regionale per le filiere in crisi e la richiesta di garanzia dei ristori sui danni indiretti dovuti alle emergenze, come quella della Peste Suina Africana o dell’aviaria.
Un’altra minaccia per le aziende agricole è rappresentata dal cambiamento climatico. Negli ultimi quattro anni gli effetti di eventi meteo estremi, come siccità o alluvioni, hanno provocato all’agricoltura italiana danni per oltre 20 miliardi di euro. Da qui deriva la richiesta di rafforzare le polizze assicurative agevolate.
Continui danni diretti e indiretti sono poi provocati dalla diffusione incontrollata degli animali selvatici che devastano pascoli, distruggono raccolti, assaltano greggi, sono veicoli di infezione e causano anche incidenti, sia nei campi che sulle strade. Una corretta gestione di questi animali non è più rimandabile. In diverse aree montane la situazione è talmente grave che gli agricoltori, stanchi di denunciare e ricevere indennizzi in ritardo e sottostimati rispetto al danno, arrivano in alcuni casi a pensare di abbandonare l’attività.
Sulla continuità del lavoro nei campi pesano anche una burocrazia eccessiva, che ogni anno sottrae alle aziende 100 giornate di lavoro, e la giungla dei controlli con enti diversi che verificano le stesse cose. Gli agricoltori chiedono una vera semplificazione, la piena operatività del SuperCAA e l’attuazione del Registro Unico dei Controlli.
Infine la difesa della terra fertile con un argine al consumo di suolo è da tempo una delle priorità per l’agricoltura lombarda. Una necessità che diventa ancora più pressante di fronte al moltiplicarsi di richieste di grandi impianti fotovoltaici a terra. Il rischio, con il moltiplicarsi di iniziative che poco o nulla hanno a che vedere con l’agricoltura, è di spazzare via ecosistemi agricoli che caratterizzano i nostri territori.
Ai tanti problemi irrisolti che le imprese agricole si trovano ad affrontare è stato dedicato anche il flash mob dei giovani di Coldiretti, che sulla scacchiera gigante – allestita in piazza con le minacce all’agricoltura – hanno depositato simbolicamente i prodotti di campi e stalle insieme agli attrezzi del lavoro in cascina, ormai quotidianamente a rischio di sopravvivenza.