Storie - 08 marzo 2026, 19:46

La famiglia, il destino e la libertà: così Roger Zanesco attraversa il tempo e sprona i giovani

Un nonno mitico, l'emigrazione, la giovinezza e una pianta muta testimone: alla fine, sono l'amore e la gratitudine a vincere. Così l'ex dirigente tessile di Busto ha pubblicato un libro che emoziona

Tanti volti, un'identità quella di Roger Zanesco, classe 1950, ex dirigente tessile, consigliere comunale negli anni Novanta e fondatore di Aeroporti lombardi. Quella che sta alla radice della sua vita e che ha deciso di condividere in un libro: la famiglia, le epoche che la attraversano, un destino che a un certo punto sembra essere scritto, eppure sono l'amore e la gratitudine a vincere. Un libro che è tanto intimo quanto coraggioso.

"All'ombra del càrpino" è una storia pubblicata con uno pseudonimo, Hans Zarpetti, in Youcanprint. Si afferra un filo che - spiega il bustese - parte dai 18 anni ai giorni nostri e viaggia a ritroso nel tempo. Prima ancora, si sofferma sul mitico nonno, emigrato negli Stati Uniti nel 1913: l'arrivo a Ellis Island accanto al cugino che, febbricitante, verrà respinto, una pagina in cui si rispecchiano tanti italiani nel secolo scorso.

A sua volta, è nato in Francia Roger e a un anno è venuto in Italia, abitando prima in Veneto: quindi ha frequentato parte delle scuole a Busto e ancora ha varcato il confine regionale. 

Sono descrizioni che viaggiano nel tempo e parlano alle nuove generazioni. Perché le difficoltà, le incertezze, le sofferenze hanno accompagnato ogni fase dell'umanità. Ciascuno può sempre fare la differenza. E anche quando avverti il peso sul cuore, il tempo assieme alla capacità di ascoltarsi può portare a guarire le cicatrici rimaste.

Tanti chiudendo gli occhi si ritroveranno in alcune atmosfere del passato, vissute o rievocate. «Quando guardi indietro  - spiega Zanesco - ti rendi conto che ciò che vivevi ti sembrava normale in quei momenti... io ad esempio andavo a scuola attraverso i campi a piedi per 4 chilometri. Ma anche la vita di campagna...». Il nonno infatti non rimarrà "americano" per sempre, tornerà e acquisirà della terra, costretto dalla moglie in una società in cui le donne erano quelle che davvero tenevano le redini. Avranno un forno che consentirà di mangiare il pane ogni giorno, «cosa così non scontata». Roger ricorda le narrazioni dell'avo «tutte le sere, nella stalla che era l'unico posto caldo». Ma anche il papà e la guerra in Russia, il dramma da lui vissuto tra paura e solidarietà perché «tutti noi dobbiamo tornare da qualcuno», come dice il sergente. La consapevolezza di quanto sia stato aiutato dai contadini russi guiderà in parte la famiglia quando si presenta un soldato tedesco affamato, con il suo cane.  

E ancora il giovane H., l'amore, il servizio militare e quel càrpino muto testimone alla cui ombra si scrive un tragico capitolo. «Tutto quello che è successo potrebbe essere un trafiletto di cronaca in quarta pagina, per noi però non è stato così» sussurra Roger.

Che dedica il libro a sua moglie, «compagna di una vita, per la pazienza e il silenzioso coraggio con cui ha accolto anche il peso del passato, facendone parte della nostra storia». Perché sì, il destino scrive, a volte furiosamente, ma noi teniamo tra le nostre dita una penna di nome libertà, che traccia la nostra risposta, la nostra reazione. 

La nostra strada.

Ma. Lu.